<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163</id><updated>2011-07-28T20:12:49.983-07:00</updated><category term='Merito'/><category term='femminismo'/><category term='Inchiesta'/><category term='Fumetti'/><category term='Privatizzazione'/><category term='Editoriale'/><category term='moratti'/><category term='Medio Oriente'/><category term='Recensioni'/><category term='Innse'/><category term='Università'/><category term='Repressione'/><category term='vaticano'/><category term='capitalismo verde'/><category term='Bologna process'/><category term='Diritto allo studio'/><category term='aborto'/><category term='comunione e liberazione'/><category term='sessismo'/><category term='Rubrica poetica'/><category term='Giovani'/><category term='Libri'/><category term='guerra'/><category term='zingoni'/><category term='ambiente'/><category term='a comunione e liberazione'/><category term='Tasse universitarie'/><category term='Lavoro'/><category term='geopolitica'/><category term='Storia'/><category term='Mensa'/><category term='Spazi Sociali'/><category term='Solidarietà'/><category term='Economie'/><category term='Ecologia'/><category term='zingonia'/><category term='ghetto'/><category term='Baroni'/><category term='Palestina'/><category term='migranti'/><category term='Onda'/><category term='Tagli'/><category term='Denunce'/><category term='Viaggio'/><category term='formigoni'/><category term='a2a'/><category term='criminalità'/><category term='Osservatorio sul mondo'/><category term='genere'/><category term='Stragi'/><category term='Arte'/><category term='biocarburanti'/><category term='osservatorio sull&apos;università'/><title type='text'>Sottotraccia</title><subtitle type='html'>Sottotraccia: Libera rivista universitaria della Statale di Milano</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>41</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-8296683556650084836</id><published>2010-05-15T11:48:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:49:42.752-07:00</updated><title type='text'>E' usicto il N 3 di Sottotraccia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/S-7skuTsJHI/AAAAAAAAABw/9LwkkyAwPVg/s1600/copertina3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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usicto il N 3 di Sottotraccia'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/S-7skuTsJHI/AAAAAAAAABw/9LwkkyAwPVg/s72-c/copertina3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-151565093479603347</id><published>2010-05-15T11:40:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:41:04.163-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Merito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>Contro il disagio giovanile: una voce comune</title><content type='html'>Sulla condizione giovanile sono stati versati mari d'inchiostro, intere generazioni di sociologi, psicologi, preti (non mancano mai) e giornalisti d'ogni ordine e grado, nel corso degli anni, hanno dato vita allo psicodramma corale del “disagio giovanile”: una sorta di entità astratta in cui si mescolano problemi reali ed immaginari e che detiene il poco invidiabile potere di dissolvere cause reali di problemi concreti nella mistica dei turbamenti (post) adolescenziali.&lt;br /&gt;Ad onor del vero l'immagine che emerge dalle interviste ricalca molti tratti essenziali di rappresentazioni ben più quotate quali quella dello IARD, sostanzialmente i giovani vengono immaginati e quindi si immaginano  come una massa amorfa senza particolare solidarietà generazionale, azzerata culturalmente sui valori della famiglia e dell'edonismo personalistico e che prova a tirare a campare in un eterno “presente liquido” la cui mitologia, fruibile in tutte le stagioni, diventa particolarmente utile per tagliar corto, liquidando una seria ricerca delle cause dell'immobilità generazionale nel bel paese. In effetti quello che colpisce dalle interviste non é tanto quanto l'immaginario dei giovani sia stato colonizzato dai discorsi fatti (da altri) su di loro, quello è relativamente normale, visto che gli unici “autorizzati” ad esprimersi sui turbamenti esistenziali della gioventù del bel paese hanno da tempo superato gli “anta”; quello che merita di essere osservato è l'impossibilità di individuare una causa: esiste una percezione di un disagio reale, diffuso, che indubbiamente si attesta su una linea generazionale (oltre che ovviamente di genere, di classe, di eredità etnica) ma tutti i discorsi su questo “male oscuro” non riescono ad individuarne le cause politiche e strutturali. Facciamo un esempio concreto;  tutti i ragionamenti sulla precarietà, sulla dipendenza dal nucleo familiare trascurano un fatto fondamentale ovvero il fatto che si sta discutendo della condizione giovanile in un paese che, allo stato attuale, non ha alcuna politica di welfare per i giovani e questo è completamente ignorato dai giovani stessi, debitamente addestrati a considerare normale una situazione profondamente anormale. In Italia l'istruzione costa cara, non si può dire lo stesso di Germania e Francia, in Italia non esiste una politica per il sostegno alle giovani coppie o all'impiego femminile che in Spagna o nei Paesi Scandinavi è una realtà affermata da tempo, per intenderci e restare nel concreto consideriamo che i paesi Ocse spendono mediamente il 2.3% del Pil per servizi alle famiglie, la Francia spende circa il 3.8%, il Regno Unito circa il 3,6% Germania circa il 3%,  l' Italia arriva a stento all'1.4%. Per rincarare la dose serve scartabellare un po’ di dati sulla disoccupazione: la disoccupazione giovanile in Italia si attesta sul 27% circa (dati Istat 2010), in pratica un lavoratore su quattro, fra i 15 ed i 24 anni è disoccupato, il tasso di disoccupazione giovanile è triplo rispetto a quello globale (circa 8-9%) e  a fronte di tutto questo lo stato italiano spende lo 0,5/0,6 % (sempre in punti Pil) per sostenere chi perde un lavoro, diversamente dal la Francia che, pur avendo un tasso di disoccupazione simile, spende il 1,7% mentre  i paesi scandinavi superano il 2%. &lt;br /&gt;Tutto questo diventa ancora più grottesco se consideriamo che, se si parla di pensioni, le cifre sono ben altre  infatti, dopo l'Austria, l'Italia è il paese che più spende in welfare per i pensionati (11%). &lt;br /&gt;Di questo stato di cose non v'è alcuna consapevolezza, si dibatte di “questioni giovanili” in termini esclusivamente morali quando il problema ha contorni assolutamente materiali e reali: i giovani sono i meno tutelati dallo stato sociale, se ottengono qualcosa è solo attraverso il tramite della famiglia, essi sono anche i più colpiti dal fenomeno del precariato, infatti nel 2008 c'erano circa tre milioni di precari, che nel 60% dei casi avevano meno di 35 anni. A fronte di tutto questo,  parlare di questioni culturali e del solito stereotipo dell'italiano mammone è pura disinformazione in cui, ahimè, i giovani cascano con tutte le scarpe. Non che manchi la volontà di cambiare qualcosa, forse manca un reale progetto, ma il problema più grave rimane il fatto che  esprimersi in termini di “merito”, di “cervelli in fuga”, di “inerzia” o “voglia di sbattersi”, di “professionalità” o di riformette inciuciste significa voler partecipare -e magari “vincere”- presso  un tavolo da gioco ignorando il fatto che le regole siano profondamente truccate  ed è proprio questa ingenuità che non deve essere  più perpetuata, soprattutto perché questo equivoco è chiarissimo ai centri di potere e viene spesso utilizzato ad arte per creare legittimità attorno a progetti politici allucinanti. &lt;br /&gt;La riforma dell'università? Ma va ovviamente nel miglior interesse dei giovani, poco importa se consiste solo in tagli perché  sono tagli fatti per il sacro “merito”. Le riduzioni delle pensioni o il prolungamento dell'età pensionabile ? Ma anche queste cose sono per i giovani, poco importa anche qui se nel paradossale stato attuale il welfare per i genitori rappresenta una importante fonte di reddito per i loro discendenti: quanti studenti fuori sede sono mantenuti da mammà che (se va bene) gode di un impiego a tempo indeterminato ? O dalla pensione di papà ? Quanti lavoratori precari, magari ultratrentenni, necessitano della tutela genitoriale per accendere un mutuo immobiliare ?&lt;br /&gt;Ma questo squallido cinismo non è esclusiva del liberismo targato Pdl dato che anche la cosiddetta opposizione ci mette del suo: non è forse nell'interesse dei giovani che si sventola il “contratto unico” neanche fosse la sindone il giorno dell'ostensione?  Anche qui poco importa che sia una riedizione all'italiana del CPE francese e che la sua genesi provenga dallo stesso brodo di cultura “progressista” che ci ha regalato meraviglie come il pacchetto Treu; l'importante è che sia per i giovani. &lt;br /&gt;E, per la cronaca, pure il pacchetto Treu o la legge 30 erano “per i giovani”: la flessibilità non avrebbe forse dovuto favorirli? Negli scenari utopici rivendutici in quel del 1997 i giovani avrebbero finalmente potuto armonizzare vita, studio e lavoro grazie all’ingresso della flessibilità la quale ci veniva rivenduta come una conquista generazionale: basta con la noia del lavoro stabile, sarebbe stato possibile saltabeccare da una “esperienza” ad un’altra, in un mondo fatato di prosperità, completamente avulso dal reale. E che dire delle giovani donne  magicamente libere, grazie alla flessibilità, di conciliare maternità e lavoro ?&lt;br /&gt;Ironia a parte, tutto questo sproloquio vorrebbe servire a rilevare quanto il concetto di “disagio generazionale” rappresenti uno strumento per l'alienazione reale dei giovani, comodamente disponibile a qualsiasi centro di potere, un raffinato artificio che con la stessa mossa priva i giovani di voce e parla a loro nome, millantando di farlo per il loro stesso bene, come se fossero animali in via di estinzione. E' in nome dei giovani quindi o, più concretamente, sulla pelle dei giovani che si possono giocare le lotte di potere fra le varie cordate del liberismo tricolore, ciascuna intenta a mobilitare i poveri giovani affranti e derelitti per far passare l'ennesimo pacchetto legge o l'ennesima riforma peggiorativa dell'esistente. Al di là di tutta la “fuffa” finora delineata, la realtà è quella di un sistema che, con felice intuizione, Banfield definisce “familistico amorale”, in cui le mobilitazioni di solidarietà universali e le “meravigliose sorti e progressive” del riformismo liberista nascondono il solito trucco patriarcale di negare diritti in pubblico ai figli degli altri, per poi poterli munificamente concedere in privato alla propria prole. Se il mercato del lavoro è bloccato, in realtà non c'è nessun problema, c'è sempre quell'amico di Papà (forse); se non si riesce ad aprire un mutuo ci sono due generazioni di pensioni pronte a fare da garanzia (forse), in questo modo ciò che dovrebbe essere un diritto da rivendicare viene magicamente trasformato in un privilegio da mendicare e si finisce vilipesi e sfruttati non una ma due volte. C'è da dire che, a voler essere acidamente franchi, i giovani accettano di buon grado la pratica della mendicità dei diritti; non tanto per qualche difetto caratteriale o antropologico, non tanto per quell'oscena banalità che vuole ogni generazione più “molle” di quella che la ha preceduta, quanto per il fatto che i processi di precarizzazione degli individui e del corpo sociale sono stati, in primo luogo, altrettanti progetti di distruzione di tutti quegli artefatti sociali o culturali che potevano essere utile per pensarsi come corpo collettivo autonomo ed indipendente.&lt;br /&gt;Il quadro non è certo roseo  ma per uscire dal pantano è necessario definire i tratti della crisi, molti dei quali hanno a che fare con le difficoltà di questa generazione a parlare come una voce unica e anziché ostaggio dei giochi di potere.&lt;br /&gt;Decisamente non compete a questo articolo individuare una via di fuga o un percorso corretto per uscire dall'impasse generazionale ma un'osservazione è necessaria: qualunque percorso rivendicativo, qualunque modo di ribaltare il tavolo truccato dovrà essere frutto di una riflessione autonoma di chi in precedenza è stato ridotto al silenzio. L'uscita da una posizione di subalternità  quasi feudale avverrà solo se si riuscirà a comprendere che il proprio  benessere ed il proprio futuro individuale dipendono dalla capacità di avanzare rivendicazioni pubbliche e collettive, dalla capacità di difendere e creare nuovi diritti comuni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-151565093479603347?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/151565093479603347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/contro-il-disagio-giovanile-una-voce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/151565093479603347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/151565093479603347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/contro-il-disagio-giovanile-una-voce.html' title='Contro il disagio giovanile: una voce comune'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-5091741727550529754</id><published>2010-05-15T11:09:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:10:21.820-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Merito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>L’editoriale: Una questione giovanile?</title><content type='html'>“Sfigati” che fanno lavori precari, svogliati, bamboccioni, consumatori passivi di divertimenti notturni, ma anche speranza di rinnovamento e preziosi cervelli che, non avendo spazio in Italia, fuggono all’estero, ecco alcuni dei frammenti che compongono l’immagine di questa generazione. Quanto c’è di vero in questo? Sono banali stereotipi o semplici verità? Un tratto che accomuna queste rappresentazioni è l’idea di una generazione senza futuro, che il futuro non vuole prenderselo. Sentiamo che c’è qualcosa di vero. Chi ha vent’anni oggi fa parte di una generazione che, dopo quarant'anni in cui la piena occupazione era obiettivo politico e il lavoro garantiva l’accesso al welfare state, anche se ha un impiego non ha la sicurezza di mantenerlo e con esso tutti i diritti che vi erano associati. Si tratta anche della prima generazione che accede alla società con un ragguardevole peso sulle spalle: il ricatto dei prestiti e dei mutui, il debito delle finanze pubbliche e di quelle private, a cui si aggiunge il conto salato dell’ultima crisi. In Italia tutto questo è aggravato da un mobilità sociale pressoché inesistente: i vecchi non lasciano il cadreghino, e quando muoiono è già prenotato da amici, parenti e “leccaculo”. &lt;br /&gt;L’emergenza di una questione generazionale è sotto gli occhi di tutti. Sembra in parte riconducibile a delle precise scelte politiche volte a governare le modificazioni dei processi produttivi: la soppressione della scala mobile nel luglio 1992, la revisione degli assetti contrattuali del 1993, l’introduzione del lavoro interinale e dei contratti atipici con la l. 196/1997 (pacchetto Treu) e la loro revisione con la l. 30/2003 (legge Biagi) e da ultimo l’accordo separato del 2009; tutto questo ha portato ad un mercato del lavoro frammentato, in cui i giovani pagano il prezzo peggiore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mercato del lavoro &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo problema che un giovane incontra al suo ingresso nel mondo del lavoro consiste nell’ottenimento di un contratto e quindi di un livello minimo di garanzie. A questo si aggiungono le tante possibili (e tra loro molto diversificate) tipologie di accordo con il quale viene assunto.&lt;br /&gt;Questo ingresso avviene però di default con contratti che riassumono, con sfaccettature differenti, il concetto di precarietà. La suddetta non è necessariamente un male per un ragazzo sedicenne che necessita di una parziale indipendenza economica e non avrebbe le possibilità per assicurare una costante presenza all’interno di un luogo di lavoro. Ma, in generale, per il mondo dei giovani la precarietà si traduce in una impossibile progettazione del futuro e della vita sia su basi sia su tempi solidi.&lt;br /&gt;Il rischio, che ormai si è purtroppo quasi tramutato in realtà, è quello della frammentazione del mercato del lavoro in due macroaree, con da una parte i lavoratori in possesso di contratti di lavoro a tempo indeterminato che cercano di difendere la loro categoria e hanno strumenti per preservarla dai rischi del mercato e dall’altra i loro figli, senza tutele o garanzie.&lt;br /&gt;Nei box sottostanti sono riassunti i rischi e le tutele a cui vanno incontro i giovani per semplificare loro il quadro normativo, nel momento della scelta di tipologia contrattuale da stipulare.&lt;br /&gt;Oltre a ribadire l'esistente può essere interessante elencare alcune proposte di riforma del mercato del lavoro fra le più famose. &lt;br /&gt;La prima proposta potrebbe essere quella di una restrizione delle quote di personale precario sulla percentuale totale della forza lavoro, scritte e normate nei CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro), rispetto a quelle attualmente vigenti. &lt;br /&gt;Per essere efficace questa proposta dovrebbe ragionare  non solo sulle quote di personale, ma anche sulla quantità di contratti precari annualmente stipulati, allo scopo di riuscire a vincolarli alla trasformazione in contratti a tempo indeterminato. &lt;br /&gt;Un’ altra ipotesi di riforma potrebbe essere l’individuazione di limiti e/o regole di stabilità occupazionale  per le esternalizzazioni di rami d’azienda, facendo sì che non vi sia un peggioramento delle tipologie contrattuali dei nuovi “assunti”.&lt;br /&gt;Per quel che concerne il passaggio dal mondo dei senza garanzie a quello dei garantiti, una delle proposte che ha ricevuto più visibilità é quella di Boeri il quale ipotizza un percorso che, partendo dall'ingresso in azienda (con un contratto a tempo determinato) porti gradualmente (con scatti ascendenti semestrali) all'equiparazione sia contrattuale che di diritti con i lavoratori a tempo indeterminato. L' idea che ispira questa proposta è quella di affiancare la salvaguardia dei diritti dei “già inseriti” ad un percorso di reali acquisizioni da parte dei “nuovi entrati”.&lt;br /&gt;Ad onor del vero quest'ultima proposta rimane ancora controversa e dibattuta; è di pochi giorni fa un’intervista rilasciata al Manifesto da parte del sociologo Luciano Gallino che equipara il contratto unico al CPE francese e sostiene che potrebbe ulteriormente aggravare le cose, “spalancando una porta d'oro alla flessibilità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mobilitazione e apatia… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovare una risposta univoca alla domanda: “Chi sono i giovani d'oggi?” presuppone l'analisi di una serie pressoché infinita di scenari.&lt;br /&gt;Il nostro Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, dall'alto della propria statura morale, ha più volte tuonato affascinanti iperboli a proposito, definendoci, senza mezze misure, “guerriglieri” e “bamboccioni” (Padoa-Schioppa  docet).&lt;br /&gt;Bambocci perché, incapaci di mantenerci economicamente durante gli studi superiori, in quest'Italia satura di generalismo ed invocante una classe lavoratrice specializzata da inserire nei propri quadri, ci si trova a dipendere per forza dal borsellino di mamma e papà. &lt;br /&gt;Ma contemporaneamente anche disonorati guerriglieri: l'espressione del dissenso durante L'Onda è stata intollerabile, una sorta di anti-prosopopea socratica, insomma, un netto, ingrato e disgustoso sputo nel piatto gentilmente concessoci.&lt;br /&gt;Guardando oltremare, poi, nel Nuovo Continente, troviamo Thomas Friedman, opinion-leader americano e vincitore di tre Premi Pulitzer, che, in un editoriale del New York Times ha etichettato i giovani come una massa informe di apatia e disinteresse, “too quiet, too online, for its own good, and for the country's own good”, incapaci di indignazione e coscienza sociale.&lt;br /&gt;“O tempora, o mores!”, insomma, come cornice generica all'opinione maggiormente condivisa.&lt;br /&gt;Ma torniamo a noi, con un esempio concreto. La crisi dell'Istruzione Italiana, con i suoi angoscianti dati, è diventata quasi una routine surreale, un normale argomento di discussione, un tremendo cliché: eppure le piazze, riempitesi per un semestre, si sono presto svuotate e tuttora restano silenziose, nonostante il problema sia rimasto, reale, a governare le vite degli studenti.&lt;br /&gt;Dati alla mano: il Fondo Unico d'Ateneo, diviso in CU (Contributi Universitari) e FD (Fondo Potenziamento Didattica) è calato del 50% rispetto al 2007. &lt;br /&gt;Se i giovani sono i protagonisti è altrettanto vero che è sulle loro spalle che si sta marciando a colpi di decreto-legge, ma tutto questo non sembra turbare nessuno; si pensa : “cosa potrà mai cambiare? Il sessantotto c'è già stato”, continuando a lamentarsi immobili, sorseggiando caffè davanti alle macchinette delle facoltà. &lt;br /&gt;Se esiste una colpa generazionale allora questa è quella della rassegnazione, una sorta di timore anti-darwiniano  verso il tentativo, il miglioramento, la sfida, che poi non è nient'altro che un modo per essere vecchi e stanchi ancor prima di cominciare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;… Contro nuove possibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1991 Robert Reich, ministro del lavoro durante l’amministrazione Clinton, pubblica The Work of Nations, un contributo interessante nell’analisi del lavoro immateriale nell’epoca postfordista. Reich definisce il lavoro immateriale come la capacità di “manipolazione dei simboli”. Da allora gli studi economici sulla natura e le potenzialità del lavoro immateriale sono aumentati in modo esponenziale. Uno degli elementi che risulta ancora controverso è la sua valutazione in termini di profitti per le aziende. Queste vedono un ritorno economico dei loro investimenti solo sulla base dei consumi all’interno dei contesti socio-culturali in cui operano. La consapevolezza che questo tipo di sistema economico non si basa esclusivamente sulla formazione culturale dei propri lavoratori ha spinto le aziende ad investire sempre di più nella cultura e nella creazione di immaginario, basta guardare alla presenza pressante delle aziende all’interno della Università e delle Accademie. Gli studenti sono mantenuti in uno stato di formazione perenne che si protrae per anni, nell’attesa di essere inseriti in un mercato del lavoro che, comunque, non riuscirebbe ad assorbire una richiesta lavorativa così alta; questo permette di avere un largo bacino di consumatori e produttori (definiti da Toffler “prosumer”) di conoscenza e del sapere che, effettivamente, garantiscono la sopravvivenza delle aziende. In uno scenario come questo però si dimentica un’importante effetto collaterale: se le aziende riescono ad avere un ritorno economico nel breve periodo, nel medio e nel lungo periodo questo modo di fare porterà all' inaridimento del contesto socioculturale in cui le stesse imprese si inscrivono. Un esempio lampante è il progressivo allontanamento dello Stato dall’investimento nella ricerca e nella sperimentazione, a favore degli interessi formativi delle aziende. C’è  tuttavia un enorme difetto nell’analisi di Reich: considerare il lavoro immateriale solo come “manipolazione dei simboli” esclude una serie di componenti fondamentali e determinanti anche sul piano della resistenza ad un sistema che ci vorrebbe tutti prosumer della conoscenza. Il lavoro immateriale è anche e soprattutto un complesso sistema comunicativo-relazionale basato sui desideri di singoli individui che però sono membri di una collettività. Partire dai desideri per arrivare a recuperare le relazioni tra i singoli è un elemento fondamentale e questo può avvenire attraverso l’utilizzo della conoscenza e dei processi comunicativi di cui tutti deteniamo i mezzi di produzione. In un sistema così debole perché basato esclusivamente sulla astrazione ed elaborazione dei simboli è possibile recuperare tutta la materialità della produzione attraverso strumenti la cui proprietà è nostra. Nel XIX secolo i luddisti si organizzarono nella creazione di un immaginario che arrivasse alla distruzione della macchine. Nel 2010 lo stesso spirito luddista può essere recuperato all’interno dei processi di comunicazione, utilizzando gli stessi strumenti che portano guadagno e profitto per le aziende per garantirci sapere libero e conoscenza svincolata dal potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo Speciale abbozzeremo una ricostruzione della figura sociale del “giovane”. Ci sembra opportuno premettere che l’idea di uno stato intermedio fra l’infanzia e l’età adulta si è sviluppata relativamente tardi, durante il periodo dei “30 gloriosi” (‘50-‘70), ed è tuttora un concetto in mutamento ed espansione. Basti solo considerare che, a differenza di come avveniva pochi decenni fa, oggi si è giovani anche a quarant’anni. Potremmo scrivere enciclopedie cercando di ricostruire il più fedelmente possibile la condizione oggettiva di questa generazione. Ma forse non ne vale neanche la pena. Sappiamo fin troppo bene che se alla condizione oggettiva non corrisponde la percezione soggettiva di tale condizione, allora ben pochi cambiamenti sono possibili. Abbiamo quindi scelto di dare parola ai “giovani”, di lasciare che si raccontino, che dicano chi sono, cosa fanno, cosa vorrebbero cambiare, quali sono le loro aspettative … insomma, esiste una comune percezione soggettiva tra persone che niente hanno a che fare tra di loro per capitale culturale, sociale e economico? Esiste una “questione generazionale”? La si può delineare a partire dai racconti e dalle esperienze di chi la vive? E’ sempre più urgente e necessario iniziare a tracciare le prime pennellate di questo affresco. E’ arrivata l’ora di cominciare ad autonarrarci. Perché la nostra è anche una scommessa politica. Che si gioca a partire dai desideri e dai bisogni di noi giovani, e non dalle provocazioni dei neoliberisti di destra e di sinistra che, dopo aver ipotecato il futuro della nostra generazione, vogliono attaccare ulteriormente i redditi e il welfare state vaneggiando di meritocrazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-5091741727550529754?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/5091741727550529754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/leditoriale-una-questione-giovanile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/5091741727550529754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/5091741727550529754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/leditoriale-una-questione-giovanile.html' title='L’editoriale: Una questione giovanile?'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-6771118218621054557</id><published>2010-05-15T11:08:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:09:13.575-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Viaggio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Palestina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medio Oriente'/><title type='text'>Racconti di viaggio: this is my heart</title><content type='html'>Tornata dal viaggio in Palestina provo a scrivere qualche riga su questa esperienza. Il foglio è bianco e vorrei riempirlo di indignazione, di rabbia, di condanna ai nostri governi europei, agli Usa. Alla fine decido che ciò che serve è un discorso chiaro, un’analisi storico-politica che tenti di offrire la giusta interpretazione dei fatti a chi legge, che dia l’opportunità di capire come stanno realmente le cose. Perché io le ho viste, devono credermi. &lt;br /&gt;Poi realizzo che di gente che ha la verità in tasca ce n’è tanta (e pure mille volte più convincente di me), e che il massimo che posso fare è trovare un filo logico al groviglio di pensieri che ho portato con me al ritorno da un’esperienza così forte. Il punto è che tutto questo groviglio è ASSURDO e solo provare a parlare della nuda e cruda realtà ha un senso.&lt;br /&gt;Allora chiudo gli occhi e vedo Bil’in, un villaggio palestinese che vive di pastorizia e degli ulivi che crescono sulle sue colline. Queste, però, sono squarciate dal muro (che per ora è ancora allo stato di corridoio di recinzioni e filo spinato). Da cinque anni, ogni venerdì, la gente di Bil’in e di altri villaggi, accompagnata da alcuni internazionali, si reca davanti al muro e protesta, in modo assolutamente pacifico, armata ‘solo’ della determinazione che da 62 anni accompagna il popolo palestinese nella sua instancabile  lotta per la libertà. Il diffondersi della protesta non violenta disturba molto Israele, disturba più di un ragazzo che decide di farsi saltare in aria, convinto che sia sempre meglio vivere il paradiso che ha nella sua testa, e per cui si farà scoppiare, piuttosto che vivere in questo inferno, e che gli resta solo questa scelta per lottare contro l’occupazione. Negli ultimi mesi i soldati israeliani hanno condotto in prigione molti appartenenti e attivisti ai movimenti non violenti che si stanno espandendo, pur con mille difficoltà, in tutta la Cisgiordania e Gaza. In fondo, i kamikaze purtroppo fanno comodo a Israele: come legittimare, altrimenti, la sua lotta per la sicurezza e la sua politica di occupazione militare?&lt;br /&gt;Eyad Burat, leader del movimento di Bil’in, ci accoglie in casa sua, con la generosa ospitalità che ho riscontrato in ogni palestinese che ho conosciuto. Ci presenta così la sua piccola figlia di cinque o sei anni che è tutta intenta a sistemarsi una kefia a mo’di vestito: “this is my heart”. Poi ci mostra un video di una delle manifestazioni del venerdì in cui lo vedo in corteo con in braccio la bambina: aveva portato con sé il suo cuore in quella lotta non violenta per la sua terra rubata. Qualche settimana prima del nostro arrivo, ci racconta, il suo caro amico Bassen era stato ucciso da un proiettile a gas lacrimogeno lanciato dai soldati israeliani al di là della recinzione. Una delle migliaia di vittime di questa politica di oppressione. Usciamo di casa e percorriamo il tragitto consueto delle manifestazioni, dirigendoci verso il muro. Mi fermo dopo pochi passi, non riesco a proseguire. Il mio istinto del ‘vedere fotografare  documentare’ mi ha abbandonata, sopraffatto da un unico pensiero: ‘se vedo qualcos’altro scoppio’. Si è fatta sera ed è ora di tornare sul pullman. Eyad percorre con noi qualche metro e poi ci saluta dicendo “ci rivedremo quando la Palestina sarà libera!”. E’ troppo, scoppio in un pianto silenzioso. Lui, che vive ogni giorno questo inferno, ci crede davvero: allora perché sto piangendo?&lt;br /&gt;Dal finestrino saluto con lo sguardo i bambini di Bil’in che mi sorridono o mi guardano incuriositi. Mi ricordano i bambini con cui ho parlato a Nablus, di fronte una casa ricostruita di recente che qualche anno fa era stata letteralmente rasa al suolo da bulldozzer israeliani. Dentro c’era un’intera famiglia di undici persone, l’undicesima era ancora nella pancia della mamma. E tutta questa devastazione perché? Perché vivevano dove non potevano vivere, perché erano ciò che non potevano essere, palestinesi. Mi ricordano anche i bambini di At-Twani, un villaggio di pastori che ha visto sorgere nella collina di fronte un avamposto israeliano (che è il primo passo per la costruzione di un vero e proprio insediamento). Ogni giorno andando e tornando da scuola i bambini e gli stessi internazionali che li accompagnano per proteggerli rischiano di venire picchiati con catene e bastoni dai coloni dell’avamposto. Mi ricordano le due bambine che passeggiavano a Hebron, città palestinese,  mano nella mano per le vie del Suq, il mercato. Solo una rete protettiva incastrata tra le case impediva all’immondizia lanciata dai coloni insediati nei piani alti delle abitazioni di cader loro in testa.&lt;br /&gt;Il 5 gennaio rientriamo in Israele, diretti all’aeroporto di Tel Aviv. La vita qui sembra aver ripreso a correre sui binari giusti. Niente più checkpoint, con le loro infinite ore di attesa per raggiungere la scuola, l’università, il lavoro; niente più cumuli di terra o blocchi di pietra improvvisati da un giorno all’altro che impediscono di tornare a dormire la sera a casa propria; niente più tornelli per andare a pregare in moschea; niente più militari che ti possono fermare in qualsiasi momento per chiederti cosa stai facendo, insultarti, controllarti i documenti con lentezza esasperante; niente più mancanza d’acqua potabile perché l’insediamento di fronte a casa tua ne ha il controllo e t’impedisce di fruirne; niente più arresti nel pieno della notte di uomini, donne, bambini, non importa; niente più timore che mi tolgano la casa in cui vivo e di finire in un campo profughi… &lt;br /&gt;Era tutto solo un brutto sogno?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-6771118218621054557?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/6771118218621054557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/racconti-di-viaggio-this-is-my-heart.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6771118218621054557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6771118218621054557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/racconti-di-viaggio-this-is-my-heart.html' title='Racconti di viaggio: this is my heart'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-1894654893296207196</id><published>2010-05-15T11:04:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:08:14.325-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubrica poetica'/><title type='text'>Essere poesia a Milano #2</title><content type='html'>Siamo ufficialmente la generazione del fallimento: abbiamo tradito le aspettative di tutti. I nostri genitori ci hanno consegnato il Sessantotto nelle mani e noi l’abbiamo fatto precipitare sul pavimento. Con il dito puntato, ora ci accusano di aver ucciso i loro sogni. Dicono che siamo superficiali, immobili, spudoratamente ignoranti, viziati, amorali, apatici. La coscienza sociale è morta, c'è La Crisi, adesso invece di Togliatti ecco Bersani e si è così bruscamente passati dal coraggio dell'estremismo alla statica mediocrità, causa ed effetto dell'ormai tipica atmosfera nonsense che si respira tra le pagine dei quotidiani. Ed è tutta colpa nostra, delle nostre mani ferme. Noi siamo, generalmente, la gioventù-bue cui bisogna impedire di bere a suon di decreti legge. Nel 1960 Moravia pubblicava “La Noia”, adesso c’è Federico Moccia ad alleggerirci gli animi, prodotto diretto di innegabili richieste di mercato. Abbiamo ucciso anche la Poesia, con i nostri SMS avocalici, le kappa usate a sproposito e la nostra, già citata, impermeabilità. Abbiamo accoltellato Majakovskij, girando altrove lo sguardo mentre si dissanguava in un angolo. Ci accusano di aver perduto “la meraviglia”, nel senso socratico del termine. Tuttavia, personalmente, trovo che questi atti d'accusa siano riduttivi, e  addirittura errati. Noi giovani non siamo colpevoli, siamo soltanto rassegnati, con il capo chino sotto le spalle pesanti. Stiamo stracciando i nostri talenti perché con l'Arte non si mangia e poi “chi vuoi che mi pubblichi, sono figlio di nessuno” (cit.). Stiamo morendo, schiacciati dalla tipica mentalità italiana fatta di raccomandazioni, trucchi, becero clientelismo e abbiamo così poche alternative verso cui girare lo sguardo! “Carpe diem” è diventato imperativo categorico: il passato è così strenuamente difeso da coloro che l’hanno costruito da non permettere nessuno spiraglio ed il futuro è talmente incerto da essere, in ultima analisi, assolutamente non valutabile. Dateci il respiro, quindi, voi che tutto d'un fiato avete viaggiato in aereo, trapiantato un cuore, camminato sulla luna e scalato l'Everest! Siate poi rapidi nella vostra concessione, perché “è questo il modo in cui finisce il mondo / Non già con uno schianto ma con un lamento.” (Eliot, “The Hollow Men”)&lt;br /&gt;Ed ora, voltando pagina per ritornare, forse, ad innamorarci dei papaveri, questa è l'opera di Vittorio. Si intitola, semplicemente, “Mia 33” ed è stata scritta, con violenza poco primaverile, proprio il ventuno di Marzo. Colpisce perché immediata: i versi pungono, vergati con la decisione tipica del rifiuto, dell'umana insofferenza all'umano che urla, sola, nel bel mezzo di una stanza colma di persone.&lt;br /&gt;Netturbini&lt;br /&gt;Universali&lt;br /&gt;Raccoglitori&lt;br /&gt;di spazzatura&lt;br /&gt;analitica&lt;br /&gt;su fogli sprecati&lt;br /&gt;Vergare&lt;br /&gt;righi&lt;br /&gt;di illusioni&lt;br /&gt;di grandezza&lt;br /&gt;in olezzo&lt;br /&gt;di santità&lt;br /&gt;e aspirazione&lt;br /&gt;d'eternità&lt;br /&gt;Torniamo&lt;br /&gt;a scappare&lt;br /&gt;da bionde barbie&lt;br /&gt;dai pantaloni leopardati&lt;br /&gt;dalla vista corta.&lt;br /&gt;Questa rubrica appartiene a chi ci scrive, perciò inviate le vostre opere a: tappetoletterario@libero.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-1894654893296207196?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/1894654893296207196/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/essere-poesia-milano-2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/1894654893296207196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/1894654893296207196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/essere-poesia-milano-2.html' title='Essere poesia a Milano #2'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-327943915277088318</id><published>2010-05-15T11:03:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:04:01.954-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='criminalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economie'/><title type='text'>Criminalità organizzata: dalla lupara al mercato globale</title><content type='html'>Negli ultimi cinquant’anni la criminalità organizzata ha subito una radicale trasformazione, scardinando i vecchi luoghi comuni e le analisi arretrate con cui fino ad oggi si è affrontato il fenomeno; ha saputo costruire un sistema di relazioni capaci di unificare le attività criminali tradizionali e i centri dell’economia legale e del potere politico nelle aree in cui si è radicata.&lt;br /&gt;Dopo aver preso piede nei territori d'origine, in tempi e con modalità (violenza brutale, omertà, estorsioni) ormai note, “le mafie” hanno saputo adattarsi ai mutati scenari, nazionali e internazionali, politici ed economici, sfruttando, ad esempio, il libero mercato e i meccanismi economici della globalizzazione neoliberista a noi contemporanea.&lt;br /&gt;L'idea che le organizzazioni di stampo mafioso allignino là dove c'è miseria e povertà è un'idea antica e altrettanto falsa. Il mafioso vuole due cose: il potere innanzitutto e conseguentemente la ricchezza. E quindi non tratta con i miserabili, tratta con i potenti.&lt;br /&gt;Dalla fine degli anni Cinquanta, sempre più esponenti delle organizzazioni malavitose si stabiliscono, spesso forzosamente, nei centri urbani del nord Italia.&lt;br /&gt;La città che si rivelerà più accogliente sarà proprio Milano, capitale del boom economico e culla della finanza italiota. Qui arriveranno Joe Adonis, mafioso estradato dagli Stati Uniti, che farà fortuna grazie allo sfruttamento dell'industria del divertimento (night club, gioco d'azzardo, prostituzione) e Luciano Liggio, latitante di Cosa Nostra, più avvezzo ai sequestri di persona.&lt;br /&gt;In seguito i confini del Bel Paese non saranno sufficienti a contenere le spinte “espansionistiche” delle organizzazioni criminali: dagli anni Settanta, infatti, la rete dei traffici inizierà a varcare i confini della penisola, sia per il bisogno di fuggire da un controllo legislativo sempre più stringente (quando applicato), sia per la necessità di estendere gli affari in nuovi mercati, dove le loro competenze sono sempre più richieste.&lt;br /&gt;Partendo dalle comunità italiane d’immigrati sparse in molte zone del pianeta, rastrellando attività commerciali e imprenditoriali già presenti, le holding criminali hanno espanso in questi anni la loro azione e il loro controllo, trasformandosi in strutture imprenditoriali che, parallelamente alle attività “tradizionali” (estorsioni, narcotraffico, commercio di armi), hanno accresciuto la capacità non solo di convivere con le istituzioni e lo Stato, ma anche di utilizzare gli strumenti legali dell'economia di mercato per dettare regole e leggi.&lt;br /&gt;Le organizzazioni criminali italiane hanno così superato prima i confini del Mezzogiorno italiano, che un tempo rappresentava la loro roccaforte, poi quelli dell'intera penisola. Ora i capitali legali e illegali nascono e si muovono in tutte le direzioni e vengono accumulati in molti Paesi. &lt;br /&gt;L'innovazione di questa “nuova” criminalità sta, in primo luogo, nell'avere assunto una struttura “complessa” (piramidale, come Cosa Nostra e la cupola, o rizomatica, come le 'ndrine calabresi o i clan campani), in grado di funzionare nonostante la perdita di pezzi importanti dell'ingranaggio; in secondo luogo, nell'aver reso possibile una accumulazione di capitale tale da aver creato un vero e proprio modello alternativo di produzione di merci e ricchezza, ormai parallelo a quello capitalistico tradizionale; infine, nella capacità di adattamento e di influenza decisionale che le organizzazioni criminali dimostrano quotidianamente di avere in qualunque constesto si trovino.&lt;br /&gt;Non è più pensabile ritenere la criminalità un fenomeno marginale e ininfluente, a livello storiografico come politico. È necessario comprendere la rilevanza e l'incisività che il fenomeno riveste sulla scena mondiale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-327943915277088318?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/327943915277088318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/criminalita-organizzata-dalla-lupara-al.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/327943915277088318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/327943915277088318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/criminalita-organizzata-dalla-lupara-al.html' title='Criminalità organizzata: dalla lupara al mercato globale'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-1876713657210093480</id><published>2010-05-15T11:01:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:03:08.133-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ecologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economie'/><title type='text'>Rubrica Ecologica</title><content type='html'>Nel proseguire l’analisi della relazione tra l’ecosistema terra e le società umane, iniziata negli scorsi numeri, ci sembra ora doveroso soffermarci sulla questione dei trend demografici, della loro sostenibilità e delle loro conseguenze.&lt;br /&gt;La questione delle problematiche legate alla crescita della popolazione è già sollevata nel celebre saggio di Thomas Malthus “An Essay on the Principle of Population” del 1798. La tesi di fondo sostenuta da Malthus, e ripresa poi molti anni dopo da Paul Ehrlich nel libro “The Population Bomb” (1968), è che la crescita della produttività agricola non sarà in futuro in grado di tenere il passo con la crescita della popolazione. Nel primo caso, infatti, si tratterebbe di una progressione lineare, mentre nel secondo di una curva di crescita esponenziale. &lt;br /&gt;E’ interessante osservare come le previsioni dei due autori si siano solo in minima parte realizzate: Malthus non aveva tenuto conto della scoperta dei combustibili fossili, motore della rivoluzione industriale, come Ehrlich non poteva prevedere l’enorme crescita della produttività agricola avvenuta con la Green Revolution.&lt;br /&gt;Le lezioni da imparare sono molteplici: gli indici di popolazione sono in fondo solo una delle variabili in gioco, dal valore di per sè scarsamente esplicativo se non sono visti in relazione alla dimensione politica, economica e all’innovazione tecnologica. Sono inoltre dati, quelli relativi per esempio ai tassi di natalità, poco utili in forma aggregata, ma estremamente interessanti se esaminati e comparati a livello regionale.&lt;br /&gt;Questi dati ci mostrano oggi che la maggior parte della crescita della popolazione avviene nei cosiddetti “paesi in via di sviluppo”, mentre l’incidenza demografica del mondo sviluppato crolla progressivamente. Si assiste, in questi paesi ricchi, ad un progressivo invecchiamento della popolazione, fenomeno che colpisce in particolare modo Corea del Sud e Giappone, ma anche Europa e Stati Uniti. Il 2010 sarà inoltre il primo anno nella storia in cui la maggior parte della popolazione mondiale vive in città invece che in campagna. Anche l’urbanizzazione cresce in particolare nei paesi asiatici, africani e sud-americani, con lo sviluppo di enormi agglomerati urbani.&lt;br /&gt;Se, come abbiamo visto, è meglio astenersi dal pronunciare apocalittiche e solenni previsioni di lungo periodo, i ragionamenti di Malthus e Ehrlich non sono tuttavia da rigettare in toto e ci portano ad alcune semplici conclusioni: la prima di queste è che un mondo in cui tutti gli esseri umani godano dell’attuale stile di vita occidentale è fisicamente insostenibile. La capacità ecologica della terra è infatti insufficiente a soddisfare una popolazione mondiale con un consumo pro capite di risorse come quello dell’europeo o dell’americano medio. &lt;br /&gt;La seconda conclusione che emerge è che la legittima pretesa e il perseguimento di una maggiore ricchezza materiale da parte di questa crescente, oltre che assolutamente maggioritaria, parte della popolazione mondiale è in diretta contrapposizione con la ferma intenzione da parte degli stati ricchi di mantenere, ed anzi accrescere, l’attuale livello di sviluppo economico e di conseguenza il consumo di risorse. Ci troviamo, insomma, in un gioco a somma zero in cui i benefici per un attore devono essere per forza bilanciati dalle perdite per un altro.&lt;br /&gt;Le implicazioni sul piano geopolitico, se accettiamo questi presupposti, sono nella direzione di una significativa destabilizzazione dello scenario internazionale, uno scenario in cui all’arcaica divisione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo si sovrappone quella tra paesi industrializzati in rapido invecchiamento (USA, Europa, Giappone), paesi in rapida crescita con una popolazione bilanciata (Cina, Brasile, India, Vietnam) e paesi estremamente giovani con governi ed economie deboli. Con un ulteriore aggravante: l’attuale contesto internazionale fa della competizione economica tra Stati uno dei suoi elementi principali. Tale presupposto renderà molto complicato trovare delle soluzioni in grado di porre la questione della limitazione dei consumi al centro del dibattito pubblico, in quanto le economie in crescita rivendicheranno il diritto di sfruttare i vantaggi ottenuti dalla recente industrializzazione, mentre le economie già consolidate difficilmente rinunceranno ai propri standard di consumo e ai vantaggi accumulati sugli altri paesi. &lt;br /&gt;Un’obiezione verrà, a questo punto, inevitabilmente sollevata: come per Malthus ed Ehrlich, anche questa volta le previsioni si dimostreranno errate grazie allo sviluppo tecnologico e alla crescente efficienza dell’economia, che assicureranno benessere e ricchezza a tutti? E’ questo un tema che ci riserviamo di trattare nel prossimo numero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-1876713657210093480?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/1876713657210093480/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/rubrica-ecologica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/1876713657210093480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/1876713657210093480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/rubrica-ecologica.html' title='Rubrica Ecologica'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-7471914260988881643</id><published>2010-05-15T11:00:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:01:42.420-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='geopolitica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Osservatorio sul mondo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='guerra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medio Oriente'/><title type='text'>Una nuova guerra fredda, il Medioriente in fiamme</title><content type='html'>Eserciti in allerta, navi americane dotate di sofisticati lanciatori antimissili nelle acque territoriali, presto un sistema integrato di missili “Patriot” lungo la costa degli Stati del GCC (Gulf Cooperation Council): non è una partita a Risiko e nemmeno la trama di un film, è lo scenario del Golfo Persico. &lt;br /&gt;Mentre tutto l’occidente si allarma per  la pericolosità di uno Stato sciita che porta lentamente avanti un programma nucleare, minacciando, a detta dei media,  sia lo Stato di Israele che l’Europa, altre Nazioni, quelle posizionate lungo le coste del Golfo, che hanno tutte le ragioni di preoccuparsi, si stanno preparando al peggio già da molti anni, incrementando le spese militari e gli accordi con gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Torniamo momentaneamente indietro alla morte di Maometto (nel  632) quando, per la successione, nascono le divisoni tra Sciiti e Sunniti. Le lotte precipitano nel sangue fino alla sconfitta dei sostenitori di Aly (cugino di Maometto), ed il popolo Sciita viene costretto ad emigrare in tutto il Medioriente, dove  per secoli verrà sfruttato, represso e maltrattato. Nel 1979 i Fedayyin ed  i Mujaheddin si uniscono all’esiliato Ayatollah Kohmeini che, fomentando una rivoluzione Islamica, riesce ad abbattere il regno dello Scià di Persia creando una repubblica basata sulla “Shari'a”, la legge di Dio. &lt;br /&gt;Il programma di Kohmeini non si limitava all’Iran ma mirava ad esportare la rivoluzione in tutti quegli Stati monarchici governati da sunniti che per più di mille anni hanno sottomesso e represso le minoranze sciite al loro interno. L’Ayatollah voleva distruggere il sunnismo in tutta la regione ma gli Stati Uniti, con le monarchie Arabe, riuscirono a contenere la rivoluzione al solo territorio iraniano.&lt;br /&gt;Dal 2003 un terremoto ha però scosso i Regni della penisola quando in Iraq il regime Sunnita per eccellenza viene abbattuto in nome della “democrazia”. Questa però non sempre porta alla pace: le richieste della nuova maggioranza sciita, repressa per anni, esplodono infatti in scontri violenti con la nuova minoranza sunnita, un vero e proprio “assist”  all’Iran che, grazie ad ingenti finanziamenti, può contare su nuove maggioranze sciite anche in Libano, dove dal 2006 il partito di Hezbollah ha acquisito molto potere. È un asse tripartito, una Mezzaluna Sciita guidata da Teheran che illegalmente porta avanti una vera e propria guerra di religione, finanziando anche le rivolte tra Yemen e Arabia Saudita: qui la situazione è molto simile agli scontri paralleli tra USA e URSS durante la guerra fredda, ora però Ahmadinejad e chi con lui stanno solo testando le capacità dei loro finanziamenti alla ribellione, mentre in futuro lo scontro regionale è assicurato.&lt;br /&gt;Pur  essendo limitato da numerose sanzioni economiche, l’Iran riesce a muovere il proprio denaro grazie al sostegno di Dubai: sembrerà strano ma gli Emirati pur essendo Arabi  preferiscono i soldi al rispetto dei valori sunniti ed è proprio questo che ha causato l’insolvenza della “Dubai World”. Secondo un operatore del settore economico di Dubai questa crisi è stata creata ad hoc da Gran Bretagna, Usa e Arabia Saudita per “tirare le orecchie” alla “Capitale del lusso”: ora Dubai è salva ma molto più controllata grazie all’intervento dell’Emiro di Abu Dhabi (di famiglia molto più religiosa e attenta alle politiche antisciite).  È in corso quindi una vera e propria manovra di accerchiamento del nemico Iraniano: gli accordi di Dicembre del Gulf Cooperation Council incrementano ancora gli investimenti militari di collaborazione, gli Stati Uniti vengono autorizzati all’ingresso nel Golfo con le loro navi da guerra, a Febbraio, dopo un incontro con un rappresentante statunitense, il GCC ha comunicato l’installazione di uno scudo missilistico lungo tutta la costa dei sei Stati parte. L’Iran è deciso ad appropriarsi del trono di guida nel sistema egemonico regionale attraverso la destabilizzazione interna delle monarchie Arabe ed il finanziamento delle rivolte sciite, allo stesso modo gli Arabi sono intenzionati ad evitare con ogni mezzo possibile l’acquisto di ulteriore potere da parte della repubblica islamica: il prossimo teatro di conflitto sarà nuovamente il Golfo Persico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-7471914260988881643?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/7471914260988881643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/una-nuova-guerra-fredda-il-medioriente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7471914260988881643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7471914260988881643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/una-nuova-guerra-fredda-il-medioriente.html' title='Una nuova guerra fredda, il Medioriente in fiamme'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-6496524631980599446</id><published>2010-05-15T10:59:00.000-07:00</published><updated>2010-05-15T11:00:30.476-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bologna process'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Università'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='osservatorio sull&apos;università'/><title type='text'>Vienna e dopo Vienna</title><content type='html'>L'11 e il 14 marzo, a Vienna, si è tentato di mettere in scena una protesta europea contro il Processo di Bologna. Di questa protesta -il Bologna Burns- si possono leggere diversi reportage precisi e dettagliati (www.uniriot.org; bolognaburns.org), con questo articolo si spera invece di portare in luce alcune tematiche che, vivendo il contro-vertice in prima persona, mi sono sembrate interessanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Linguaggio: Già il fatto che si debbano svolgere assemblee e seminari in inglese (purtroppo non tutti) obbliga ad una riflessione politica importante sulla traduzione. Tradurre le proprie tematiche, le proprie proposte e i propri slogan non equivale ad un'operazione tecnica, ma significa sapere il contesto in cui temi e slogan vengono esplicitati, la situazione che si sta vivendo, le condizioni di vita. Significa conoscere le forme di vita che il linguaggio porta con sé.&lt;br /&gt;Il Bologna Burns fa esplodere la questione della traduzione che, nel nostro tentativo di costruire network e reti orizzontali, non può essere delegata. La prospettiva che ci si apre è tradurre ogni nostra iniziativa locale (l'attacco locale è già offensiva globale contro il Bologna Process, contro il suo dispiegamento, e ciò è stato affermato più volte) e ogni seminario di autoformazione/Self-education nella dimensione globale. Tra l'altro questa prospettiva è già presupposta dal lavoro di ricerca che non può non essere globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Movimento: a) A Vienna l'apertura del famoso spazio europeo della protesta e del conflitto è avvenuto in una dimensione di massa e non di delegati. Con la nostra presenza massiccia come Network Uniriot, con i molti studenti dalla Germania e dai Balcani, si è creata una dinamica collettiva di partecipazione e di confronto. Probabilmente fare un paragone con la EuroMayDay può essere interessante. b) Vedere il movimento nel senso letterale di mobilità è fondamentale. Seppure con la sua difficoltà, possiamo farlo: le lotte per un nuovo welfare e contro il razzismo sono la lotta per la mobilità e quindi la lotta per costruire l'autoriforma/self-reform dell'università a livello globale. Ogni borsa di studio per la mobilità internazionale è un'opportunità per tessere relazioni e, quindi, costruire spazi diretti di comunicazione trans-nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pratiche: a) Le pratiche/practices nella piazza. Si è scesi in piazza per bloccare le strade, gli incroci, la viabilità di Vienna. Quindi, ancora una volta, i blocchi, come in Francia, come in Italia, come in tutta Europa. L'orizzontalità è stata ricercata in tutti i modi ed in tutte le situazioni, dai seminari alla gestione della piazza, con risultati a volte confusi e altre volte molto interessanti.&lt;br /&gt;b) Pratiche discorsive. Quello di cui si è parlato e il modo in cui se ne è parlato sono stati interessanti poiché la crisi, economica ed ecologica, è stata affrontata diverse volte insieme alla questione della precarietà con la presenza degli Squatting Teacher che hanno partecipato alla protesta.&lt;br /&gt;Inoltre è stata ribadita la dimensione non solo europea della partita, con riferimento alla California, all'Iran, alla pervasività del Bologna Process oltre l'Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strumenti: L'utilizzo di strumenti di comunicazione nella rete è uno dei punti di forza della protesta viennese. Vienna è stata una buona palestra nell'utilizzo di social network e nella comunicazione multimediale. Le analogie con l'Iran e la California sono evidenti, tra YouTube e Twitter, dove esistono canali internazionali di studenti che protestano. Ci siamo posti così questioni sia interessanti che strane: - Cosa è un Bar Camp? - Come si utilizza Twitter? -Come si fa una diretta sui social network con sms? - Come si fa un documento wiki? - E la diretta streaming? &lt;br /&gt;Non siamo tornati da Vienna con una rete europea, ma sono state create nuove e importanti relazioni. Solo all'interno di una dimensione di massa si potrà definire se riusciremo ad acquisire una forza europea e globale nelle lotte delle università e dei territori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-6496524631980599446?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/6496524631980599446/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/vienna-e-dopo-vienna.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6496524631980599446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6496524631980599446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/vienna-e-dopo-vienna.html' title='Vienna e dopo Vienna'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-6948164994222190971</id><published>2010-05-15T10:58:00.001-07:00</published><updated>2010-05-15T10:58:59.607-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vaticano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='genere'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sessismo'/><title type='text'>Il Grande Silenzio</title><content type='html'>Ultimamente, in particolare al di fuori dell'italico stivale, sta imperversando un'aria pesantissima sul Vaticano. In Italia ovviamente la bufera è arrivata sotto forma di leggera brezza primaverile ma, la gravità delle accuse ha fatto sì che qualche cosa sfuggisse alle maglie del controllo e arrivasse anche qui. Da una parte le accuse di pedofilia ecclesiastica, dall'altra gli insabbiamenti avvenuti grazie all'intervento delle gerarchie.&lt;br /&gt;Curioso che tante denunce pubbliche dal balcone papale non siano state seguite dalle uniche denunce che abbiano una qualche utilità pratica, quelle penali. Curioso anche perché, in quanto prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede lo stesso Ratzinger deve essere venuto a conoscenza di situazioni sufficientemente gravi da essere passibili di denuncia, eppure nulla, il vuoto, il grande silenzio. Anzi, gli unici documenti che rivelano stralci di corrispondenza dell'allor prefetto indicano tutt'altra linea di condotta: l'attesa vince sull'azione. &lt;br /&gt;Pur di sviare l'attenzione dal reale svolgimento dei fatti e dalle responsabilità individuali e culturali, si è preferito inventare una cospirazione massonico-ebraica e paragonare la pedofilia  all'omosessualità, dando prova di un radicamento sulle stesse posizioni dei precedenti secoli (tuttavia possiamo sperare che, come per Galileo, i Beatles e la lapidazione della donna infedele sulla pubblica piazza anche su questo fra qualche millennio la santa sede esprimerà posizioni lievemente più aperte).&lt;br /&gt;Si è notato che molto spesso i  preti accusati di pedofilia vengono generalmente trasferiti in parrocchie italiane, una frequenza che potrebbe sembrare qualcosa di più di una mera coincidenza. Forse un indizio può essere il fatto che lo stesso partito di destra che ieri voleva “sterilizzare” i pedofili oggi fa scudo attorno al pontefice sbandierando il fantasma della cospirazione massonica.&lt;br /&gt;Il trucco è vecchio quanto collaudato, una volta accusati e nell'impossibilità di provare la propria innocenza basta svilire gli accusatori ed i testimoni  e allora ecco arrivare la sacra arrampicata sui vetri;  la colpa non è da attribuirsi all'omertà ecclesiastica o alla repressione sessuale richiesta dalla disciplina clericale, la colpa è dei costumi, del disfacimento morale, o magari del singolo sacerdote che prima di essere prete è omosessuale (sic)  ma non si disperi perché la scienza vaticana provvederà a curarlo e non dal desiderio di stuprare bambini ma da presunte “inclinazioni omosessuali” che sarebbero la causa prima del pernicioso atteggiamento. La cosa sarebbe di un delizioso humour nero se non implicasse sofferenze psicologiche atroci per le vittime. C'è da notare poi come la criminale storiella che equipara pedofilia ed omosessualità dimentichi le bambine vittime di abusi clericali; del resto, perché questa farsa grottesca sia anche solo pensabile, si devono cancellare le bambine e costituire giocoforza una gerarchia delle vittime: “I bambini non li abbiamo toccati e chi lo ha fatto era un finocchio che per sbaglio è diventato prete. Le bambine ? Quali bambine? Noi non abbiamo visto nessuna bambina”. Anche questo atteggiamento non ha nulla di sorprendente ma  è, invece, decisamente normale per una gerarchia sessista e patriarcale barattare una ridicola scusa con l'integrità psicofisica delle donne.&lt;br /&gt;La crocifissione della vittima per render salvo il carnefice non è l'unica strategia di copertura;  si può anche ricorrere alla delegittimazione del sistema giudiziario tesa, quest’ultima a dimostrare che non serve che la questione sia trattata da un tribunale laico dato che esiste già una giustizia vaticana che dispone di metodi efficacissimi di indagine e condanna. Metodi come il “crimen solicitationis”, un documento interno della Congregazione per la Dottrina della Fede che delinea la procedura di  diritto canonico destinata a trattare i casi di abusi sessuali per i quali ovviamente viene prescritta la più assoluta segretezza durante tutte le fasi del dibattimento.&lt;br /&gt;Anche qui la faccenda è tragicomica visto e considerato che si pretende il predominio d'un tribunale interno,  privo di qualsiasi giurisdizione reale, sul giudizio di un tribunale civile; passa poi la voglia di ridere quando ci si rende conto che questa pretesa è perfettamente coerente con tutto ciò che in passato è stato concesso al ministato vaticano: prebende ed elargizioni,  esenzioni fiscali e dai controlli per l'operato dello IOR,  leggi sanitarie su misura ed  effettivamente non ci sarebbe nulla di strano se un bel giorno gli si concedesse pure di auto-assolversi dai propri crimini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-6948164994222190971?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/6948164994222190971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/il-grande-silenzio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6948164994222190971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6948164994222190971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/il-grande-silenzio.html' title='Il Grande Silenzio'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-7291511657292580520</id><published>2010-05-15T10:57:00.001-07:00</published><updated>2010-05-15T10:57:49.859-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arte'/><title type='text'>In Direzione Ostinata e contraria #3</title><content type='html'>Troppo spesso i media e le autorità attaccano gli artisti di strada definendoli “graffitari” (se va bene) o “imbratta-muri”, “vandali” senza però sapere in realtà di cosa stanno parlando... Questa rubrica si propone di avvicinarvi al complesso mondo dei graffiti e più in generale dell’arte di strada, focalizzando la vostra attenzione su questi esteti oltremodo bistrattati e sulla loro produzione artistica. Come farlo meglio se non sentendo la voce di uno di loro? A questo proposito ho intervistato Ivan Tresoldi, membro fondatore di Art Kitchen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciando la parola a Ivan...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando nasce la tua vena poetica e cosa ti ha spinto a portarla in strada? Già dagli studi liceali ho preso a cuore la poesia e mi ha interessato molto per la caratteristica di attraversare tutti i popoli e tutte le culture. La decisione di portarla in strada nasce tra il 2000 e il 2003, indipendentemente dal viaggio in Chiapas in cui sono entrato in contatto con l’Accion Poetica di Armando Alanís Pulido seppure poi quest’ultima costituisca una parte della mia poetica. Il vero motore di questa scelta è stata la forte voglia di riscatto sociale, questo perché ho sempre notato una mancanza di poesia nella nostra società e ritengo questa mancanza il sintomo di un’anomia delle relazioni sociali. Inoltre la poesia è troppo relegata, mettendola in strada l’ho resa pubblica e alla portata di tutti. Un po’ come in Art Kitchen dove  facciamo società prima che arte.&lt;br /&gt;Ecco... parlami di AK! Art Kitchen viene fondata nel 2007 da un progetto mio e di Jacopo Perfetti, con il tempo il collettivo è cresciuto e ora è composto da 13 persone. Nell’associazione l’obiettivo è quello di autoprodursi, infatti lavoriamo su differenti piani: dalla scuola in Palestina a mostre a Milano alla comunicazione per la grande azienda, il tutto con dei livelli di contraddizione e aderenza ai nostri valori che differiscono in base ai singoli progetti.&lt;br /&gt;Appunto, non ritieni che collaborare sia con associazioni quali Emergency o a contatto con la popolazione di Haiti, sia con multinazionali come Nestlé porti a contraddirsi? Non pensi che lo stesso valga anche per aziende come LaRinascente? Non per giustificarmi, ma noi abbiamo lavorato solo indirettamente con Nestlé. Chiusa la parentesi quello che tu dici è molto vero, il problema nasce dal fatto che in Italia sono le grandi aziende che sostengono la cultura, e questo vale in particolare per LaRinascente e Campari, che hanno al loro attivo una lunga lista di artisti come Dudovich e Depero. Appunto per questo motivo noi lavoriamo con loro, poi per quel che mi riguarda ciò che davvero conta è il saldo delle pratiche. In maniera provocatoria potrei quasi dire che mi andrebbe bene lavorare per Nestlé, infatti “rubargli” soldi per restituirli ad Haiti ritengo che porti a produrre ecologia nel mondo.&lt;br /&gt;Quindi preferisci sacrificare la coerenza per quei risultati? Si, per me vale più la pratica del pensiero, infatti l’intransigenza purtroppo non è applicabile a due modelli: la comunicazione e il “profitto”. E nel momento in cui vogliamo fare mostre a ingresso gratuito, portare avanti progetti educativi e pagare le 13 persone di AK i soldi da qualche parte devo trovarli... &lt;br /&gt;Il problema é imputabile alle istituzioni che ignorano e anzi osteggiano l’arte? Certamente, e questo lo si vede particolarmente qui a Milano. &lt;br /&gt;Cosa ne pensi delle distinzioni che tentano di fare fra arte e scarabocchi? I distinguo sono problematici, infatti non puoi dire che sia vandalismo o arte in base all’estetica ma se ha o meno un significato o una relazione fra il pubblico e l’autore da cui fluisce quell’opera, quindi non esistono scarabocchi o arte ma esiste condivisione e  rispetto ad un atto che tu poni nel pubblico. Inoltre il bambino che “spacca” di tag un quartiere va compreso nel suo agire e accompagnato, qui invece di educare si criminalizza e si reprime. Quindi ben venga la parte “illegale” dell’arte come atto di protesta, magari le cose cambieranno e a quel punto il sottopassaggio di Romolo pieno di scritte diventerà colorato da disegni degli stessi autori!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-7291511657292580520?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/7291511657292580520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/in-direzione-ostinata-e-contraria-3.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7291511657292580520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7291511657292580520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/05/in-direzione-ostinata-e-contraria-3.html' title='In Direzione Ostinata e contraria #3'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-356575888912534108</id><published>2010-04-30T17:43:00.001-07:00</published><updated>2010-04-30T17:43:36.492-07:00</updated><title type='text'>Un anticipazione del prossimo numero: CRISI DELL’UNIVERSITA’ E DEBITO STUDENTESCO</title><content type='html'>CRISI DELL’UNIVERSITA’ E DEBITO STUDENTESCO&lt;br /&gt;Editoriale sottotraccia, rivista universitaria della Statale di Milano – ANNO2 NUMERO3 MAGGIO 2010 – sottotraccia.tk&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il principale problema dell’università, al di là della riforma non ancora in discussione in parlamento, è come finanziarsi.  Una cosa è chiara da ormai venti anni, e la crisi l’ha resa ancora più evidente: gli Stati nordamericani ed europei intendono diminuire il loro contributo economico al sistema d’istruzione superiore. Laddove da tempo i fondi pubblici non costituiscono più la principale fonte di entrata, come in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Canada, il sostegno statale subisce una diminuzione accelerata. Nei paesi in cui il finanziamento dell’università è ancora essenzialmente pubblico, l’intero impianto viene messo in discussione. Questa è la situazione in Italia, in Francia, in Grecia e nei paesi dell’Europa dell’est. Una scelta politica precisa: le finanze pubbliche e quelle private, sempre più in crisi negli ultimi anni, devono essere risanate da un lato diminuendo i contributi e la spesa pubblica e dall’altro riorganizzando il funzionamento delle istituzioni pubbliche in un’ottica manageriale. Per l’università la musica non cambia: i soldi non ci sono, datevi da fare per trovarli! &lt;br /&gt;Come salvare un' università dalla crisi finanziaria? Come diversificare ed aumentare i flussi d’entrata?&lt;br /&gt;I singoli atenei, non potendo più contare sulle casse dello stato, stanno da tempo sperimentando il ricorso ad altre fonti di finanziamento, che possono essere le imprese, le banche, gli enti locali e le tasche degli studenti. Anche se gli esiti delle strategie adottate dipendono dai rispettivi contesti normativi ed economici, vi è tuttavia una tendenza già affermata ed in continua espansione: l’aumento generalizzato delle tasse a carico degli studenti. Negli Stati Uniti le tasse d’iscrizione nei college pubblici sono aumentate in media del 56% tra il 2001 e il 2006, anno in cui l’iscrizione a un corso di quattro anni costava in media $5,685. Perfino in Francia, dove l’iscrizione alla laurea triennale e al master costano rispettivamente €171 e €231, tra il 2001 e il 2009 si è registrato un aumento rispettivamente del 27% e del 70%. In Italia, tra il 2001 e il 2007 le entrate derivanti dalla contribuzione studentesca sono aumentate del 53,4%. &lt;br /&gt;Gli aumenti sono stati ovunque sensibilmente maggiori all’inflazione, tuttavia perchè le tasse a carico degli studenti diventino una consistente risorsa finanziaria per gli atenei, come accade negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, è necessaria la trasformazione dell’istruzione superiore in un servizio a pagamento. La risoluzione dei problemi finanziari dell’università causati dai tagli passa quindi attraverso l’affermazione del principio in base al quale gli studenti sono tenuti a pagare il costo della loro istruzione. &lt;br /&gt;E’ quello che è avvenuto nel 1997 in Gran Bretagna. I pesanti tagli (riduzione nei fondi per studente del 36% tra il 1989 e il 1997) stavano portando il sistema universitario sull’orlo del collasso. Il primo governo New Labour decise quindi di porre fine alla gratuità del sistema d’istruzione superiore stabilendo nella cifra di £1.000 l’ammontare della tassa di iscrizione. Il limite fu innalzato nel 2006 a £3.000. L’attuale governo ha già annunciato dei tagli tra il 5% e il 20% che verranno applicati in seguito alle elezioni politiche, insieme all’ulteriore innalzamento del limite a £7.000 a partire dal 2013. &lt;br /&gt;Ed è quello che sta avvenendo in Italia. All’inizio degli anni ’90 si posero le premesse per la fine della gratuità dell’istruzione superiore affermando il principio in base al quale gli studenti sono tenuti a contribuire al finanziamento del sistema universitario secondo dei tetti massimi stabiliti dal ministero (legge n.537/93). Nel 1997 (DpR 306/1997)  il tetto massimo alla contribuzione studentesca venne reso flessibile, fissandolo nella percentuale del 20% del FFO (la principale quota del finanziamento statale). Dieci anni più tardi, la Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica del Ministero dell’Economia, invitava a innalzare il limite al 25% (doc. 2007/3 BIS): alla continua crescita delle spese degli atenei dotati di autonomia finanziaria, non corrispondeva un adeguato incremento del FFO. Nel 2009, ben 27 atenei su 61 non rispettavano il tetto del 20%. La Statale di Milano, dove quest’anno le contribuzioni studentesche si attestano al 30% del FFO, è la sesta università pubblica più costosa d’Italia. Il problema che si sta ponendo è evidentemente quello di aumentare il livello di tassazione in maniera tale da riuscire a coprire i pesanti tagli decisi dal governo (l. 133/2008). Siccome l’ulteriore aumento dei costi renderebbe l’università inaccessibile e, per quello che interessa ai baroni e al governo, implicherebbe una diminuzione degli iscritti, l’unica soluzione sarebbe la stessa che è stata usata in Gran Bretagna: l’indebitamento degli studenti attraverso i prestiti concessi dalle banche. I prestiti d’onore esistono già. Sono stati introdotti nel 2003 da BancaIntesa con un progetto sperimentale rivolto agli studenti di alcune università. Nel dicembre 2007 il ministero delle Politiche giovanili ha fatto sua l’iniziativa all’interno del progetto “diamogli credito”, che permette ai giovani dai 18 ai 35 anni la possibilità di accedere ad un finanziamento al tasso del 5,80%, coperto per metà dal Ministero e per metà dalle banche. Il ricorso al prestito erogato dalle banche per poter accedere all’istruzione superiore potrebbe presto divenire la prassi. Gli strumenti esistono già e la riforma attualmente ferma alla Commissione del Senato ne prevede l’ampliamento. Si tratta dell’unica parte del disegno di legge (art. 4) su cui maggioranza e opposizione concordano. Ovviamente la possibilità di ricorrere all’indebitamento degli studenti con le banche come soluzione ai problemi finanziari dell’università si sta facendo strada nel dibattito pubblico attraverso un discorso ben più accattivante. L’innalzamento delle tasse e il ricorso al prestito d’onore risponderebbero infatti al principio di equità sociale: permetterebbero di favorire l’accesso all’istruzione superiore da parte dei poveri e di potenziare il diritto allo studio. Come ci fanno sapere Perotti, Checchi e Rustichini (la voce.info), il sistema attuale, caratterizzato da una bassa contribuzione (il che è già di per sé discutibile) a carico degli studenti e da un sostegno pubblico al diritto allo studio molto limitato, si poggia sul trasferimento della ricchezza dai poveri (che pagano le tasse allo Stato ma i cui figli non possono frequentare l'università) ai ricchi (i cui figli frequentano l’università a basso costo). Bisognerebbe quindi aumentare le tasse, anche raddoppiarle, e introdurre la “tassa del laureato”: lo studente si indebita per potere frequentare l’università e, quando avrà trovato lavoro inizierà a restituire quanto deve con gli interessi. Si tratta esattamente della stessa argomentazione usata dai New Labour nel 1997 per portare le tasse da £0 a £1000 e per introdurre i prestiti. Come spiegò in seguito l’allora Ministro dell’Istruzione, “higher education did not raise sufficient resources to prevent a collapse in the system [..] We literally had to bite on the bullet of charging fees, and we had to do it very quickly because we knew that if we didn't we would not get it through Parliament”. Al di là delle giustificazioni ideologiche, i risultati sono sotto agli occhi di tutti: il governo inglese taglierà presto i fondi all’università e aumenterà le tasse a £7.000, e chi si è immatricolato quest’anno, quando le tasse ammontano ancora a £3000, concluderà gli studi con un debito di £23,000. Il debito studentesco continua a crescere, così come le tasse. Negli Stati Uniti il livello di indebitamento medio dei neolaureati è ancora più alto e aggravato dagli interessi a tasso variabile. Sono migliaia le persone che non riescono a estinguere i debito. Una bella ipoteca sul futuro dei laureati. Alla faccia del diritto allo studio e dell’equità sociale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-356575888912534108?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/356575888912534108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/04/un-anticipazione-del-prossimo-numero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/356575888912534108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/356575888912534108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/04/un-anticipazione-del-prossimo-numero.html' title='Un anticipazione del prossimo numero: CRISI DELL’UNIVERSITA’ E DEBITO STUDENTESCO'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-6968653389595570831</id><published>2010-04-13T10:55:00.001-07:00</published><updated>2010-04-13T11:17:32.550-07:00</updated><title type='text'>Ci salverà il capitalismo verde ?</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;16 aprile h 17.00 @ facoltà di agraria, via Celoria 2&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8o2e-_wmQgM/SjujW8zPeiI/AAAAAAAAAcY/ozEwo-fnKYM/s1600/Greenwash.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 368px; height: 528px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8o2e-_wmQgM/SjujW8zPeiI/AAAAAAAAAcY/ozEwo-fnKYM/s1600/Greenwash.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Fra collasso biologico, crisi economica, crisi climatica e crisi democratica c'è da perderci la testa. Sicuro c'è da agire e c'è da farlo in fretta. alcuni sostengono che possa esserci una speranza nel rinverdirsi del capitalismo, altri nel neo-primitivismo, altri ancora nel welfare state climatico, molti altri ancora non sanno sinceramente dove sbattere la testa.&lt;br /&gt;presentando il secondo numero di sottotraccia discuteremo di tutto questo assieme ad Alex Foti(attivista ed autore del libro &lt;a href="http://www.agenziax.it/?nid=152"&gt;Anarchy in the Eu&lt;/a&gt;) ed ai ragazzi della &lt;a href="http://ciclofficinaruotalibera.wordpress.com/"&gt;ciclofficina&lt;/a&gt; "a ruota libera, che inaugura la sua cicloteca.&lt;br /&gt;ovviamente a seguire se magna e se beve&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-6968653389595570831?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/6968653389595570831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/04/ci-salvera-il-capitalismo-verde.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6968653389595570831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6968653389595570831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/04/ci-salvera-il-capitalismo-verde.html' title='Ci salverà il capitalismo verde ?'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8o2e-_wmQgM/SjujW8zPeiI/AAAAAAAAAcY/ozEwo-fnKYM/s72-c/Greenwash.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-1194107323052348448</id><published>2010-03-17T15:13:00.000-07:00</published><updated>2010-03-17T15:14:30.753-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='femminismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='aborto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='genere'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comunione e liberazione'/><title type='text'>Posologia dell’aborto clandestino: il Cytotec.</title><content type='html'>Per abortire clandestinamente oggi non si usano più i ferri da calza ed il prezzemolo ha lasciato il posto ad un metodo molto più efficace, quasi invisibile: si chiama Cytotec ed è un gastroprotettore utile per la terapia delle ulcere gastroduodenali.&lt;br /&gt;Può essere acquistato dietro ricetta medica alla modica cifra di 14 euro in farmacia e, se fosse un problema, il mercato nero può facilmente sopperire alla mancanza di prescrizione. &lt;br /&gt;Le fasce "deboli", quelle più soggette all'uso del Cytotec, sono “casualmente” le meno tutelate dalla Legge 194: le straniere e le minorenni, soprattutto all’interno di quei contesti dove l’educazione sessuale scarseggia.&lt;br /&gt; Se assunto nelle dosi indicate il farmaco non implica conseguenze diverse da un aborto spontaneo, per questo è difficile quantificarne l'uso. &lt;br /&gt;Data la lenta assimilazione si assiste spesso a casi di sovradosaggio che implicano seri effetti collaterali, non ultimo, la morte. &lt;br /&gt;L'uso del Cytotec è fortemente sconsigliato per l' interruzione di gravidanza: la stessa azienda produttrice elenca fra gli effetti collaterali la morte materna e fetale, l'iperstimolazione uterina, la rottura o perforazione &lt;br /&gt;dell'utero, emboli da fluido amniotico, emorragie severe, ritenzione placentare. &lt;br /&gt;L'aumento dell'uso di questo farmaco come interruttore di gravidanza, nell'ultimo periodo, non stupisce: &lt;br /&gt;i numerosi attacchi alla 194, l'imbarazzante numero di medici obiettori e le fantozziane trafile burocratiche, sono già motivazioni più che sufficienti, ma se a questi dati si aggiunge il terrore suscitato dal Pacchetto Sicurezza e la convinzione, fomentata a lungo dai media, che i medici possano denunciare i migranti clandestini, si ottiene un quadro completo della situazione. &lt;br /&gt;Il problema è particolarmente ostico e complesso, si tratta in realtà di due settori che non godono oggi di buona salute: il primo è l'autodeterminazione della donna, la possibilità di conoscere ed avere a disposizione tutti i mezzi per potere essere padrona del proprio corpo, il secondo riguarda i diritti umani delle donne straniere. Da una parte una società patriarcale, sempre più invadente, che vede la maternità come funzione ultima e naturale della donna in quanto angelo del focolare e l'uomo, ovviamente eterosessuale, potente capo della famiglia. Tutto ciò che non si conforma a questo modello viene quindi definito "deviante", qualcosa di malato che deve essere estirpato (qualcuno ha riassunto tale ottusa posizione utilizzando il termine "contro natura"). &lt;br /&gt;Dall'altra parte siamo di fronte ad una fascia di popolazione che viene tagliata completamente fuori dai diritti umani. Sulle spalle dei clandestini si sta costruendo un mercato vergognoso, in cui anche i diritti&lt;br /&gt;fondamentali, come quello alla salute, devono essere acquistati in soldoni sonanti, un mercato in cui l'unica legge è dettata dal potente. &lt;br /&gt;Le continue dichiarazioni razziste dei nostri governanti riempiono le prime pagine, mentre altre notizie &lt;br /&gt;vengono accennate appena: una transessuale che si toglie la vita la vigilia di Natale nel CIE di Corelli; una prostituta a Bari che muore di tubercolosi, troppo terrorizzata dalla possibile denuncia per andare in ospedale, le donne che muoiono ogni anno di Cytotec perché a loro è preclusa la possibilità di abortire in ospedale. &lt;br /&gt;Chi pensa che la 194 sia solo una legge che difende l'aborto è fuori strada: essa è nata per tutelare la salute e la consapevolezza della donna.&lt;br /&gt;L’efficacia con cui viene applicata, parimenti, indica il livello di attenzione del nostro paese alle pari opportunità ed il fatto che ci siano tuttora molte persone che non riescono a beneficiarne implica che c’è ancora molto da fare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-1194107323052348448?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/1194107323052348448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/posologia-dellaborto-clandestino-il.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/1194107323052348448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/1194107323052348448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/posologia-dellaborto-clandestino-il.html' title='Posologia dell’aborto clandestino: il Cytotec.'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-3743079638647543123</id><published>2010-03-17T15:12:00.001-07:00</published><updated>2010-03-17T15:12:30.763-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ecologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='biocarburanti'/><title type='text'>Biocarburanti? Sì, ma con cautela</title><content type='html'>Biocarburanti? Sì, ma con cautela&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'uso di oli vegetali per il carburante dei motori può sembrare insignificante oggi, ma tali oli possono diventare, nel corso del tempo, importanti quanto i derivati dal petrolio e dal carbone dei nostri giorni" - Rudolf Diesel, 1912.&lt;br /&gt;Solo ora, dopo 70 anni di dominazione dei combustibili fossili, si ritorna a parlare di biocarburanti, i combustibili gassosi o liquidi ricavati da materiale vegetale, e quindi da fonti rinnovabili, che, al contrario del GPL o del GNC, sono perfettamente compatibili con gli attuali sistemi di utilizzo (dall’autotrazione al riscaldamento) e miscelabili con i normali carburanti ad oggi maggiormente utilizzati. &lt;br /&gt;Due sono le principali tipologie: il biodiesel e il bioetanolo. Il primo deriva da oli vegetali, il secondo dalla fermentazione di colture zuccherine. I loro effetti benefici sull’ambiente si misurano in una riduzione dei gas serra dal 40% al 100% per quanto riguarda il bioetanolo rispetto alla benzina; e fino al 70% per quanto riguarda il biodiesel rispetto al diesel. Non contribuirebbero, quindi, all’incremento dell’effetto serra, in quanto rilasciano nell’aria solo la quantità di anidride carbonica utilizzata dalla pianta durante la sua crescita, e diminuirebbero notevolmente l’emissione di monossido di carbonio e di idrocarburi incombusti.&lt;br /&gt;La loro produzione, ancora molto bassa (in testa Stati Uniti e Brasile), sale ogni anno anche grazie a politiche di incentivi attuate da molti Paesi. Un importante fattore che potrebbe contribuire al successo di questi combustibili è, infatti, la volontà politica dell’Europa e degli USA di rendersi il più possibile indipendenti dal petrolio del Medio Oriente e dal gas naturale russo. Fu questa la ragione che spinse l’allora presidente americano Bush ad attuare una politica di forti incentivi (7 miliardi di dollari l’anno) volta all’incremento della produzione di etanolo da granoturco (136 miliardi di litri nel 2022). Aree sempre più vaste, una volta destinate alla produzione alimentare, sono state quindi destinate alla produzione di mais. Ma è proprio questo il "crimine contro l'umanità" di cui parlò, nel 2007, Jean Ziegler, inviato speciale dell’ONU per il diritto al cibo. Il boom dell’etanolo ha infatti notevolmente contribuito all’impennata dei prezzi agricoli. Per ovviare a queste problematiche iniziano a prendere piede i cosiddetti biocarburanti di seconda generazione, ricavati da materiale lignocellulosico, la parte “no food” della pianta. Il processo di conversione è però molto complesso e costoso, cosa che potrebbe vanificare i benefici ottenuti.&lt;br /&gt;Ma quanto effettivamente questi biocombustibili gioverebbero all’ambiente in termini di riduzione di gas serra, e in particolare di CO2? Una previsione completa dei costi sia economici sia energetici (e quindi anche in termini di emissioni di gas serra) deve infatti prendere in considerazione, oltre all’impatto dell’etanolo al momento dell’utilizzo, anche gli effetti della produzione su larga scala della biomassa: dall’uso massiccio di fertilizzanti alla conversione di nuovi vasti appezzamenti di terra in terreni agricoli. La rimozione di foreste o praterie causerebbe il rilascio, per combustione o decomposizione, del carbonio fissato durante la loro crescita, per di più se l’area convertita aveva alti valori di fissazione del carbonio, le emissioni di CO2 dovute alla conversione dei terreni possono essere notevoli. Altri effetti di un’intensa agricoltura sono un aumento dell’erosione del suolo, il suo impoverimento, l’inquinamento delle acque e un declino della biodiversità.&lt;br /&gt;Oggi sta prendendo piede sempre più velocemente una nuova generazione di biocarburanti: quelli derivati da microalghe. Queste potrebbero rappresentare un’interessante alternativa alle specie terrestri, grazie alla produttività notevolmente maggiore e al fatto che non sottrarrebbero terreni e acqua alle normali coltivazioni, evitando quindi una pericolosa competizione con la produzione di cibo per uomini e animali da allevamento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-3743079638647543123?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/3743079638647543123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/biocarburanti-si-ma-con-cautela.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/3743079638647543123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/3743079638647543123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/biocarburanti-si-ma-con-cautela.html' title='Biocarburanti? Sì, ma con cautela'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-9183299251149400769</id><published>2010-03-17T15:10:00.000-07:00</published><updated>2010-03-17T15:11:31.624-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capitalismo verde'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoriale'/><title type='text'>Editoriale: il capitalismo verde</title><content type='html'>Per rendersi conto del livello della crisi economica ed ecologica non c'è nulla di meglio che osservare il numero di parole spese per glorificare soluzioni che, nel migliore dei casi,  rimangono puramente retoriche e, nel peggiore, fungono da presupposti per un ulteriore aggravamento della situazione. Il fallimento del summit danese di COP 15 (e dei summit precedenti) è sotto gli occhi di tutti, talmente palese che non vale nemmeno la pena di spenderci più di due parole. E allora perché ovunque intorno a noi si moltiplica la retorica del capitalismo verde? Mercato delle emissioni, biocarburanti, addirittura il nucleare "amico dell'ambiente", fiumi di inchiostro ed ore di conversazione celebrano il capitalismo ecocompatibile, ed ecco allora moltiplicarsi autobus a biodiesel, linee di montaggio a ridotto impatto ambientale, condizionatori "ecosostenibili", mele “biosolidali”.&lt;br /&gt;La soluzione ad un problema che si ammette essere complesso appare semplice, il discorso che la sostiene è tranquillizzante: “comprate prodotti "verdi", non preoccupatevi del problema, la mano invisibile del mercato curerà anche la febbre del pianeta, del resto non ha avuto successo in passato?” Diseguaglianza, sottosviluppo e povertà sono concetti oramai consegnati al passato. Ironia a parte, può essere utile indagare le ragioni di questa infatuazione bucolica del mercato. Il capitalismo rappresenta un modo di produzione "rivoluzionario", strutturalmente senza fine, in cui lo scambio denaro-merce produce un surplus di denaro che deve essere necessariamente reinvestito per garantire la tenuta del sistema; il reinvestimento è possibile solo se la "sfera del mercato" si amplia, solo se, in poche parole, il mercato riesce a creare nuovi bisogni o a soddisfare necessità che precedentemente trovavano risposta in altri ambiti di produzione.&lt;br /&gt;Ma questa crescita illimitata, necessaria al funzionamento dell’apparato economico, si scontra in primo luogo con i limiti fisici di un sistema-terra dalle risorse limitate e in via di esaurimento. Ciò crea una fortissima contraddizione tra la sfera ambientale e quella dell’economia. Il sistema-terra, infatti,  è governato dalle leggi fisiche di conservazione e trasformazione della materia-energia. L’uomo, in sostanza, non è in grado di creare né di distruggere, ma può soltanto trasformare la materia e l’energia. Ognuna di queste trasformazioni comporta, però, anche dei costi: al termine di ogni processo, infatti, una certa quota di energia viene dispersa in modo irrecuperabile. Tutto questo, perciò, risulta incompatibile con il concetto stesso di sviluppo illimitato, proprio perché ciò  non è in grado di far fronte ai vincoli fisici dati dal contesto ambientale. L’unica soluzione possibile al problema ambientale parrebbe quindi quella di una forte limitazione dei consumi. Questa, però, risulta incompatibile con un sistema economico basato sul reinvestimento del surplus. Proprio per tale motivo,il problema in questione viene totalmente ignorato, continuando a spingere sull’acceleratore della crescita per far sopravvivere l’intero sistema. Qualora non trovi questo "spazio vitale" il capitalismo entra, infatti, in crisi. &lt;br /&gt;Per quanto la retorica neoliberista tenti di rivenderci il mito del mercato che bada a se stesso, nella realtà storica lo Stato si è sempre occupato di garantire l’ampliamento della sfera del mercato oppure di inserire dei correttivi per impedirne il collasso. Lo Stato assicura la possibilità del reinvestimento del surplus mediante la costruzione di infrastrutture, programmi di riarmo, favorendo l’espansione urbana e geografica del capitalismo, "esportando la democrazia" e conquistando nuovi territori da annettere al "mondo libero"; qualora tutto questo sia impossibile non rimane altro che intervenire direttamente per scongiurare il collasso, ad esempio stampando carta moneta per salvare le banche insolventi. Quando si tratta di sostenere le rendite da capitale tutto diventa possibile, e tutto può venire sacrificato per correggere le disfunzioni di un sistema economico in grado garantire sviluppo economico e benessere diffuso. Quanto c'entra tutto questo con il "capitalismo verde"? Molto, perché se consideriamo che fino ad oggi la priorità del sistema politico internazionale, nelle sue varie articolazioni, è stata quella di garantire la "tenuta" del mercato, allora possiamo vedere al di là della retorica ed iniziare a chiederci quanto questa "riconversione spirituale" del liberoscambismo sia da imputarsi alla crisi ecologica o quanto, più realisticamente, sia da imputarsi alla necessità di creare un nuovo programma infrastrutturale ed una nuova serie di necessità a cui il mercato fornirà equa soddisfazione; in altre parole, la priorità non è il taglio delle emissioni (che in ogni caso continua a non avvenire) ma la garanzia di poter reinvestire il surplus presso nuovi lidi. “Se realmente si tagliano le emissioni, che importanza può avere se qualcuno riesce a ricavarne profitto?” Potrà sembrare che noi si butti via il bambino con l’acqua sporca, eppure, anche ammettendo che si riesca a tagliare le emissioni, (cosa tutt’altro che scontata visti i risultati di COP 15 ) i problemi permangono e stanno proprio nel profitto. Per chiarire utilizziamo un esempio considerando un singolo prodotto: una saponetta ad "emissioni zero"; detta saponetta ovviamente costerà leggermente di più per coprire le spese di ripiantumazione, ammettiamo anche che i produttori siano sinceri e che l’intera popolazione mondiale, presa da crisi di coscienza, decida di acquistare la saponetta miracolosa (già ora siamo abbondantemente nella fantapolitica) e che tale prodotto miracoloso abbia saturato completamente il mercato azzerando le emissioni connaturate alla propria produzione… e poi?La saturazione del mercato ci riporterebbe al punto di crisi, surplus da investire e necessità di spazi per poterlo fare, il surplus ricavato dal sapone dei miracoli dovrebbe essere reinvestito, potrebbe essere reinvestito in altre attività ad impatto zero certo, ma se dovessero aprirsi nuovi spazi? Spazi che garantiscono un ritorno economico superiore a quello che si può ricavare dalla sostenibilità ecologica?&lt;br /&gt;Se domani si scoprisse un modello di business che assicura profitti stratosferici riversando mercurio nei fiumi o sparando arsenico nelle nubi, è veramente così realistico pensare che buona parte dei surplus ottenuti commerciando prodotti "amici dell'ambiente" non sarebbe reinvestito in queste attività ?Qui è dove muoiono tutte le buone intenzioni.&lt;br /&gt;Il mercato non possiede gli anticorpi necessari contro questo tipo di speculazione, quando ci si riduce a sperare nel "buon cuore" delle multinazionali e dei centri finanziari, o nella capacità di autoregolazione del mercato, le prospettive per un futuro sostenibile non sono alla frutta ma hanno abbondantemente superato l'ammazzacaffè.&lt;br /&gt;Perché, invece, non confidare in un secondo New Deal verde, un welfare state climatico? Magari simile a quello tanto glorificato da Obama, una soluzione eccellente per salvare capra e cavoli: le multinazionali guadagnano un po’ meno e lo stato garantisce la buona fede ecologista delle stesse. Eppure anche qui si rischia di peccare di ingenuità.&lt;br /&gt;Abbiamo già visto come lo Stato e le politiche di espansione del mercato rappresentino un tassello fondamentale del sistema e garantiscano lo spazio di manovra basilare per assicurare il reinvestimento del surplus, quindi perché fidarsi?&lt;br /&gt;Anche lo stesso paragone con lo welfare state è completamente fuori luogo dato che lo stato sociale rappresentò un tentativo di mediazione fra le istanze capitalistiche e quelle potenzialmente rivoluzionarie del movimento operaio. Anche ammesso e non concesso che la mediazione sia una strada percorribile, quali istanze si dovrebbero mediare oggi? Di quali soggetti?La realtà è che non esiste alcun tavolo di dialogo né, oggettivamente, se ne avverte il bisogno.&lt;br /&gt;Alcuni se ne stanno chiusi dentro un palazzo concentrati non sulle emissioni ma su come riuscire a estrarre profitto dalla crisi, altri stanno fuori dal palazzo reclamando giustizia e trovando solo manganelli. Nel migliore dei casi le decisioni che emergono dalle conferenze programmatiche (quando e se emergono) presuppongono una gestione autoritaria della crisi. Presuppongono la cooptazione di parole d’ordine ed associazioni ambientaliste per costruire una nuova verginità ideologica alla solita macchina che consuma risorse e sfrutta il lavoro per produrre profitti la cui redistribuzione riposa ormai sulla sola filantropia “dei ricchi”. Quanto detto ci spinge a pensare che le varie crisi di cui sentiamo parlare sempre più spesso (ecologica, finanziaria, produttiva, climatica e biologica) siano in realtà da ricondurre alla crisi del modello di produzione contemporaneo.&lt;br /&gt;Questa ipotesi indica la natura politica del problema che ci troviamo di fronte. Al di là di quanto sostengono i profeti del neoliberismo, nelle sue versioni di destra e di sinistra, una soluzione efficace non può essere consegnata alla capacità di autoregolazione del mercato, all'intervento statale per correggere alcune disfunzioni o per sostenere i consumi attraverso politiche ridistributive. La soluzione deve essere politica, in quanto il problema è politico . Non si possono produrre soluzioni efficaci che lascino immutato il sistema economico, si può e si deve invece pensare e continuare a pensare alla soluzione del riscaldamento globale e dell’esaurimento delle risorse come ad un qualcosa di profondamente legato al problema della concentrazione di potere e reddito, ed al deficit di partecipazione che questi implicano, nonché di una visione economica noncurante dei vincoli fisici dati dal contesto ambientale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-9183299251149400769?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/9183299251149400769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/editoriale-il-capitalismo-verde.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/9183299251149400769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/9183299251149400769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/editoriale-il-capitalismo-verde.html' title='Editoriale: il capitalismo verde'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-5965560056914536827</id><published>2010-03-17T15:04:00.000-07:00</published><updated>2010-03-17T15:05:17.672-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capitalismo verde'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='a2a'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='migranti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='zingonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ghetto'/><title type='text'>La storia di Zingonia, il ghetto che muore di sete.</title><content type='html'>La storia di Zingonia, il ghetto che muore di sete.&lt;br /&gt;C’era una volta Renzo Zingone, noto ed influente banchiere romano che un bel giorno, cavalcando un sogno di evidente megalomania, decise di costruire una città che portasse il suo nome: Zingonia.&lt;br /&gt;Zingonia nacque proprio così, nel 1964, come progetto di pianificazione urbanistica privata e ridente archetipo di “città moderna”: sorta nello strategico crocevia logistico tra Bergamo-Milano-Brescia, sarebbe dovuta diventare un efficiente connubio tra “produzione, residenza e socialità”,  con nuove strutture residenziali edificate ad hoc, unità produttive nell’estremo sud dell’area ed infrastrutture per lo sport ed il tempo libero collocate come cuscinetto tra le prime due; un enorme complesso, insomma, destinato ad accogliere 50000 abitanti e circa 1000 unità produttive.&lt;br /&gt;I notevoli capitali necessari per la costruzione della sopracitata città modello derivavano tutti dalle molteplici attività economiche del suo fondatore: in quanto presidente del Gruppo Zeta, poteva infatti disporre liberamente dei quattrini derivanti dalla Zingone Strutture (ZS), Zingone Iniziative Fondiarie (ZIF) e dalla Banca Generale di Credito, nate e cresciute durante gli anni ’50 e ’60.&lt;br /&gt;Il sogno di una città autonoma e razionale, tuttavia, morì nella metà degli anni Settanta, quando il signor Zingone si tolse improvvisamente di scena per continuare le sue attività imprenditoriali in Costa Rica e Guatemala, investendo i massicci capitali del Gruppo Zeta  nell’ agribusinnes e nell’allevamento, accaparrandosi  successivamente il monopolio del riso in Costa Rica e Nicaragua (dove ne acquisì l’impresa demaniale) e creando la Corporaciòn Megasuper, seconda catena di supermercati in Costa Rica. (Una piccola nota di colore: la signora Donatella Pasquali Zingone, vedova di Zingone, moglie in seconde nozze del senatore Lamberto Dini e presidentessa del Gruppo Zeta dal 1981, nel 2007 è stata condannata a Roma a due anni e quattro mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta mediante falso in bilancio a conclusione del processo sulla vicenda del Gruppo Zeta).&lt;br /&gt;Zingonia è stata lasciata da sola, quindi e nella più completa schizofrenia amministrativa, dal momento che, in assenza di un governo unitario, si è ritrovata ad essere frazione di cinque comuni diversi (Boltiere, Ciserano, Osio Sotto, Verdello e Verdellino), impegnati nel disinteresse più totale piuttosto che nell’assunzione delle responsabilità verso questa zona abbandonata a se stessa.&lt;br /&gt;Attualmente, la popolazione totale dell'area di Zingonia è di circa 1778 abitanti, di cui 1328 (il 74,7%) migranti e  sono rimasti soltanto la cadente fontana con l’obelisco spaziale ed il fatiscente Grand Hotel a testimonianza di fasti mai realizzati né vissuti. Zingonia non è un paese e nemmeno una città: è semplicemente “un’area”, nemmeno segnata sulle cartine stradali.  Ci sono i tre enormi complessi condominiali “Athena”, gialli e cadenti, che dal momento della loro costruzione non hanno MAI subito un intervento di manutenzione: l’intonaco va sbriciolandosi in strada, cadono le tegole dai tetti e nessuno se ne cura. Gli abitanti di Zingonia vivono in un duplice ghetto: quello dei comuni limitrofi, che vedono quest’”area” come un cancro, pericoloso ed indesiderabile e quello della malavita organizzata la quale, approfittando della generale indifferenza, opera indisturbata nell’ormai solido racket di spaccio e prostituzione. La polizia staziona tronfia e inutile davanti alla fontana: poco più in là, nella “Piazza Affari”, dimorano pusher e magnaccia ma lì spesso e volentieri le questioni si risolvono a pistolettate nelle gambe ed ecco il motivo per cui i nostri tutori dell’ordine se ne tengono ben lontani.&lt;br /&gt;Intorno ai condomini Athena, si sollevano al cielo decine di capannoni e non è un segreto per nessuno: lì dentro c’è lavoro per tutti, in nero ovviamente, perché tanto si sa, con il nuovo DdL Sicurezza che sancisce la clandestinità come “reato grave”, il non avere permesso di soggiorno rende automaticamente “invisibili” e perciò i padroni possono permettersi di speculare a cuor contento sopra le schiene dei migranti. Un pezzo di pane guadagnato senza diritti: ecco cosa rende gli appartamenti Athena così appetibili. Le agenzie immobiliari, gli amministratori ed i padroncini che, di regola, dovrebbero regolare gli affitti, sanno rendersi opportunamente invisibili: le strutture non ricevono manutenzione da anni, sono clamorosamente fatiscenti EPPURE gli affitti sono salatissimi e nessuno fa domande né si preoccupa se, nella stessa stanza, dimorano più di dieci persone.&lt;br /&gt;Zingonia, nel 2008, è stata anche appannaggio della campagna elettorale leghista: uno sfortunato corteo verde, nato “per ripulire Zingonia prima che infetti i paesi vicini” è stato pacificamente bloccato dagli stessi migranti, irritati, probabilmente, dallo sconcertante utilizzo del loro disagio nell’ottica di un’insensata speculazione politica. Questo fatto, tuttavia, ebbe notevoli ripercussioni mediatiche: su Zingonia si espressero addirittura da Montecitorio e tutto ciò che ottenne questa “indignazione d’alto bordo” furono una serie di tremende retate nei comprensori (più di cento i carabinieri impegnati volta per volta, provenienti dai comandi di Bergamo, Zogno, Treviglio e Milano) che null’altro conclusero se non la reclusione di qualche irregolare (ricordiamoci la Bossi-Fini…) nei Centri di Permanenza Temporanea di Milano e Gorizia. Gli spacciatori e i malavitosi, lo dicono gli stessi abitanti, non sono così sprovveduti da abitare in quei palazzi, così fatiscenti e ciclicamente nell’occhio del ciclone mediatico: se ne tengono ben lontani, dribblando opportunamente le periodiche retate.&lt;br /&gt;Si era parlato, sapete, dopo tutto questo assurdo clamore, della possibilità, per Zingonia, di entrare in un “Contratto di Quartiere”, stipulato tra la Regione Lombardia, gli assessorati dei comuni limitrofi e fortemente caldeggiato dall’ultraleghista presidente della Provincia bergamasca, Pietro Pirovano. Si parlava di “fondi trovati tra le pieghe del bilancio”, di “necessaria riqualificazione” e “nuove strutture”. Peccato però che il progetto sia stato giudicato in sintesi “troppo complesso”: forse perché, oltre alla demolizione di immobili, prevedeva anche la costruzione di centri d’integrazione, di strutture popolari con affitti calmierati e di accompagnamento all’affitto per quegli inquilini rimasti senza casa in seguito alle riqualificazioni. Per salvare faccia ed apparenza, quindi, la Regione Lombardia ha ben pensato di inserire Zingonia nei progetti FAS (Fondo Aree Sottosviluppate), snellendo gli obiettivi: i comprensori Athena saranno rasi al suolo, verranno ampliate le aree commerciali e nessun accenno a futuri propositi di edilizia popolare: gli alloggi ad affitto calmierato non saranno edificabili “poiché si assisterebbe ad una perpetuazione del problema”. Ma la vera perpetuazione del problema è un’altra, ben nascosta sotto l’ennesima facciata dei buoni propositi: LA SPECULAZIONE.  Vi dice nulla il nome di Grossi, braccio della Compagnia delle Opere nonché costola economica di Comunione e Liberazione? Ecco, parte del futuro cemento che annegherà quest' ”area”, sarebbe dovuto arrivare proprio dalle sue betoniere, se solo non l'avessero arrestato negli ultimi mesi del 2009 per frode fiscale ed appropriazione indebita. Che strano. &lt;br /&gt;Nessun accenno, ovviamente, agli abitanti, racchiusi senza distinzione sotto lo stemma di “problema” e alla meglio ritenuti come branco indifferenziato di spacciatori e criminali. Nessuno si è scandalizzato, infatti, dopo aver letto sui giornali che il giorno 3 dicembre 2009 è stato effettuato il taglio dell’acqua per morosità ai complessi Athena 2 e 3 (l’1 si è salvato grazie ad una fortuita colletta tra i condomini), dove tra l’altro si vive senza riscaldamento da anni. Nessuno si è preoccupato del fatto che, in realtà, molti condomini fossero effettivamente in regola con i pagamenti ed i debiti derivassero dalle morosità pregresse degli inquilini precedenti. Nessuno ha fatto caso alle svariate famiglie appena arrivate, disorientate e confuse e senza acqua nel rubinetto. Nessuno si è interessato ai destini dei bambini residenti, senza acqua calda: due tubi, posizionati all’esterno del complesso in pieno inverno e la tranquillità del dovere compiuto (“non avevano pagato le bollette”), hanno tranquillizzato numerose, troppe coscienze.&lt;br /&gt;La reazione degli abitanti, comunque, non si è fatta attendere: un folto gruppo di persone ha occupato la strada statale Francesca, al grido di “Acqua e diritti per tutti!”, bloccando il traffico nell’ora di punta ed obbligando il sindaco del Comune di Ciserano a programmare un incontro tra i rappresentanti dei condomini senz’acqua ed i portavoce della BAS, società che fornisce l’acqua, facente parte del gruppo A2A. Il rimborso complessivo richiesto dalla società è altissimo ed ammonta a 400000 euro. Dopo giorni di estenuanti trattative, si è giunti ad un accordo: ciascun comprensorio dovrà versare subito una quota parte di 2500 euro e poi ciascun condomino si vedrà arrivare a casa, oltre alla bolletta consueta, un bollettino per il versamento della rata per il rientro del debito (circa 125 euro al mese in più per appartamento oltre al normale pagamento per il consumo dell’acqua). Tutta questa trafila, tremendamente burocratica, è comunque ancora dagli esiti incerti: se gli inquilini prossimamente non rispetteranno il “Piano di Rientro”, resteranno un’altra volta all’asciutto, l’attenzione è al massimo livello.&lt;br /&gt;C’era una volta Linda Davis, ventitré anni. “C’era una volta”, perché adesso non c’è più: è morta  il 22 dicembre 2009 in uno degli sbriciolati appartamenti del complesso Athena, intossicata dal monossido di carbonio prodotto dal braciere che utilizzava per scaldarsi in quelle stanze gelate, senza riscaldamento per i debiti accumulati negli anni. &lt;br /&gt;A2A, come un macigno durante una frana, è inesorabilmente passata sopra tutto: a Linda, alle difficili condizioni economiche delle famiglie di Zingonia, alla problematica situazione dell’area stessa, a coloro che, al grido di “ACQUA! ACQUA!”, invocavano i propri diritti seduti in mezzo ad una strada. Ed eccola qui, la vera faccia della privatizzazione dell’acqua, il vero disastroso marciume malamente nascosto dietro l’Articolo 15 del Decreto Ronchi: l’esclusione sociale. Verranno infatti attaccati gli ultimi, i più deboli, i più fragili, coloro che non potranno permetterselo, coloro che verranno addirittura colpevolizzati poiché poveri.&lt;br /&gt;C’era una volta Renzo Zingone , c’era una volta Linda Davis e c’è, ancora, Zingonia, solcata da tutte quelle cicatrici che ricordano, irrimediabilmente spesso, ciò che di peggio caratteristico c’è in Italia: speculazione, assenza d’integrazione, mancanza di pianificazione, sviluppo industriale incontrollato.     Sopra tutto ciò, come una soffocante coltre di nebbia, ecco a voi l’Indifferenza a far da padrona: il sentimento odioso del Cittadino Bene che non sa vedere oltre una bolletta non pagata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Aggiornamento.&lt;br /&gt; (ovvero di come in realtà il Natale non renda più buono nessuno).&lt;br /&gt;Ci risiamo. Dopo la consueta pausa festiva, che oltre a riempire gli stomaci si preoccupa talvolta anche di pulire le coscienze, facendo opportunamente rimanere i problemi lontani dall'albero e dal vischio, la “Questione Zingonia” ha ricominciato, cocciuta, a bussare contro la porta.&lt;br /&gt;25 Gennaio 2010: ad oggi, il comprensorio Athena 3 è, di nuovo, senz'acqua e presto la medesima sorte toccherà ad altri due condomini (Anna 1 ed Anna 2). Il programma di rientro del debito non ha funzionato e, se mi è concessa dell'amara ironia, permettetemi di esclamare un sarcastico “ma pensa!”.&lt;br /&gt;Sono ben centoventicinque, infatti, gli euro di rata mensile che si era stabilito dovesse versare ciascuna famiglia abitante i sopracitati complessi: cifra sicuramente non irrisoria per la stragrande maggioranza degli abitanti di Zingonia, costretti alla miseria dal bassissimo reddito, dalla disoccupazione, dalla clandestinità e perlopiù vincolati al monoreddito famigliare.&lt;br /&gt;Al termine dell'ultima riunione, tenutasi tra i cinque sindaci dell'area ed i rappresentanti di ALER, Regione e Provincia di Bergamo con lo scopo di avviare un tavolo congiunto di riqualificazione, Ettore Pirovano (presidente leghista della provincia, ndr) ha dichiarato entusiasta: “Zingonia è un ghetto e va abbattuto”.&lt;br /&gt;Il castello di carte è crollato, miseramente, insieme a tutta quella laida rete d'ipocrisia imbastita unicamente per mantenere silenziosa l'opinione pubblica. Il fallimento dell'accordo di rientro era già noto a chi ha obbligato i condomini alla stipula del contratto, si sapeva benissimo che non sarebbe mai potuto essere rispettato e noi, con la nostra incredulità di fronte ad una cecità cosi palese, non siamo stati altro che ingenui.&lt;br /&gt;Le bollette non pagate non sono state altro che un sapiente pretesto, i debiti insoluti unicamente un tentativo per tranquillizzare l'opinione pubblica. Il taglio dell'acqua agirà come un vero e proprio cuneo su Zingonia: le famiglie se ne andranno, gli edifici fatiscenti verranno abbattuti, l'area sarà annegata di cemento, si potrà edificare, ciascun metro quadrato verrà rivalutato tanto oro quanto pesa, dei pusher e delle puttane non resterà traccia ed il bergamasco medio approverà tutto ciò con solenni cenni del capo perché, d'altronde, non pagando le bollette se la sono proprio andata a cercare. &lt;br /&gt;Siamo praticamente in piena campagna elettorale, non dimentichiamocelo: concetti come Ordine, Pulizia e Lotta al Degrado, in questi tempi di crisi ed incertezza, non sono altro che la miglior fabbrica di voti esistente (doloroso deja-vu, ndr).&lt;br /&gt;L'acqua, da simbolo di vita è diventata ricatto, strumento di disuguaglianza sociale sul quale agire indiscriminatamente e Zingonia, dal canto suo, un laido contenitore di problemi da estirpare.&lt;br /&gt;C’era una volta Renzo Zingone , c’era una volta Linda Davis e c’è, ancora, Zingonia, città fantasma abitata da “problemi” e non da “persone”, senz'acqua da mesi ma annegata nell'ipocrisia di una classe politica xenofoba e accentratrice, capacissima, come s'è già visto, di camminare sopra i diritti senza crearsi troppi scrupoli di coscienza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-5965560056914536827?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/5965560056914536827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/la-storia-di-zingonia-il-ghetto-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/5965560056914536827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/5965560056914536827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/la-storia-di-zingonia-il-ghetto-che.html' title='La storia di Zingonia, il ghetto che muore di sete.'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-8278921628950240741</id><published>2010-03-17T14:51:00.000-07:00</published><updated>2010-03-17T15:03:43.625-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='formigoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capitalismo verde'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='zingoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='a2a'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='moratti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='a comunione e liberazione'/><title type='text'>La Corazzata a2a</title><content type='html'>SPECIALE A2A&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nulla di meglio di un esempio per comprendere le dinamiche del capitalismo “verde”.&lt;br /&gt;Per una qualche contorta forma di esterofilia,  ci aspettiamo che gli alfieri del rinnovamento“ecosostenibile” provengano da qualche landa lontana, magari dal Nord Europa o dagli Stati Uniti, ed invece uno degli esempi più interessanti vive proprio accanto a noi, distante non più di pochi passi dalle nostre vite, produce la nostra elettricità, riscalda le nostre case, smaltisce i nostri rifiuti.&lt;br /&gt;In poche parole  costituisce l’ossatura infrastrutturale del Comune di Milano, i suoi destini finanziari sono legati a filo doppio con la salute del bilancio dell’amministrazione pubblica, il suo controllo rappresenta uno dei punti cardine dell’egemonia politico-finanziaria milanese.&lt;br /&gt;Stiamo parlando di A2A, una corazzata il cui giro di affari si aggira intorno ai seimila milioni di euro,&lt;br /&gt;proprietaria, fra le altre, del 60% di Edison, del 25% di Metroweb, del 100% di Amsa, operatore accreditato per il trading di emissioni, certificati verdi ed infine presenza significativa nel mercato dei termovalorizzatori (sua è infatti la “nuova”gestione del termovalorizzatore di Acerra).&lt;br /&gt;Questo gigante multiutility, almeno a parole, ha costruito il suo business attorno alla “sostenibilità”, pubblicando addirittura un bilancio a proposito e fregiandosi del fatto che “A2A ha sempre praticato la Sostenibilità anche verso l’intera comunità dei suoi Clienti, erogando servizi di qualità e producendo energia con tecnologie innovative ed adeguate alle esigenze sociali ed economiche oltre che ambientali.”.&lt;br /&gt;Ripercorrere le vicende di A2A può aiutarci a comprendere meglio quelle che sono le dinamiche reali del capitalismo “verde” in salsa lombarda, gli scontri di potere al suo interno ed il peso reale della fin troppo citata “sostenibilità” in confronto al più banale profitto.&lt;br /&gt;A seconda del livello di lettura, la storia di A2A è estremamente semplice o mostruosamente intricata. I libri di storia ne registrano la nascita il 1 gennaio 2008 in seguito ad una complessa fusione delle aziende di servizi municipalizzate di Milano e Brescia (AEM ASM AMSA); conseguentemente a questa operazione l' azienda è stata quotata in borsa.&lt;br /&gt;I comuni delle due città d'origine, tuttavia, hanno mantenuto un significativo controllo sia in virtù delle quote azionarie in loro possesso sia in sede di nomina del management. Quello che i libri di storia spesso omettono , però, è il ruolo delle agevolazioni fiscali concesse dallo Stato sul finire degli anni '90 per favorire la quotazione in borsa delle aziende municipalizzate, permettendo l’ingresso di capitale privato all’interno delle stesse.&lt;br /&gt;La Commissione Europea, nel giugno 2002, ha considerato questa iniziativa equiparabile ad un aiuto di Stato e perciò ha condannato A2A,  fra le altre, alla corresponsione di una multa maximilionaria; il governo, recepita la direttiva, ne ha disposto  il pagamento, ma l’azienda, dal canto suo, ha minacciato di azzerare il pagamento dei dividendi per far fronte alla maximulta.&lt;br /&gt;E fin qui non sembrerebbe esserci  nulla di particolarmente interessante se non fosse che i Comuni di Milano e di  Brescia in veste di azionisti di maggioranza avrebbero fatto affidamento sui dividendi 2009 per garantire la tenuta finanziaria corrente e non stiamo parlando di bruscolini ma di una cifra che si aggira attorno ai 166 milioni di euro (dividendo anno 2008).&lt;br /&gt;Come se non fosse già abbastanza assurdo che la stabilità finanziaria di amministrazioni pubbliche dipenda dalla performance di aziende private, il Comune di Milano, per aggiungere al danno la beffa, “incoraggiato”dal mancato rimborso del taglio dell’ICI (disavanzo di 30 milioni), starebbe pensando di risolvere  il problema trasformando i crediti in titoli vendibili, ovvero, in gergo tecnico, cartolarizzando una serie di immobili di proprietà comunale fra cui sedi ANPI e centri sociali (Cox, Ponte della Ghisolfa), riuscendo in questo modo anche nell’intento di liberarsi di “scomode spine nel fianco”.&lt;br /&gt;Da questa iniziativa possiamo comprendere una delle caratteristiche centrali del rinnovamento capitalista in analisi: non si evolve nel vuoto politico come vorrebbe il vangelo secondo il mercato, ma la sua genesi deriva da un equilibrio di poteri (e di nomine) strettamente connesso ai giochi delle forze politiche e, nello specifico lombardo, al “sultanato formigoniano”. &lt;br /&gt;Per essere brutalmente chiari la situazione è questa: un’azienda privata entra in possesso,grazie ad aiuti di stato, della rete energetica lombarda, di fatto privatizzando l'erogazione di quanto, fino al giorno prima, costituiva un bene pubblico; quando questo stato di cose arriva alla sua logica conclusione, l’unica risposta compatibile con la stabilità finanziaria del sistema risulta essere un ulteriore ciclo di privatizzazioni e di svendita dei beni comuni; una strategia, quest’ultima, che fa decisamente emergere una linea di tendenza che, a guardarla con occhi disincantati, risulta avere più a che fare con il saccheggio che con la “libera impresa”.&lt;br /&gt;Tuttavia, per comprendere A2A, il semplice dato finanziario non basta. Come scritto nelle righe precedenti, la sua redditività  la rende una preda ambita nei giochi di potere lombardi:  le nomine del management, secondo questi tristi maneggi, risultano perciò ostaggio del conflitto/cooperazione fra varie cordate politico-finanziarie. &lt;br /&gt;Al momento i centri di potere principali sono due: uno organico al potere ciellino ed alla Compagnia delle Opere di Brescia, l'altro espressione del sindaco Moratti e della sua legione di consulenti “d'oro”; questi si spartiscono le poltrone più ambite ma in futuro non è da escludersi che componenti minori quali Lega e la holding politica della famiglia La Russa (ora confinati alla periferia del sistema) possano rosicchiare posizioni importanti.&lt;br /&gt;Come già nel sistema sanitario lombardo, la Compagnia delle Opere ha il ruolo del leone tant’è che  l’uomo chiave di A2A è proprio Graziano Tarantini, avvocato d' affari, presidente del Consiglio di Sorveglianza, ex presidente della Cdo bresciana e, fra le altre cose, presidente di Akros, nata in seno all’Opus Dei. &lt;br /&gt;Un secondo ruolo di assoluto interesse, quello di direttore delle aree Corporate e Mercato, risulta&lt;br /&gt;essere occupato da un secondo esponente di CL, Renato Ravanelli.&lt;br /&gt;Oltre a questo, la cordata ciellina detiene anche parecchie posizioni di rilievo all’interno delle banche ed è quindi determinante per l’accesso al credito: lo stesso Tarantini è consigliere della Bpm, commissario della&lt;br /&gt;fondazione Cariplo ed azionista di Intesa.&lt;br /&gt;L’altra metà della società risulta essere in mano ai fedayin del sindaco Moratti: uomini di particolare risalto sono Rosario Bifulco, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza, già direttore di Lottomatica (da cui ha ricevuto un compenso di 32 milioni per 4 anni di lavoro) e Giuseppe Sala, ex direttore generale del Comune.&lt;br /&gt;In quota Lega possiamo annoverare incarichi relativamente prestigiosi fra cui quello di Bruno Caparini padre di Davide, parlamentare lumbard: in ogni caso non è un mistero che i bossiani stiano spingendo per ottenere una fetta più grossa.&lt;br /&gt;Questa lottizzazione terminale è uno dei molti paradossi di A2A: si tratta di una compagnia privata a guida politica, un po’ come le vecchie aziende di Stato… ma nel tal caso spartirsi la torta è legale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Con un curriculum simile non sorprende che la compagnia viva perennemente in quella zona grigia esistente fra commesse di Stato, appalti e libero mercato. Alcuni esempi permetteranno di rendere più chiaro il tutto. In primo luogo il nucleare perché, nonostante tutta l'enfasi sulla sostenibilità e le energie rinnovabili, costruire centrali è un’attività assai proficua e di fronte al vil denaro anche le scorie radioattive possono diventare "amiche dell’ambiente". Del resto, non è un segreto per nessuno la guerra serrata che si sta combattendo per chi fra Edison, Enel e A2A si debba aggiudicare la cascata di denaro legata alla riattivazione del nucleare nel belpaese (al momento sembrerebbe averla spuntata Enel ma i giochi sono tutt’altro che chiusi).&lt;br /&gt;D'altronde le opinioni di A2A sull’atomico sono abbastanza chiare: il direttore del Dipartimento Energia Gilardi ha recentemente affermato che il fotovoltaico è remunerativo solo perché sovvenzionato dallo Stato; in poche parole al progressivo ritiro delle sovvenzioni corrisponderà anche il ritiro di A2A dal suddetto mercato. Per quanto riguarda il nucleare i toni cambiano, infatti Zuccoli, presidente del Consiglio di Gestione, da tempo sostiene la necessità del ritorno al nucleare&lt;br /&gt;arrivando anche a chiamare in causa il destino produttivo, la volontà della nazione, nonché il libero mercato, indispensabile grimaldello ideologico per contrastare la posizione dominante di Enel/EDF.&lt;br /&gt;Curioso poi il fatto che ci si lamenti dei contributi "verdi" per il fotovoltaico ,dato che buona parte del business di A2A  risulta essere finanziato dal sistema  dei "certificati verdi" e non stiamo parlando di&lt;br /&gt;eolico o solare ma dei cari vecchi inceneritori di rifiuti.&lt;br /&gt;La storia dei certificati verdi è molto interessante e merita di essere raccontata: nel lontano 1992 il Comitato Interministeriale Prezzi dispose il pagamento di sovrapprezzi sul costo dell’energia elettrica da destinare in seguito, con l’altisonante nome di certificato verde, allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili ed "assimilabili"; tra tali fonti fu a poco a poco ammesso di tutto, dagli scarti di raffinazione del petrolio fino all’incenerimento dei rifiuti. Per renderci conto dell’assurdità, consideriamo che nel solo 2005 circa 4000  milioni di denaro pubblico sono stati destinati al finanziamento delle energie "assimilabili" contro i 1700 milioni dedicati allo sviluppo delle fonti realmente rinnovabili; nel 2004 ASM, una delle genitrici di A2A, ha ricevuto 55 milioni come "certificati verdi", tanti da potersi permettere annuali donazioni milionarie all’Assessorato all’Ecologia del comune di Brescia, ma abbiamo visto come in questo settore di mercato il conflitto di interesse non sia un eccezione quanto piuttosto, la norma.&lt;br /&gt;Questo sarebbe già abbastanza, ma la nostra bolletta dell’energia elettrica non è l’unica sorgente di finanziamento per gli inceneritori in quanto anche parte della Tarsu (tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) contribuisce al sovvenzionamento degli stessi.&lt;br /&gt;Quindi, l'incenerimento non solo si trova ad essere la soluzione più deleteria per lo smaltimento dei rifiuti con il peggiore equilibrio costi benefici, ma dobbiamo anche pagarne le spese di sviluppo; in pratica corrispondiamo il nostro denaro ad un’azienda privata perché ci fornisca un&lt;br /&gt;servizio che però si scopre essere di qualità inferiore ad altre alternative non sovvenzionate e, per completezza, ci sarebbe da ricordare che se in Italia paghiamo tasse per sostenere i termovalorizzatori, nel resto d’Europa sono i termovalorizzatori a pagare le tasse.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Un'altra storia interessante per comprendere i fasti del capitalismo verde in salsa morattiana è quella della Zincar, società di proprietà di Comune (51%) ed A2A (27%) con quote minoritarie in mano a Provincia(12%) e Coldremar Italia (12%).&lt;br /&gt;Lo scopo dichiarato di questa società avrebbe dovuto essere quello di sviluppare soluzioni per la circolazione automobilistica a zero emissioni di carbonio e dico “avrebbe dovuto” perché allo stato attuale la società risulta fallita: in perdita dal 2007, nell’aprile 2009 è venuto alla luce un buco nel bilancio di circa 18 milioni di euro che ha poi contribuito al fallimento datato maggio 2009.&lt;br /&gt;Per quanto celebrati dalla stampa, gli affari di Zincar non sono mai decollati: al suo attivo ricordiamo l’installazione di una stazione di rifornimento per auto ad idrogeno nel quartiere Bicocca che, se non ci fosse il pericolo di trasformare la farsa in tragedia, potremmo definire l'ennesima cattedrale nel deserto.&lt;br /&gt;Quale possibilità, infatti, di veder funzionare quel distributore dal momento che non solo nel nostro paese le automobili ad idrogeno sono considerate illegali e quindi prive del permesso di vendita e circolazione ma anche, soprattutto, i prezzi dell’idrogeno non sono nemmeno lontanamente competitivi con quelli di diesel, benzina e gpl? &lt;br /&gt;La storia tuttavia non finisce qui, infatti i nostri non si limitavano a produrre carburante per auto inesistenti ma percepivano pure finanziamenti dalla Comunità Europea nell'ambito del progetto Urban II con lo scopo di costruire un "centro per la sicurezza" nella periferia milanese di Quarto Oggiaro, ora destinato a rimanere incompleto.&lt;br /&gt;Purtroppo nella città delle "consulenze dorate", dei Moratti, dei Grossi e degli Abelli,  il fallimento di Zincar non suscita nemmeno particolare scalpore, rappresentando piuttosto solo l’ultimo elemento di una serie di società in cui il pubblico paga i conti ed il privato miete i guadagni, con la sostenibilità che giustifica consulenze, studi di fattibilità e progetti che nemmeno si pensa di poter portare in essere; l’importante sembra essere spendere soldi, non certo generare profitto, meno che mai sostenibile e forse solo  in questo senso l’esperienza di Zincar è miratamente significativa.&lt;br /&gt;Nel 2006 il Comune di Milano rileva la società da Aem che fino ad allora ne aveva detenuto la quota di maggioranza,  ma nessuno si preoccupa di controllarne i bilanci; proprio da qui nasce il sospetto che il buco sia precedente al 2006 e che il Comune abbia voluto comprare la società per togliere “la patata bollente” alla municipalizzata che, di lì a poco, avrebbe cominciato il cammino per confluire all'interno di A2A.&lt;br /&gt;Ricostruire le spese di Zincar rischia di diventare complesso e poco significativo dal punto di vista teorico ma basandoci sulle note spese ritrovate dalla Guardia di Finanza possiamo ricomporre la fibra morale del capitalismo dal volto verde: 2000 euro per coprire una trasferta di Baldanzi e "ospiti" da Milano a Brindisi, 1500 euro spesi in "biglietti di Natale", 180.000 euro investiti in una delle tante consulenze della società pubblicitaria AP&amp;B che vanta fra i suoi soci Massimo Bernardo, fratello dell’assessore regionale Maurizio; si finisce poi nel surreale considerando che Zincar erogava contributi a pioggia per iniziative nemmeno remotamente collegabili con la sostenibilità quali la "valorizzazione delle pietre tradizionali del Verbano Cusio Ossola" (circa 20.000 euro).&lt;br /&gt;Se, come esplicato nell’editoriale, il "capitalismo verde" rappresenta gli "abiti nuovi" di un vecchio padrone, quella lombarda si configura come una situazione particolarmente drammatica in cui anche il termine "capitalismo" rischia di essere fuori posto dal momento che non esiste alcun ciclo di reinvestimento ma solo  una logica di appropriazione della cosa pubblica che continua imperterrita dal craxismo fino all’attuale equilibrio ciellino- morattiano- leghista in cui il denaro pubblico viene utilizzato non tanto per costruire alternative sostenibili quanto per finanziare ulteriori sperequazioni, in una chiave più feudale che moderna.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L ultima storia è forse la più preoccupante: parla di acqua, di chi quell’acqua la eroga ( e può rifiutarsi di farlo) e di una città che non è nemmeno quello ma soltanto un’ "area": Zingonia,  presso Bergamo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-8278921628950240741?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/8278921628950240741/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/la-corazzata-a2a.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8278921628950240741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8278921628950240741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2010/03/la-corazzata-a2a.html' title='La Corazzata a2a'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-5583401121708921029</id><published>2010-03-10T14:53:00.001-08:00</published><updated>2010-03-10T14:55:51.539-08:00</updated><title type='text'>E' uscito sottotraccia #2</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/S5gjas1xfAI/AAAAAAAAABo/g7Zd5goHmBk/s1600-h/sotto2.png"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; 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uscito sottotraccia #2'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/S5gjas1xfAI/AAAAAAAAABo/g7Zd5goHmBk/s72-c/sotto2.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-1188512330466901447</id><published>2010-02-07T08:39:00.000-08:00</published><updated>2010-02-07T08:41:09.400-08:00</updated><title type='text'>Tracce Notturne</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/S27s7xuRa0I/AAAAAAAAABg/BtGcpbETNF4/s1600-h/flyer.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; 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 &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 204, 0);" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;b&gt; Qualcosa si sta muovendo&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 204, 0);" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;b&gt;SOTTOTRACCIA…&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;Mercoledì 25 ore 16,30 aula 3&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;b&gt;Facoltà di scienze politiche, Via Conservatorio 7 (MM1 San Babila&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;b&gt;)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;Presentazione del giornale universitario Sottotraccia&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/SwWC0ym8lCI/AAAAAAAAAAc/mobsS2sywUA/s1600/sott.png"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 207px; height: 294px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/SwWC0ym8lCI/AAAAAAAAAAc/mobsS2sywUA/s400/sott.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405870771178083362" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;Ci stanno arrestando, denunciando, caricando nelle piazze… per il governo siamo “guerriglieri”, “fannulloni”, “oppositori dell’innovazione”, “amici dei baroni”.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;Ma i provvedimenti sull’università intaccano la corporazione docente? Il diritto allo studio è stato potenziato, come promesso più volte? Chi ha scritto i provvedimenti? Quali sono gli equilibri politici che li hanno permessi?&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;A tutte queste domande abbiamo cercato di rispondere nello speciale &lt;/span&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;b&gt;“merito e diritto allo studio”&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt; del primo numero di SOTTOTRACCIA, la nuova rivista universitaria della Statale di Milano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;b&gt;Per scoprire le risposte a queste domande, partecipa alla presentazione di SOTTOTRACCIA!&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="center" lang="it-IT"&gt;&lt;b&gt;A seguire aperitivo nel cortile della Facoltà&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-7494054074140553596?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/7494054074140553596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/qualcosa-si-sta-muovendo-sottotraccia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7494054074140553596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7494054074140553596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/qualcosa-si-sta-muovendo-sottotraccia.html' title='Presentazione 25/11'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/SwWC0ym8lCI/AAAAAAAAAAc/mobsS2sywUA/s72-c/sott.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-6350740417516407494</id><published>2009-11-19T01:04:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T01:49:48.718-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Repressione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Solidarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Onda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Denunce'/><title type='text'>Se 60 denunciati e 2 sospensioni vi sembrano poco...</title><content type='html'>60 studenti universitari milanesi sono stati denunciati per i fatti accaduti durante le mobilitazioni&lt;br /&gt;dello scorso autunno contro la legge 133. Gli altri studenti ne sanno poco o nulla, e siamo certi che questo argomento susciterà in molti di voi un freddo disinteresse.&lt;br /&gt;Ecco perchè vorremmo cercare di comunicare proprio con chi, per motivi diversi, non ritiene gravi attacchi come questi alla libertá di manifestare&lt;br /&gt;e di ribellarsi allo smantellamento&lt;br /&gt;dell’istruzione pubblica. Già, perchè 60 denunciati sono un fatto molto serio, sia per i singoli in questione sia per i gruppi, i collettivi e le soggettività che durante l’Onda tutti voi in un modo o nell’altro avete conosciuto. Tuttavia, il pensiero più diffuso è di sano menefreghismo. Perchè&lt;br /&gt;allora interessarsi delle vicende giudiziarie di 60 studenti?&lt;br /&gt;Proviamo a rispondere.&lt;br /&gt;In primo luogo perchè quegli studenti non hanno messo in gioco il proprio tempo perchè si&lt;br /&gt;annoiavano in università. Questa potrebbe essere un’accusa tanto banale quanto fuorviante da parte di chi spesso addita le mobilitazioni degli studenti come manifestazioni di fancazzismo. Di fancazzista in tutto questo c’è proprio poco. C’è e c’era in quei mesi, un’indignazione, una profonda&lt;br /&gt;carica di rabbia, che in tanti non si è spenta. Rabbia per un’università che, travolta dalla crisi e dalle sue disfunzioni croniche, non trovava di meglio da fare che cambiarsi in peggio, millantando riforme strutturali e meritocratiche che, oltre a lasciare i baroni al loro posto, spalancano porte, portoni e finestre&lt;br /&gt;alle fondazioni e al capitale privato. Ecco allora un primo motivo per non lasciare soli quei 60 studenti. Per esprimere solidarietà e sostegno a chi ha messo in gioco sé stesso con passione per la difesa di un bene comune, cioè di tutti, ricchi, poveri, lavoratori, precari, docenti&lt;br /&gt;e studenti. Ma non si tratta solo di questo. Quelle denunce&lt;br /&gt;rappresentano un pericolo per tutti. Perchè spostano sul piano giudiziario il confronto politico sul futuro dell’istruzione e delle ricerca che l’Onda aveva saputo affrontare collettivamente. Cosí come sono un pericolo le 2 sospensioni che il Senato Accademico della Statale ha comminato lo scorso settembre a 2 studenti, rei di aver partecipato&lt;br /&gt;a un’iniziativa poltica, la “The Cleva Cup” che denunciava l’ipocrisia dei baroni, a partire dal Rettore Decleva. Quando al dissenso si risponde con gli apparati&lt;br /&gt;repressivi (magistratura nei tribunali, polizia nelle piazze e nelle universitá), significa che i politici, i baroni, i burocrati&lt;br /&gt;che lavorano alle riforme dell’istruzione si rifiutano di affrontare le rivendicazioni di cambiamento dal basso, e decidono&lt;br /&gt;di colpire un gruppo di studenti&lt;br /&gt;e fare terra bruciata intorno,&lt;br /&gt;additandoli come “pericolosi sovversivi” o “lesivi del docoro dell’Accademia”. Questo per legittimare come interlocutori solo alcuni timorosi e timorati leccapiedi che certamente niente hanno da dire di critico ai potenti dell’università, per non rischiare la carriera nei partiti o in universitá... Ecco allora un altro motivo per non lasciare soli i 60 denunciati per essere scesi in piazza con centinaia di migliaia di persone,&lt;br /&gt;genitori, maestri, insegnanti,&lt;br /&gt;lavoratori, ricercatori, studenti che in tutta Italia hanno bloccato il traffico delle cittá, hanno occupato i binari delle stazioni ferroviarie per cercare di impedire a Tremonti&lt;br /&gt;e Gelmini di distruggere l’istruzione pubblica.&lt;br /&gt;Ci rendiamo conto che per chi non si occupa regolarmente di università, per chi non fa politica militante, interessarsi di queste cose è difficile e quasi fastidioso.&lt;br /&gt;Ma i denunciati e i sospesi sono studenti come voi, che si sono messi in gioco per un’università migliore. Per questo non possiamo&lt;br /&gt;lasciarli soli. E non possiamo permettere che un confronto, anche aspro, su questioni cruciali&lt;br /&gt;per il futuro nostro e di questo sciagurato paese, venga ricacciato nelle aule dei tribunali&lt;br /&gt;ed eluso e cloroformizzato nelle nostre vetuste e dormienti università.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-6350740417516407494?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/6350740417516407494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/se-60-denunciati-e-2-sospensioni-vi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6350740417516407494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6350740417516407494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/se-60-denunciati-e-2-sospensioni-vi.html' title='Se 60 denunciati e 2 sospensioni vi sembrano poco...'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-6150850705478619195</id><published>2009-11-19T01:02:00.001-08:00</published><updated>2009-11-19T02:55:47.923-08:00</updated><title type='text'>LO SPECIALE: MERITO E DIRITTO ALLO STUDIO</title><content type='html'>Dalla pubblica amministrazione all’università, merito e valutazione sono le parole d’ordine usate per legittimare e costruire consenso attorno a provvedimenti e presunte riforme. E a ragione: in una società ingessata, in cui da un lato le disuguaglianze socioeconomiche&lt;br /&gt;si aggravano e dall’altro la mobilità sociale è minima, l’idea che ognuno possa disporre delle opportunità che le proprie capacità gli offrono, sembra condivisibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Inchiesta&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proviamo a distinguere i provvedimenti adottati dai “valori” usati per legittimarli:&lt;br /&gt;l. 1/2009, ripartizione differenziata dei tagli della 133/2008 in base alla classifica ministeriale delle università meritevoli, via libera ai concorsi indetti ormai 2 anni fa e annunciata riforma della governance. Quali sono gli equilibri che hanno portato a questi provvedimenti? La struttura di potere che governa l’università (il cosiddetto baronato) ne è intaccata? C’è una relazione tra il merito e i dispositivi implementati dal ministero?&lt;br /&gt;Cercheremo di rispondere a queste domande analizzando la classifica degli atenei virtuosi dello scorso 24 luglio, tracciando i profili dei paladini del merito nell’Universitá, usando le informazioni raccolte dal collettivo Fuori Controllo di Scienze Politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/giallo-al-ministero-dove-sparito-il.html#giallo"&gt;Giallo al ministero dov'è sparito il merito?&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;a href="http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/giallo-al-ministero-dove-sparito-il.html#cronistoria"&gt;La cronistoria&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/giallo-al-ministero-dove-sparito-il.html#coltelli"&gt;I protagonisti del merito&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I Privati&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diversi sono stati i provvedimenti legislativi volti a una privatizzazione del sistema università,&lt;br /&gt;a partire dalla possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato (l. 133/2008), per arrivare all’annunciata presenza nel Consiglio di Amministrazione&lt;br /&gt;di almeno il 40% di membri esterni (ddl di riforma dell’Universitá). Saranno i privati made in Italy a salvarci dai baroni e a instaurare la meritocrazia? Cercheremo di rispondere a partire da esempi concreti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/ci-salveranno-i-privati.html"&gt;Ci salveranno i Privati?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Diritto allo Studio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se i provvedimenti adottati dal governo andassero in una “direzione” meritocratica, vedremmo maggiori opportunità per gli studenti provenienti da backgrounds disagiati e meno abbienti. Vedremmo insomma qualche forma di potenziamento del diritto allo studio capace di garantire paritá di condizioni materiali. Perché solo cosí avrebbe senso ricondurre le differenze nei rendimenti al merito individuale. Se i tagli fossero indirizzati&lt;br /&gt;a colpire i baroni e a incrementare il diritto dello studio vedremmo piu’ servizi per gli studenti e regole che cercano di scalfire la corporazione docente. Ci addentreremo nella nostra università, la Statale di Milano, con l’aiuto di uninversi.org : biblioteche, mensa, tasse…. (nel prossimo numero casa e mobilitá). A che punto siamo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/diritto-allo-studio-e-servizi-agli.html"&gt;Diritto allo Studio e servizi agli studenti, a che punto siamo?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/un-pranzo-in-statale.html"&gt;Un pranzo in Statale&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/le-tasse-aumenteranno.html"&gt;Le tasse aumenteranno?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le precondizioni del Merito&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il merito, per poter passare da semplice valore a criterio in base al quale ridistribuire ricchezza, deve poter essere definito, scomposto in indicatori e misurato attraverso indici. Ma quali ne sono le precondizioni? Daremo qualche spunto di riflessione, non abbiamo una risposta pronta. Contribuite alla discussione inviandoci le vostre opinioni a&lt;br /&gt;sotto-traccia@inventati.org.&lt;br /&gt;Le pubblicheremo sul nostro sito sottotraccia.tk e sul prossimo numero della rivista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/le-precondizioni-del-merito.html"&gt;Le precondizioni del merito&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-6150850705478619195?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/6150850705478619195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/lo-speciale-merito-e-diritto-allo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6150850705478619195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6150850705478619195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/lo-speciale-merito-e-diritto-allo.html' title='LO SPECIALE: MERITO E DIRITTO ALLO STUDIO'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-8359350420661071135</id><published>2009-11-19T01:02:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T02:52:56.079-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inchiesta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tagli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Merito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Baroni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse universitarie'/><title type='text'>l'inchiesta sulla classifica degli atenei virtuosi</title><content type='html'>&lt;strong id="giallo"&gt;Giallo al ministero. dov'é sparito il merito?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’autunno del 2008, a pochi mesi dal suo insediamento, il governo si è trovato ad affrontare&lt;br /&gt;il primo movimento di protesta. Dalle scuole materne fino all’università, il mondo dell’istruzione é sceso in piazza&lt;br /&gt;contro i tagli decisi dalla manovra finanziaria per il 2009 (l.133/2008). Tagli voluti e così illustrati dal potente Ministro Tremonti alla Camera: “dovendo ridurre il deficit e non potendo aumentare le tasse, le alternative&lt;br /&gt;che ci si aprivano non erano numerose: si trattava di una politica&lt;br /&gt;di serio contenimento delle dinamiche incrementali della spesa pubblica” (17/07/2008) .&lt;br /&gt;L’Onda è stato un movimento capace di unire diverse componenti&lt;br /&gt;sociali e di riscuotere consenso nell’opinione pubblica. Situazione problematica per la Gelmini, che finiva per essere facile bersaglio dei manifestanti,&lt;br /&gt;ma anche dei colleghi di governo, e per giunta a causa di provvedimenti non suoi e che il 31 luglio aveva commentato negativamente: “Per quanto riguarda le risorse, è inutile ripetere cose già dette [..] Il turn over è certamente una misura pesante che, come ho già detto, è stata imposta dalla situazione economica dello Stato. Siamo consapevoli di arrecare un danno ai giovani, soprattutto a coloro che dovrebbero entrare nell’università”.&lt;br /&gt;“La filosofia cui intendo uniformare&lt;br /&gt;l’azione del ministero [..] si fonda sul trinomio autonomia, valutazione, merito, che è anche quanto l’Italia, oggi, si aspetta da noi”, così il 17 giugno 2008 il Ministro Gelmini si rivolgeva&lt;br /&gt;già per la seconda volta alla Commissione per spiegare&lt;br /&gt;il suo progetto di riforma dell’università. Non sarebbe potuta andare peggio: nel giro di pochi mesi si è trovata non solo senza fondi, ma anche molto impopolare.&lt;br /&gt;La Gelmini ha deciso di affrontare le proteste di piazza&lt;br /&gt;continuando ad inneggiare alla riforma dell’istruzione, alla necessità di combattere le baronie&lt;br /&gt;negli atenei, ai grembiulini nelle scuole.... cosa abbastanza tragicomica visto che l’unico provvedimento di una qualche consistenza era il drastico taglio alla spesa pubblica, dalla scuola materna all’università. Man mano che le proteste crescevano,&lt;br /&gt;la Gelmini ha cominciato ad usare l’ufficio stampa del ministero per annunciare, a scadenze brevi e regolari, l’arrivo di un’imminente riforma dell’università che avrebbe introdotto meritocrazia e valutazione contro gli interessi della corporazione docente che, insieme ai partiti della sinistra,&lt;br /&gt;strumentalizzava i poveri ingenui nelle piazze. Poco importa&lt;br /&gt;che i partiti della sinistra abbiano avuto scarsissimo peso nel movimento, perlomeno quello universitario, né che nelle piazze, oltre che contro i tagli, si protestasse contro i baroni.&lt;br /&gt;Infine arrivò il merito&lt;br /&gt;Tra il 10 novembre 2008 e il 28 ottobre 2009 sono infine arrivati i primi provvedimenti che preparano la strada della riforma dell’università: la l. 1/2009; i provvedimenti che ne attuano tutti i punti (tranne il potenziamento del diritto dello studio), tra cui la classifica degli atenei per ripartire quello che rimane del FFO; una bozza del regolamento dell’Anvur; la direttiva n. 160; il ddl di riforma dell’università. Tutto in nome della meritocrazia e contro la corporazione docente. Quali sono gli equilibri che ne hanno resa possibile l’approvazione? La struttura di potere che governa l’università (il cosiddetto&lt;br /&gt;baronato) ne è intaccata? Abbiamo cercato di rispondere a queste domande a partire dalla classifica degli atenei meritevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong id="classifica"&gt;La classifica degli atenei virtuosi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 luglio 2008. Stando al comunicato del Ministero e alle prime pagine dei quotidiani, è stato il giorno della rivoluzione nel sistema universitario. Repubblica: “Università, scatta la rivoluzione: più finanziamenti agli atenei migliori”; il Corriere: “Più fondi agli atenei migliori. La lista dei 27 centri virtuosi che riceveranno € 525 milioni”.&lt;br /&gt;Tuttavia il ministro Gelmini ha semplicemente firmato una serie di provvedimenti attuativi della l. 1/2009 (salvo quelli per il potenziamento del diritto allo studio). Ha sbloccato i concorsi indetti nel 2008 per la felicità dei baroni che già si stanno accordando nei dipartimenti per decidere chi far passare (con quali soldi?). Ha stabilito i criteri per la ripartizione del 7% del FFO per il 2009 (523,5 mil. €) peraltro con mesi di ritardo rispetto al 31 marzo, limite previsto dalla l. 1/2009. Ancora piú in ritardo (il 23 settembre) é arrivato il decreto che ha effettivamente sbloccato i fondi per l'anno in corso.&lt;br /&gt;I rettori delle università penalizzate hanno rilasciato dichiarazioni molto critiche, sottolineando l'arbitrarietà dei criteri utilizzati per valutare il merito e la qualità. Meno critici i rettori degli atenei virtuosi, come il Rettore di Trento, prima in classifica: “Lavorare premia: in Italia è una eccezione ma questa volta è successo”, o il Rettore dell'Università di Chieti, tredicesima: “Il 13° posto della d'Annunzio tra le università italiane non mi coglie di sorpresa. In parte lo sapevo già, in parte me lo aspettavo”. La corporazione docente sembra sconfitta: ogni Rettore commenta comprensibilmente la prestazione del proprio ateneo a seconda della posizione in classifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'E' QUALCOSA CHE NON QUADRA&lt;br /&gt;Sembrerebbe una classifica rigorosa e imparziale, che ha premiato chi se lo meritava. Tuttavia qualcosa non quadra... Come mai il ministero non ha mai divulgato le tabelle riassuntive e di confronto per tutte le università? C'è la classifica ma non i dati...... Quello che sappiamo é poco rassicurante: € 172.76 milioni sono stati assegnati in base a dati raccolti dal Civr piú di sei anni fa, nella valutazione triennale della ricerca 2001-2003. Molto discutibili anche gli indicatori scelti per misurare la qualitá della ricerca e la qualitá della didattica come il rapporto tra il numero di insegnamenti per i quali è stato richiesto il parere degli studenti ed il numero totale di insegnamenti attivi , o la percentuale di laureati 2004 occupati a tre anni dal conseguimento del titolo.&lt;br /&gt;La classifica lascia qualche dubbio... E' strano vedere cosí distanti la Statale di Milano (11°) e La Sapienza di Roma (42°).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHIETI -PESCARA COME OXFORD?&lt;br /&gt;Qualcos'altro non quadra.... L'Universitá di Chieti e Pescara é 13°. Dal Rapporto del 2008 sullo Stato del Sistema Universitario apprendiamo che la metà degli immatricolati all'ateneo non residenti in Abruzzo, “risultano immatricolati dopo sei o più anni di distanza dal conseguimento del diploma di maturità. Ciò potrebbe essere dovuto all’effetto di specifiche convenzioni per il riconoscimento di crediti relativi ad attività lavorative pregresse”. La conseguenza? Nel 2007 il 53,3% dei laureati all'Universitá di Chieti, ha coneguito la laurea precocemente. Ovviamente il rapporto tra il numero di crediti conseguiti e il numero di crediti previsti é uno degli indici della qualitá della didattica usati dal ministero. E' strano che Giavazzi non si sia stupito di vedere l'ateneo abruzzese cosí in alto nella classifica. Come ha potuto dimenticarsi il divertente articolo di Stella e Rizzo del 26 ottobre 2008 intitolato “Universitá, il business dei laureati precoci. La metá negli atenei di Siena e Chieti”?&lt;br /&gt;Il prof. Cuccurullo non ricopre solo l'incarico di rettore della Oxford abruzzese dal 1997 (attualmente é al quinto mandato, lo Statuto non pone limiti): dallo stesso anno è anche Presidente della II sezione del Consiglio Superiore di Sanità; é presidente della fondazione privata G. D'Annunzio finanziata generosamente dall'ateneo ma anche da molte case farmaceutiche ; é presidente per Statuto del CdA dell'universitá telematica Da Vinci; dal 2001 é presidente del Civr. Naturalmente Chieti fa parte dell'Aquis. Non ci stupirebbe scoprire che una persona cosí qualificata e meritovele abbia anche stilato la classifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong id="cronistoria"&gt;La Cronistoria&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Il 28 maggio 2008, il consiglio dei ministri approva l'atteso decreto legge n. 93/2008 (convertito nella legge n. 126/2008), che abolisce i l'ICI. Il mancato gettito viene coperto anche con una riduzione del FFO, a partire dal 2010, di 467 milioni più 16 milioni per ciascuno degli anni 2008-2009-2010 (art. 5, c. 1 e 7).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Il 25 giugno 2008, su proposta del Ministro del Tesoro On. Tremonti, il Consiglio dei Ministri approva , Gelmini compresa, il decreto legge n. 112 concernente: “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Il 5 agosto 2008 viene convertito dal parlamento nella legge n. 133, parte della monovra finanziaria per il 2009. Questi i punti che riguardano l'università: taglio del FFO ( Art.66 comma 13), Riduzione del turn over del personale ( Art. 66 commi 1-11, 14),  facoltà per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato (Art. 16 commi 1,2,5,9).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) Il 10 novembre 2008 il consiglio dei ministri adotta il decreto legge n. 180, “Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”. E' un provvedimento integrativo rispetto alla legge 133. I provvedimenti più rilevanti: nuove norme per i concorsi per i professori universitari e i ricercatori (art. 1); dal  2009 più fondi alle università nazionali migliori (art. 2) per risultati didattico-formativi e di ricerca ( se un ateneo è virtuoso lo stabilisce il Miur stilando una classifica); potenziamento del diritto allo studio (art. 3) ricorrendo alle “risorse del fondo per le aree sottoutilizzate”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) Il 9 gennaio 2009 il parlamento converte il dl. 180/2008 nella l. 1/2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) Il 24 luglio 2009 il Consiglio dei Ministri approva in prima lettura il regolamento dell'Anvur e i provvedimenti adottati attuativi del dl 180/2008  (tranne quelli riguardanti il diritto allo studio): &lt;br /&gt;- classifica dei 27 atenei nazionali più meritevoli e delle altrettante università più viziose in base alla quale attribuire il 7% del FFO del 2009, ridotto dalla l.133/2008.&lt;br /&gt;- bozza di regolamento dell'Anvur, che sostiuirà Civr e Cnvsu e tra le sue funzioni avrà quella di differenziare la ripartizione del FFO.&lt;br /&gt;- sblocco dei concorsi banditi nel 2008 e bloccati dalle nuove norme entrate in vigore con il dl 180/2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7) Il 4  settembre 2009 il Ministro Gelmini interviene con la direttiva n°160. Tra i consigli agli atenei:  “ si incentiva la possibilità di conferire incarichi, conteggiabili parzialmente per i requisiti, ai docenti in pensione”.&lt;br /&gt;Questo perchè ai docenti non in pensione non vengono pagati i contributi. Intanto l’assunzione di organico strutturato rimane bloccata al 20%. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8) Il 28 ottobre 2009 il consiglio dei ministri approva il ddl di riforma dell'università. Secondo il ministro l ariforma “sarà legge nei primi mesi di febbraio dell'anno prossimo, tra febbraio e marzo. Poi ci vorranno sei mesi per i decreti legislativi. Entro un anno sarà applicata”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong id="coltelli"&gt;I silenziosi coltelli di casa CRUI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è possibile che prima che l'Udu pubblicasse i dati dell'inchiesta, nessuna tra le università colpite, tranne quella di Parma, si fosse accorta dei “misteri” della classifica? In seguito qualche rettore ha rilasciato dichiarazioni piuttosto dure, la Cgil-flc ha chiesto chiarimenti, ma a fine settembre tutti sembravano essersene già dimenticati. Intervistato lo scorso 24 luglio Frati, rettore de La Sapienza, si è limitato a criticare l'utilizzo di dati vecchi, senza mettere in discussione la classifica stessa. Decleva, presidente della Crui e rettore della Statale di Milano, non ha speso una parola a riguardo.&lt;br /&gt;Forse non tutti sanno del silenzioso conflitto per la presidenza della Crui, che le nostre fonti ci informano essersi consumato tra Decleva e Frati. Il secondo mandato del Rettore della Statale sarebbe dovuto scadere lo scorso 30 settembre. Siccome lo Statuto pone il limite di due mandati, Decleva avrebbe dovuto abbandonare anche la presidenza della Crui. A cavallo tra il 2008 e il 2009 a Milano si é discusso se fosse opportuno modificare lo Statuto ad personam. Nel frattempo Luigi Frati, decisamente piú vicino al governo, si stava organizzando per prendere il posto del rivale milanese. Gli undici rettori delle universitá lombarde non hanno esitato a schierarsi col Magnifico scrivendo al Senato Accademico della Statale. “Si avvicina il dibattito politico sulla riforma della governance degli atenei e cambiare ora la guida della Crui sarebbe dannoso” ha spiegato il Rettore Fontanesi (Bicocca) a Repubblica il 29 dicembre . Infine, nonostante le iniziative di protesta dei collettivi, il 20 marzo il Senato della Statale ha modificato lo Statuto. Come mai la modifica, confermata con decreto ministeriale, non ha suscitato nessuno scalpore al ministero? Come mai la Gelmini ha preferito avere al tavolo della riforma un rettore “ostile” rispetto a uno “allineato”? Decleva non ha mai risposto a queste domande rivoltegli dai collettivi, ció che é certo é che La Sapienza si é trovata con quasi € 11 milioni in meno. Non ha risposto nemmeno all'invito rivoltogli ufficialmente dal Consiglio della Facoltá di Scienze Politiche di Milano lo scorso 10 febbraio a illustrare “il programma che intende proporre per il biennio di prolungamento del Suo mandato rettorale, nonché i provvedimenti di riforma delle governance dell’Ateneo che gli consentano di svolgere efficacemente entrambi gli impegnativi ruoli di Rettore [..] e di Presidente della CRUI”. I tagli all'universitá restano e secondo alcune indiscrezioni il bilancio della Statale sará in rosso di € 30 milioni giá dal 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong id="comeclassifica"&gt;Come è stata fatta la classifica?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A metá settembre l'Udu é riuscito a avere i dati del ministero e li ha utilizzati per ricalcolare la classifica in base agli stessi criteri. Il risultato é assai diverso:  La Sapienza risulta 2°, Milano 3°. Trento, la migliore, risulta 19°. Come si puó arrivare a  risultati cosí diversi  utilizzando gli stessi dati e facendo gli stessi calcoli? Semplice:  la classifica della Gelmini non riporta l'indice di merito totale (“la misura del merito”) di ogni ateneo né tantomeno la porzione di quel 7% assegnato in base all'indice.  Espone invece  la variazione percentuale dei fondi assegnati a ciascun ateneo rispetto a quelli che avrebbe  ricevuto senza la ripartizione differenziata. Dall'ammontare della quota base del FFO viene sottratto il 7% (€ 523,5 milioni). Questo importo viene ripartito tra gli atenei in funzione dell'indice di merito totale. Sommando la parte dei  €523,5 milioni  ottenuta in base all'indice di merito totale e la parte della quota base del FFO, si ottiene il finanziamento di ogni ateneo. La differenza percentuale tra questa somma e quanto ogni ateneo avrebbe  ricevuto senza ripartizione differenziata determina la posizione in classifica. Gli “effetti ottici” che ne derivano sono notevoli (vedi tabella). Così La Sapienza, pur essendo la 2° per “merito”, con l'attuale modello di ripartizione del FFO riceve  circa € 11 milioni in meno. La Oxford abruzzese invece, nonostante sia stata “aiutata”, come visto sopra, dalla scelta degli indici di merito, risulta 35°, ma riceve l'1,50% in più. Insomma: si sono scelti dei criteri discutibili, li si é applicati a dati vecchi, i risultati sono stati utilizzati per ripartire un fondo già decurtato e infine pubblicati in una tabella “distorta”. Il risultato? alcune tra le “peggiori” università si trovano in cima alla classifica e premiate, altre, tra le più “meritevoli”, sono invece state punite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong id="classifica"&gt;Chi ha fatto la Classifica?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei mesi precedenti la pubblicazione della classifica, sembrerebbe esserci stato un grande confronto tra le cordate nazionali di rettori per decidere i criteri e i dati da utilizzare. Consideriamo lo sfortunato “caso Macerata”. Il Rettore Roberto Sani in un comunicato dello scorso 12 giugno annunciava il suo Ateneo “terzo tra i 58 atenei italiani statali per virtuosità [..] Con l’applicazione della l. 1/2009 si troverebbe a ricevere una cifra consistente come quota premiale sulla base del merito”. Invece l’Ateneo si scoperto al 48° posto in base al merito, 53° nella classifica della Gelmini, con -3.14% di finanziamenti. Come mai? A spiegarlo il prorettore Roberto Sani in un comunicato rilasciato il 24 luglio stesso: il rettore “sulla base dei criteri stabiliti a suo tempo dal ministero, aveva giudicato molto positivamente la posizione dell’ateneo tra le Università italiane. Nel frattempo però  sono cambiati i criteri di valutazione per cui il nostro ateneo [..] è tra gli ultimi”.&lt;br /&gt;Anche se la classifica non é molto trasparente, non si tratta certamente del rinomato management made in Italy, “prima ci spartiamo i fondi in base agli equilibri politici, poi penseremo a indire gli appalti o a inventarci i criteri”. &lt;br /&gt;Alla giornalista de Il Messaggero che gli chiedeva un commento sulla controinchiesta dell’Udu,  Frati ha risposto: “per il futuro voglio [..] che le cose siano fatte per bene [..] E poi nelle commissioni che hanno preparato i dati, tra i valutatori, c’è anche qualche destinatario delle risorse e questo non va” (22/09/2009).  Il Rettore Cuccurullo sembra confermare: “Il 13° posto della d'Annunzio tra le università italiane non mi coglie di sorpresa. In parte lo sapevo già, in parte me lo aspettavo [..] Questi dati io li ho visti nascere in anticipo, dato che conoscevo il meccanismo attraverso il quale si arriva a decidere quale università è di eccellenza e quale no. Tradotto in finanziamenti, questo significa una buona dote premiale in più, il che di questi tempi non guasta proprio” (intervista del 24 luglio pubblicata su primadanoi.it, quotidiano abruzzese on line) .&lt;br /&gt;Se il ministero rendesse pubblici i nomi dei meritevoli che hanno lavorato alla classifica potremmo verificare la fondatezza di quanto ci hanno confermato le nostre fonti: Franco Cuccurullo avrebbe stilato la classifica insieme a Antonello Masia (Capo del Dipartimento per l'Universitá, MIUR) e Marco Tomasi (Direttore  della Direzione Generale per l'Universitá, MIUR). Marco Tomasi é stato Direttore Amministrativo prima  dell'Universitá di Trento (1°) e in seguito del Politecnico di Torino (2°). Carica che ha dovuto abbandonare il 14 luglio scorso, data della nomina al Ministero. Antonello Masia merita un capitolo a parte (vedi i protagonisti del merito).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong id="Gelmini"&gt;Povera Gelmini tre volte ostaggio...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non si cambia l’università in un giorno, ma questo è un secondo segnale forte (il primo fu il decreto sui concorsi di novembre) del quale il ministro Gelmini porta tutto il merito” così l'editoriale del Corriere firmato Giavazzi del 25 luglio scorso. &lt;br /&gt;Assai diverso è il quadro complessivo che emerge da questa inchiesta: un ministro incompetente e che conta meno di zero. All’interno del governo la Gelmini è ostaggio del potente Ministro Tremonti che ha già decretato la morte della ricerca universitaria e dell'università pubblica accollandole i costi dell’abolizione dell’ICI e della crisi (dl. 93/2008 e l. 133/2008). La Gelmini è anche ostaggio delle alte cariche del suo dicastero come il Capo del Dipartimento per l'Universitá Antonello Masia e dei potentati di baroni che, in un’estenuante lotta per spartirsi le briciole rimaste, di fatto scrivono e decidono i provvedimenti da adottare. Ovviamente su indirizzo politico del Ministro: “La filosofia  cui intendo uniformare l'azione del ministero [..] si fonda sul trinomio autonomia, valutazione, merito, che è anche quanto l'Italia, oggi, si aspetta da noi”.&lt;br /&gt;E' su questi presupposti che il “Disegno di legge in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio” è stato approvato dal Consiglio dei Ministri dello scorso 28 ottobre.  Lo stiamo analizzando, alla prossima….&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-8359350420661071135?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/8359350420661071135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/giallo-al-ministero-dove-sparito-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8359350420661071135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8359350420661071135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/giallo-al-ministero-dove-sparito-il.html' title='l&apos;inchiesta sulla classifica degli atenei virtuosi'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-3729132288994527614</id><published>2009-11-19T01:01:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T01:16:38.990-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto allo studio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoriale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Merito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Baroni'/><title type='text'>LE PRECONDIZIONI DEL MERITO</title><content type='html'>Avete mai provato a chiedere ad un cittadino italiano cosa pensa della meritocrazia?&lt;br /&gt;E' molto probabile che vi risponda che è un valido principio e che rappresenta lo strumento ideale per premiare coloro che se lo meritano.&lt;br /&gt;Niente di cui stupirsi, in Italia esiste un atavica fame di merito: una struttura sociale bloccata e nepotistica produce necessariamente, da parte dei giovani, una richiesta di un criterio valutativo”nuovo” in grado di scardinare le attuali gerarchie. &lt;br /&gt;Eppure spesso di merito se ne sente parlare troppo ed a sproposito, il merito rappresenta un concetto “giusto a prescindere” e proprio per questo strutturalmente ambiguo, che può essere mobilitato in difesa qualsiasi posizione: da quella, corretta, di chi vede sminuite le proprie competenze da un sistema iniquo; a quella, profondamente distorta, di coloro che, privi di qualsiasi merito personale, non disdegnano di utilizzare “Il Merito” allo scopo di attaccare ciò che intralcia il loro personalissimo potere: servizio pubblico, scuola, studenti solo per citarne alcuni.&lt;br /&gt;A questo punto, per capire il merito c'è la necessità di fare un passo indietro enumerando le precondizioni materiali in grado di rendere reale il concetto. &lt;br /&gt;In primo luogo il merito presuppone un' uguaglianza sostanziale delle posizioni di partenza, perché i nostri risultati finali siano frutto del nostro lavoro personale occorre che a tutti sia concessa la stessa dotazione di partenza. Questo per quanto riguarda l'università richiede che si provveda a tutte quelle iniziative che rendono reale il “diritto allo studio”.&lt;br /&gt;Per una dimostrazione più precisa vi rimandiamo all'inchiesta ma se avete mai provato a usufruire di un alloggio o a richiedere una borsa di studio o se anche solo siete fuorisede avete certamente provato sulla vostra pelle la “concretezza” del diritto allo studio.&lt;br /&gt;In secondo luogo il merito presuppone una valutazione ed, ovviamente un valutatore; questo apre tutta un altra serie di problemi.&lt;br /&gt;Una valutazione strettamente oggettiva è, per definizione, impossibile e, per quanto sia possibile ed auspicabile l'utilizzo di criteri valutativi trasparenti, sperare nell'imparzialità di una classe politico-amministrativa ostaggio di lottizzazioni, quote di partito, feudi e baronie personali ci sembra quantomeno ingenuo. &lt;br /&gt;In conseguenza di queste due semplici osservazioni possiamo considerare come del merito si senta solo “il profumo” senza mai poterne assaporare la sostanza. &lt;br /&gt;Resta da capire il ruolo concreto dell'ideologia del merito nel sistema contemporaneo per rendercene conto basta uno sguardo ai dati occupazionali dei laureati1.&lt;br /&gt;Ad un anno dalla laurea specialistica non lavora il 37,8 % dei laureati; del restante 62% che lavora il 18 % lavora part time, il 42% finisce nel pantano dei contratti “atipici”ed il 3,5% direttamente lavora senza contratto. A rincarare la dose aggiungiamo sia il fatto che esiste una differenza netta di 300 euro fra lo stipendio medio di uomini e donne a vantaggio dei primi (nonostante il voto delle donne sia, in media, più alto di due punti) sia il fatto che il 45,6 % dei “lavoratori” semplicemente prosegue un lavoro che esercitava prima della laurea.&lt;br /&gt;Da questi dati possiamo renderci conto che in Italia esiste una massa di individui per cui il titolo di studio e le conoscenze apprese hanno ben poca connessione con il lavoro e la conseguente posizione sociale, tutto questo dà l'idea del fallimento completo della laurea quale mezzo per migliorare le proprie condizioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fronte di questo sfacelo l'ideologia del merito  sembra essere utilizzata come procedura di “conenimento dei danni”. In pratica se le cause del fallimento sono e restano strutturali (basta un minimo di memoria storica per  ricordare gli sfaceli delle varie riforme e riformine) il merito permette di spostare la colpa dell'insuccesso sul singolo individuo: non ti sei laureato in tempo ? La colpa non è del fatto che non hai potuto usufruire di servizi decenti, del fatto che magari hai dovuto lavorare per pagarti gli studi o del fatto che non esistono abbastanza appelli d'esame; no il problema è il tuo non esserti impegnato abbastanza.&lt;br /&gt;Rincariamo ulteriormente la dose. &lt;br /&gt;E' cosa accertata, anche senza citare dati, che in Italia nella ricerca di un lavoro decente contino più le conoscenze personali e familiari che i titoli accademici, è quasi banale parlarne. Tuttavia quello che non è banale è il notare come le richieste di una maggiore meritocrazia giungano spesso e volentieri da persone che si sono ben guardate dall'utilizzare il merito quale criterio guida per la loro ascesa al potere. Come esempio basti considerare le storie personali del ministro Brunetta e della presidente di confindustria Emma Marcegaglia: il deprimente curriculum accademico del primo è stato oggetto di un numero dell'Espresso e per quanto riguarda la seconda, visto e considerato che porta lo stesso cognome dell'azienda che dirige possiamo considerare quali insormontabili difficoltà debba aver affrontato nell'ottenere cotanta posizione di prestigio da parte di suo padre.&lt;br /&gt;Ora, il problema del merito come concetto esiste nella misura in cui l'ideologia del merito impedisce la discussione dei presupposti di una reale meritocrazia; per essere più diretti il problema è costituito da quanti, saliti al potere per ragioni tutt'altro che meritocratiche utilizzano il paravento del merito sia per nascondere l origine della propria posizione sia per disciplinare tutta quella massa di studenti e lavoratori scontenti e sottoccupati rendendoli responsabili di colpe non loro ,onde evitare che queste stesse persone si rendano conto di quanto la responsabilità della loro condizione risieda altrove. &lt;br /&gt;Ora, considerato questo, rimane sempre la solita domanda “che fare?”: abbandonare totalmente il concetto di merito come ideologico ed irrealistico oppure selezionare alcuni correttivi che permettano di sostituire al “profumo del merito” una meritocrazia fattuale? &lt;br /&gt;La risposta è tutt'altro che semplice, travalica lo scopo di questo semplice articolo e, data la sua importanza, nemmeno sarebbe corretto darla in questa sede; in effetti crediamo che la risposta debba emergere dalla discussione fra il giornale ed i suoi lettori, proprio per questo vorremmo che foste anche voi, insieme a noi, a ragionare sul concetto di merito. &lt;br /&gt;Fatelo, mandandoci delle email, raccontandoci cosa pensate sul tema. Le proposte , i problemi segnalati e la discussione che ne scaturirà saranno poi pubblicati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-3729132288994527614?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/3729132288994527614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/le-precondizioni-del-merito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/3729132288994527614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/3729132288994527614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/le-precondizioni-del-merito.html' title='LE PRECONDIZIONI DEL MERITO'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-5860427335055751163</id><published>2009-11-19T00:58:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T01:00:13.496-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto allo studio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mensa'/><title type='text'>UN PRANZO IN STATALE?</title><content type='html'>Avete mai pranzato nella mensa di Festa del Perdono? Beh, non vi siete persi nulla. Gli studenti che studiano e vivono nella grande sede storica della Statale sanno che bisogna tenersene alla larga, se non altro per il fatto che, tutto intorno alle mura dell'ateneo, bar, baretti, pizzerie, kebappari, indiani, piadinerie, etc. offrono a costi minori o uguali cibo di qualità migliore: una per tutti la mensa delle ACLI di Via della Signora , a cento metri dalla mensa dell'università, che per 6,50 euro offre pasti completi.&lt;br /&gt;In realtà la questione è ben più grave. &lt;br /&gt;La possibilità di mangiare un pasto caldo, e buono, ad un prezzo contenuto dovrebbe essere una certezza per gli studenti universitari; e infatti in gran parte degli altri atenei italiani non capita di spendere 7-8 euro per un pasto. In altre città il CIDIS (ex ISU), o chi per lui, si preoccupa di rimborsare gran parte del costo del pranzo: le mense costano come da noi, ma, se si presenta il tesserino universitario, si paga la metà.&lt;br /&gt;E' troppo pretendere che la mensa sia un posto confortevole e di socializzazione? Non hanno diritto gli studenti a mangiare in tranquillità (senza essere cacciati appena finito il pasto), a fare colazione ripassando gli appunti prima di un esame, a discutere di filosofia, storia o geografia sorseggiando una birra in compagnia? &lt;br /&gt;A queste se ne aggiungono alcune che rivelano aspetti più inquietanti: perché le porte di sicurezza della mensa sono sprangate? Come mai la Statale appalta la ristorazione a una ditta scadente, cara e che fa ampio uso di manodopera precaria?&lt;br /&gt;Uninversi ha iniziato il suo percorso sulle mense con una serie di provocatori pranzi sociali a base di cous-cous vegetariano e con un filmato che riprende le uscite di sicurezza bloccate dai lucchetti (primavera scorsa. n.d.r.) che sarà a breve pubblicato sul sito. Ora intende sviscerare il problema con un'indagine approfondita che parta dalle colpe del CIDIS fino al ruolo dell'amministrazione e dell'Aspam (la ditta appaltatrice. n.d.r.).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-5860427335055751163?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/5860427335055751163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/un-pranzo-in-statale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/5860427335055751163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/5860427335055751163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/un-pranzo-in-statale.html' title='UN PRANZO IN STATALE?'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-551103533872100255</id><published>2009-11-19T00:57:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:58:32.360-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritto allo studio'/><title type='text'>DIRITTO ALLO STUDIO E SERVIZI AGLI STUDENTI, A CHE PUNTO SIAMO?</title><content type='html'>L'apertura di un confronto sul tema, negli anni del merito e del traghettamento delle università pubbliche in fondazioni, è questione di sicura in-attualità. Un bilancio disincantato sull'incompiutezza del diritto allo studio (cavallo di battaglia delle mobilitazioni universitarie degli ultimi venti anni) appare oggi altamente improbabile e gli anni dell'opposizione alla riforma Ruberti e del movimento della Pantera sono lontani più che mai. Se la memoria di quell'esperienza sarà consegnata al rituale ingessamento editoriale, la domanda che offre il titolo a questo contributo rimarrà a lungo inevasa. L'esercizio di sovrapporre questo tema “antico” alla vulgata contemporanea in tema di meritocrazia offre però l'occasione per riproporre in termini inediti questa sfida: un'idea organica di diritto allo studio è irriducibile all'idea di accesso universale all'istruzione (progressione delle tasse, borse di studio..); solo integrando un adeguato sistema di servizi ed agevolazioni per gli studenti sarà possibile lavorare sull'appianamento delle molteplici condizioni socio-economiche di partenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da queste considerazioni siamo partiti un anno fa con una scommessa: fare breccia nella questione del “dsu“ giocando su un punto focale differente da quello delle grandi riforme e vicino alla quotidianità del vivere, oggi, in Statale. L'esperienza maturata in seno al gruppo di studio ci ha portato ad elaborare dossier, ad occupare simbolicamente la sala studio più frequentata dell'ateneo, fino a spingere in maniera determinante per la sperimentazione di apertura serale nei tre mesi primaverili1.&lt;br /&gt;La “Statale” gestisce un patrimonio di una ventina tra grandi biblioteche e sale studio ed oltre 130 biblioteche di dipartimento per un patrimonio non solo librario che sarebbe riduttivo definire inestimabile; tuttavia in “Festa del Perdono” solo la “sala A”, 250 posti, resta aperta fino alle 19.30, a seguire...coprifuoco. Una prima valutazione sullo stato dell'arte del sistema bibliotecario può coerentemente poggiare su questi pochi, peculiari dati: grande potenziale culturale ma anche grande inefficienza e totale incomprensione di contesto metropolitano post-moderno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin qui d'accordo ma perché affrontare un tema già vasto a partire da una questione tanto puntuale? Assume qui prioritaria importanza la comprensione delle forme dell'abitare a Milano: quanti di noi sono studenti che condividono stanze in affitto, pendolari, studenti fuori sede o magari equilibristi del doppio e triplo lavoro? E' una città, Milano, che si fa gran vanto di non conoscere pause né feste comandate; allo stesso tempo però le biblioteche rionali chiudono la sera2 (riflettendo perfettamente una patologia storica del nostro ateneo) e non esistono, specialmente col freddo, altri spazi confortevoli e dotati di servizi dove poter studiare.&lt;br /&gt;Alla luce di questo excursus assume nitidezza l'idea di partenza: individuammo tre vertenze simboliche legate alle biblioteche d'ateneo (apertura serale, fornitura di servizi fotocopie ed accoglienza, apertura del dibattito sull'open access) con l'intento di innescare partecipazione a partire da esigenze quotidiane e riflessioni maturate con l'esperienza dell'essere studenti, individui curiosi e insoddisfatti. Metaforicamente quindi, ci siamo approcciati al tema del “dsu” innanzitutto da una sua possibile declinazione (biblioteche e tutto quanto si dipana da questa bella parola) per poi ampliare la prospettiva d'inchiesta ad altri ambiti: la questione della casa, le mense, quindi la mobilità e così via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veniamo in chiusura a quella sovrapposizione di campo cui accennavamo introducendo: la metafora della carriera universitaria come “corsa a premi” non ci affascina: la medaglia per il primo arrivato non giova alla crescita collettiva e la squalifica conseguente relega tutti gli altri al ruolo di comparse nel vasto esercito di riserva della formazione universitaria. Come vincere la propria singolare sfida e scommettere sul futuro quando i blocchi di partenza sono sparsi lungo tutta la pista di atletica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché dobbiamo riproporre l'attualità del “dsu” quale garanzia di equità di trattamento ed opportunità (sempre nell'era del merito presunto). Ecco perché vogliamo biblioteche aperte, gratuite e ricolme di servizi, dentro e fuori dalle facoltà; è lo stesso motivo per cui ci ostiniamo a non capire perché i testi fuori edizione non siano resi accessibili gratuitamente in rete. Vogliamo qualità, open access ed un posto accogliente dove coltivare il nostro presente singolare e il nostro futuro collettivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-551103533872100255?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/551103533872100255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/diritto-allo-studio-e-servizi-agli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/551103533872100255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/551103533872100255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/diritto-allo-studio-e-servizi-agli.html' title='DIRITTO ALLO STUDIO E SERVIZI AGLI STUDENTI, A CHE PUNTO SIAMO?'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-8614311977566546845</id><published>2009-11-19T00:56:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:57:38.872-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Privatizzazione'/><title type='text'>CI SALVERANNO I PRIVATI?</title><content type='html'>Diversi sono stati i provvedimenti legislativi volti a una privatizzazione del sistema università, a partire dalla possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato (l. 133/2008), per arrivare alla presenza nel Consiglio di Amministrazione di almeno il 40% di membri esterni (ddl di riforma dell'Universitá).    Come si inseriscono questi provvedimenti nel contesto specifico di un paese che, per tradizione, ha sempre investito poco nell'innovazione e nel sistema formativo? Soprattutto come si collocano in questo periodo di crisi economica? Perchè le imprese private dovrebbero investire proprio ora nelle università e nella ricerca? Come avviene e che conseguenze ha l'ingresso dei capitali privati nei bilanci degli Atenei? &lt;br /&gt;Cominciamo con un'interessante esempio di uno dei significati che può assumere la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una strana fondazione.  &lt;br /&gt;Accanto all'Università degli studi Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara, vi è la “Fondazione Gabriele d'Annunzio”, creata nel 2003 su volere del Rettore Franco Cuccurullo. La Fondazione viene descritta nello Statuto come braccio operativo dell'Ateneo avente come scopo quello di procurare risorse aggiuntive tramite l'acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato; “questa azione [...] comporterà una notevole riduzione dei tempi di approvigionamento rispetto a quelli richiesti dalle procedure pubblicistiche”. Come mai una riduzione dei tempi? Semplice: evitando le procedure pubbliche di appalto e passando alle chiamate dirette di ditte e tecnici secondo criteri non stabiliti. &lt;br /&gt;Finorà però i finanziamenti ricevuti da enti privati sono stati pochissimi. Il fatto è presto spiegabile notando che nel Consiglio d'Amministrazione della Fondazione i posti riservati a membri esterni sono solo 2 su 8... nessun ente dunque vorrà mai investire un'ingente somma sapendo che poi non avrà il potere di controllarla e gestirla.&lt;br /&gt;Con quali soldi opera allora la Fondazione? Il Consiglio d'Amministrazione dell'Ateneo ha stabilito una dotazione iniziale di 600.000 euro e un contributo annuo di 500.000 euro a decorrere dal 2004. Da dove arrivano questi soldi? Dall'Ateneo (pubblico).     &lt;br /&gt;Per finire un'ultima domanda: chi sono gli altri 6 facenti parte del Consiglio di Amministrazione e che dunque gestiscono questo denaro pubblico? Il Presidente è il Rettore Cuccurullo e gli altri membri sono gli stessi docenti che siedono già nel Senato e nel Consiglio d'Amministrazione dell'Ateneo.&lt;br /&gt;La situazione è ben strana: non si capisce infatti l'utilità del braccio operativo se poi il denaro è sempre quello pubblico e le persone che lo controllano sono sempre le stesse.. Unica risposta che sembra realistica è dunque che la creazione di una Fondazione di diritto privato permette di evadere le regole di garanzia, trasparenza, economicità cui sono tenute le amministrazioni pubbliche e poter gestire così in modo privatistico un denaro che è pubblico.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;É così che la componente baronale di un'università pubblica può trarre vantaggi, economici e di potere, dalla creazione di una fondazione di diritto privato e foraggiare con denaro pubblico le imprese private che partecipano al sistema clientelare locale.&lt;br /&gt;Continuiamo riflettendo su quali vantaggi ci possono invece essere per imprese o enti privati. Da cosa possono essere spinti per decidere di investire nelle università?Per capirlo vediamo come si configura  il rapporto tra impresa e università nel...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...Progetto Axia: &lt;br /&gt;Nestlè e Crui insieme per la ricerca? &lt;br /&gt;Il 27 aprile 2009 viene presentato, presso la sala conferenze della Crui, il progetto Axia, che vede una collaborazione diretta tra  le università italiane e la Nestlè (multinazionale nota per violazione dei diritti dei lavoratori e sfruttamento minorile, rinomata per il commercio di latte in polvere, nonché condannata per utilizzo di sostanze tossiche in alcuni imballaggi di alimenti). A partire dal marzo 2008 infatti il mondo accademico è stato chiamato all'appello per presentare progetti di ricerca, riconducibili a uno dei tre temi “Alimentazione, sostenibilità e multiculturalità”, che riceveranno poi i fondi dall'impresa. Complessivamente sono pervenuti 117 progetti di ricerca, da parte di 31 atenei e con il coinvolgimento di 500 docenti.&lt;br /&gt;Ci racconta Decleva, nella prefazione del libro che raccoglie tutti i progetti, che Axia (in greco valore) si basa sullo spirito di una collaborazione innovativa e sistematica tra attività di ricerca scientifica e mondo produttivo volta a concretizzare la conoscenza per produrre sviluppo economico e sociale. Sarà vero? &lt;br /&gt;Fra i 117 progetti Nestlè ne ha scelti quattro, sui temi alimentazione e sostenibilità  (casualmente è rimasto rimasto fuori proprio il tema multiculturalità), i quali verranno finanziati nell'arco del biennio 2009/2010 grazie a un investimento già allocato di oltre 1 milione di euro. “Meglio finanziare adeguatamente un numero ristretto di idee piuttosto che finanziamenti a pioggia scarsi per tutti”, dichiara (o si vede costretto a dichiarare?) Decleva. E meglio ancora finanziare progetti “incentrati su argomenti coerenti con le priorità strategiche del Gruppo in area scientifica” -come possiamo leggere nella premessa del libro sopra citato.  &lt;br /&gt;D'altra parte la dichiarazione di Manuel Andrés, Capo Mercato del gruppo Nestlè Italia, “Nestlè avvia un percorso che mi auguro possa essere seguito anche da altre aziende desiderose di investire nella ricerca universitaria con l'intento di creare valore per l'uomo e per l'ambiente in cui esso vive” stride leggermente con quello che è il naturale scopo di ogni azienda che si rispetti: generare profitto. &lt;br /&gt;Lo slogan “Nestlè e Crui insieme per la ricerca” sembra celare piuttosto un'opportunità per la prima di salvare la propria immagine, fingendosi interessata a un progetto teoricamente rivolto alla collettività, e un'occasione per la seconda di reperire altrove i finanziamenti venuti a mancare da parte dello stato.&lt;br /&gt;Il nome Axia dunque come creazione di valore per la collettività-come dicono i loro promotori- o piuttosto come messa a valore sul mercato delle intelligenze dei ricercatori che vengono trasformate in prodotti vendibili e acquistabili?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è qualcos' altro che può attirare i privati ad entrare nelle università? Certo.. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dopo l'università-azienda arriva l'Università-vetrina.&lt;br /&gt;Inoltre gli immobili di quegli Atenei che hanno le loro sedi nel centro-città offrono una vera e propria passerella e costituiscono un ottimo investimento per l'immagine di un'azienda. &lt;br /&gt;Fu così che nell'aprile 2009 il cortile della sede di via Festa del Perdono si trasformò in una vetrina che metteva in esposizione le avveniristiche installazioni curate da Interni.&lt;br /&gt;L'università che ha sede nella capitale italiana della moda, per mantenere il bilancio in attivo, ormai  concede gli spazi dello studio e della libera ricerca a eventi mondani, esposizoni private, cartelloni pubblicitari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il debito con le banche convertito in capitale degli azionisti&lt;br /&gt;La possibilità di gestire il patrimonio immobiliare degli Atenei, terreno fertile per ogni tipo di speculazione edilizia, si rivela piuttosto allettante. Quando nel 2010 la Statale di Milano avrá un bilancio in passivo per 30 milioni di euro, come potrá pagare gli stipendi? Ricorrendo a prestiti dalle banche. Su quali garanzia? L'unica garanzia che puó offrire sono gli immobili. Peggiornado ulteriormente il bilancio col passare degli anni, non é fantascienza l'ipotesi della trasformazione della Statale in una fondazione di diritto privato in cui il debito contratto con le banche diventa il capitale degli azionisti (le banche).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se da un lato dunque il cosiddetto baronato continua a gestire il poco denaro pubblico rimasto, dall'altro gli enti privati entrano nelle università solo con finanziamenti mirati e solo per inseguire particolari interessi economici e non certo con un sistema di finanziamento che possa sopperire ai pesanti tagli ai fondi pubblici. All'orizzonte la minaccia delle fondazioni private dove le banche, creditrici, diventano azioniste di maggioranza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-8614311977566546845?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/8614311977566546845/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/ci-salveranno-i-privati.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8614311977566546845'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8614311977566546845'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/ci-salveranno-i-privati.html' title='CI SALVERANNO I PRIVATI?'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-7277260106955174239</id><published>2009-11-19T00:54:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:55:38.450-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Merito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Baroni'/><title type='text'>I SILENZIOSI COLTELLI DI CASA CRUI</title><content type='html'>I SILENZIOSI COLTELLI DI CASA CRUI&lt;br /&gt;Come è possibile  che prima che l'Udu pubblicasse i dati dell'inchiesta, nessuna tra le università colpite, tranne quella di Parma, si fosse accorta  dei “misteri” della classifica? In seguito qualche rettore ha rilasciato dichiarazioni  piuttosto dure, la Cgil-flc ha chiesto chiarimenti, ma a fine settembre tutti sembravano essersene già dimenticati. Intervistato lo scorso  24 luglio Frati, rettore de La Sapienza, si è limitato a criticare l'utilizzo di dati vecchi, senza mettere in discussione la classifica stessa.  Decleva, presidente della Crui e rettore della Statale di Milano, non ha speso una parola a riguardo.  &lt;br /&gt;Forse non tutti sanno del silenzioso conflitto per la presidenza della Crui, che le nostre fonti ci informano essersi consumato  tra Decleva e Frati. Il secondo mandato del Rettore della Statale sarebbe dovuto scadere lo scorso 30 settembre. Siccome lo Statuto pone il limite di due mandati, Decleva avrebbe dovuto abbandonare anche la presidenza della Crui. A cavallo tra il 2008 e il 2009 a Milano si é discusso se fosse opportuno modificare lo Statuto ad personam. Nel frattempo Luigi Frati, decisamente piú vicino al governo, si stava organizzando per prendere il posto del rivale milanese. Gli undici rettori delle universitá lombarde non hanno esitato a schierarsi col Magnifico scrivendo al Senato Accademico della Statale. “Si avvicina il dibattito politico sulla riforma della governance degli atenei e cambiare ora la guida della Crui sarebbe dannoso”  ha spiegato il Rettore Fontanesi (Bicocca) a Repubblica il 29 dicembre . Infine, nonostante le iniziative di protesta dei collettivi, il 20 marzo il Senato della Statale ha modificato lo Statuto. Come mai la modifica, confermata con decreto ministeriale, non ha suscitato nessuno scalpore al ministero? Come mai la Gelmini ha preferito avere al tavolo della riforma un rettore “ostile” rispetto a uno “allineato”? Decleva non ha mai risposto a queste domande rivoltegli dai collettivi, ció che é certo é che La Sapienza si é trovata con quasi € 11 milioni in meno. Non ha risposto nemmeno all'invito rivoltogli ufficialmente dal Consiglio della Facoltá di Scienze Politiche di Milano lo scorso 10 febbraio a illustrare “il programma che intende proporre per il biennio di prolungamento del Suo mandato rettorale, nonché i provvedimenti di riforma delle governance dell’Ateneo che gli consentano di svolgere efficacemente entrambi gli impegnativi ruoli di Rettore [..] e di Presidente della CRUI”. I tagli all'universitá restano e secondo alcune indiscrezioni il bilancio della Statale sará in rosso di € 30 milioni giá dal 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-7277260106955174239?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/7277260106955174239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/i-silenziosi-coltelli-di-casa-crui.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7277260106955174239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7277260106955174239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/i-silenziosi-coltelli-di-casa-crui.html' title='I SILENZIOSI COLTELLI DI CASA CRUI'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-6958323380315021123</id><published>2009-11-19T00:52:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:53:25.694-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tagli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Merito'/><title type='text'>LA CLASSIFICA DEGLI ATENEI VIRTUOSI</title><content type='html'>LA CLASSIFICA DEGLI ATENEI VIRTUOSI&lt;br /&gt;24 luglio 2008. Stando al comunicato del Ministero e alle prime pagine dei quotidiani, è stato il giorno della rivoluzione nel sistema universitario. Repubblica: “Università, scatta la rivoluzione: più finanziamenti agli atenei migliori”; il Corriere: “Più fondi agli atenei migliori. La lista dei 27  centri virtuosi che riceveranno € 525 milioni”. &lt;br /&gt;Tuttavia il ministro Gelmini ha semplicemente firmato una serie di provvedimenti attuativi della l. 1/2009 (salvo quelli per il potenziamento del diritto allo studio). Ha sbloccato i concorsi indetti nel 2008 per la felicità dei baroni che già si stanno accordando nei dipartimenti per decidere chi far passare (con quali soldi?).  Ha stabilito i criteri per la ripartizione del 7% del FFO per il 2009 (523,5 mil. €)  peraltro  con mesi di ritardo rispetto al 31 marzo, limite previsto dalla l. 1/2009. Ancora piú in ritardo (il 23 settembre) é arrivato il decreto che ha effettivamente sbloccato i fondi per l'anno in corso.&lt;br /&gt;I rettori delle università penalizzate hanno rilasciato dichiarazioni molto critiche, sottolineando l'arbitrarietà dei criteri utilizzati per valutare il merito e la qualità. Meno critici i rettori degli atenei virtuosi, come il Rettore di Trento, prima in classifica: “Lavorare premia: in Italia è una eccezione ma questa volta è successo”, o il Rettore  dell'Università di Chieti, tredicesima: “Il 13° posto della d'Annunzio tra le università italiane non mi coglie di sorpresa. In parte lo sapevo già, in parte me lo aspettavo”. La corporazione docente sembra sconfitta: ogni Rettore commenta comprensibilmente la prestazione del proprio ateneo a seconda della posizione in classifica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'E' QUALCOSA CHE NON QUADRA&lt;br /&gt;Sembrerebbe una classifica rigorosa e imparziale, che ha premiato chi se lo meritava.  Tuttavia qualcosa non quadra... Come mai il ministero non ha mai divulgato le tabelle riassuntive e di confronto per tutte le università?  C'è la classifica ma non i dati...... Quello che sappiamo é poco rassicurante: € 172.76  milioni sono stati assegnati in base a dati raccolti dal Civr piú di sei anni fa, nella valutazione triennale della ricerca 2001-2003.  Molto discutibili anche gli indicatori scelti per misurare la qualitá della ricerca e la qualitá della didattica come il rapporto tra il numero di insegnamenti per i quali è stato richiesto il parere degli studenti ed il numero totale di insegnamenti attivi , o la percentuale di laureati 2004 occupati a tre anni dal conseguimento del titolo.&lt;br /&gt;La classifica lascia qualche dubbio... E' strano vedere cosí distanti la Statale di Milano (11°) e La Sapienza di Roma (42°).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHIETI -PESCARA COME OXFORD?&lt;br /&gt;Qualcos'altro non quadra.... L'Universitá di Chieti e Pescara é 13°.  Dal Rapporto del 2008 sullo Stato del Sistema Universitario apprendiamo che la metà degli immatricolati all'ateneo non residenti in Abruzzo, “risultano immatricolati dopo sei o più anni di distanza dal conseguimento del diploma di maturità. Ciò potrebbe essere dovuto all’effetto di specifiche convenzioni per il riconoscimento di crediti relativi ad attività lavorative pregresse”. La conseguenza? Nel 2007  il 53,3% dei laureati all'Universitá di Chieti, ha coneguito la laurea precocemente. Ovviamente il rapporto tra il numero di crediti conseguiti e il numero di crediti previsti é uno degli indici della qualitá della didattica usati dal ministero.  E' strano che Giavazzi non si sia stupito di vedere l'ateneo abruzzese cosí in alto nella classifica. Come ha potuto dimenticarsi il divertente articolo di Stella e Rizzo del 26 ottobre 2008 intitolato “Universitá, il business dei laureati precoci. La metá negli atenei di Siena e Chieti”? &lt;br /&gt;Il prof. Cuccurullo non ricopre solo l'incarico di rettore della Oxford abruzzese dal 1997 (attualmente é al quinto mandato, lo Statuto non pone limiti): dallo stesso anno è anche Presidente della II sezione del Consiglio Superiore di Sanità; é presidente della fondazione privata G. D'Annunzio finanziata generosamente dall'ateneo ma anche da molte case farmaceutiche ; é presidente per Statuto del CdA  dell'universitá telematica Da Vinci; dal 2001 é presidente del Civr. Naturalmente Chieti fa parte dell'Aquis. Non ci stupirebbe scoprire che una persona cosí qualificata e meritovele abbia anche stilato la classifica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-6958323380315021123?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/6958323380315021123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/la-classifica-degli-atenei-virtuosi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6958323380315021123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6958323380315021123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/la-classifica-degli-atenei-virtuosi.html' title='LA CLASSIFICA DEGLI ATENEI VIRTUOSI'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-2807195006972318931</id><published>2009-11-19T00:48:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:51:54.927-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><title type='text'>MANUEL CASTELLS: IL POTERE DELLA COMUNICAZIONE</title><content type='html'>Trovarsi a recensire un libro che parla di potere, comunicazione e democrazia, devo ammettere, fa un certo effetto, non solo per l' anomalia della situazione italiana, ma anche per il fatto che quella stessa anomalia è discussa senza tutte quelle cortesie e quelle occhiute censure che in Italia hanno addomesticato il dibattito relativo alla questione. &lt;br /&gt;Nella sua più intima essenza il libro di Castells è un analisi ferocemente impietosa dei meccanismi di produzione della politica nell'era della comunicazione: tratta di soldi, potere e di come, per ciascuno di noi, sia molto più facile credere a tutti quei discorsi che non mettono in questione la miseria delle nostre comode verità preconcette. &lt;br /&gt;Il potere della comunicazione non è tanto la possibilità di far passare notizie più o meno “false” ma quello di creare un contesto, un frame emotivo entro cui poi le notizie verranno interpretate. E' una questione di parole, non di sostanza: un' invasione diventa una guerra al terrorismo e, per ritornare alle vicende di casa nostra, un criminale conclamato diventa un perseguitato politico.&lt;br /&gt;L' importante non è tanto che la notizia sia ritenuta vera in sé, l' importante è che la notizia produca, tramite il gioco dei contesti e dei frame, una popolazione che vuol credere a quel tipo di notizia, e che intrecci le proprie vite con la narrazione proposta al punto di arrivare a diventare un tutt'uno con la finzione.  &lt;br /&gt;Se tutto questo vi sembra familiare è perché lo è: è la descrizione scientifica della “bolla di realtà” italiana dove pur  in mancanza di una costrizione formale il potere berlusconiano viene riprodotto da quanti scelgono di nascondere le miserie della propria esistenza dietro alla narrazione di un mondo scintillante. &lt;br /&gt;Ancora più rivelatore è il capitolo che parla della politica degli scandali, in questo ambito la teoria di Castells è molto semplice. Lo scandalo, oltre a servire come consolidata arma di lotta politica, per alcuni produce un beneficio aggiunto molto semplice: l'erosione della fiducia nel sistema politico in toto non implica l'erosione della fiducia in ciascun uomo politico, alla prova dei fatti determinate persone possono anche costruire la propria credibilità su un mare di fango...sono appunto quelle persone che sono state in grado di attivare su se stessi dei frame comunicativi efficaci, in grado di regalargli la ragione a prescindere. &lt;br /&gt;A questo punto ci tengo a precisare che il libro non parla, se non di sfuggita, di Berlusconi, bensì si limita a delineare una teoria di potere e comunicazione nell'era neoliberista, e da questa analisi emerge per contrasto il carattere esemplare dell'autoritarismo comunicativo italiano. &lt;br /&gt;In questo senso, molte delle riflessioni che ronzano nella testa di chiunque abbia ancora conservato padronanza del proprio cervello, troveranno in questo libro pane per i loro denti  assieme ad alcune soluzioni proposte per uscire dall'impasse che, anche se esistono quasi esclusivamente a livello virtuale, meritano di essere indagate ed approfondite.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-2807195006972318931?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/2807195006972318931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/manuel-castells-il-potere-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/2807195006972318931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/2807195006972318931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/manuel-castells-il-potere-della.html' title='MANUEL CASTELLS: IL POTERE DELLA COMUNICAZIONE'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-3104829467462265144</id><published>2009-11-19T00:46:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:48:37.306-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stragi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>NORMALIZZARE. NARCOTIZZARE. CONSERVARE. QUEGLI ANNI SONO ANCORA TRA NOI.</title><content type='html'>Milano, 40 anni dopo, non è più la stessa. Noi non c’eravamo, ma lo capiamo che era tutta un’altra città. Sono i racconti “dei grandi” a farci immaginare Piazza Duomo invasa dalle auto, i capelloni con l’eskimo che si avviano verso la Statale. Anche Piazza Fontana è cambiata. Per noi è una tranquilla rotonda con panchine, dove sembra quasi di essere a Milano.&lt;br /&gt;Ma il 12 dicembre 1969 l’Italia si è svegliata sotto una valanga di morti ed ancora oggi ci si interroga su perché, da quel giorno, si sia dovuto fare i conti con la paura e con la morte.&lt;br /&gt;Quel giorno d’autunno si è proiettato, come le schegge assassine di quel pomeriggio, nel presente, lasciando dei segni indelebili.&lt;br /&gt;Disincanto, arretratezza economica e sociale, incapacità di analizzare il tempo presente con distacco e scientificità, la sensazione che il Potere costituito sia tramandato immutato e immutabile, la nascita dei fenomeni di antipolitica come reazione alla “scomparsa” della politica.&lt;br /&gt;E se lontani sono ormai gli anni dell’immaginazione al potere, la sfiducia nel futuro è un elemento caratterizzante delle nuove generazioni di “professionisti del precariato”.&lt;br /&gt;Questa fosca situazione ci ha spinto a domandarci dove tutto ciò abbia avuto origine. &lt;br /&gt;L’Italia che esce dalla guerra è un Paese malconcio, ma già 10 anni dopo si parla di boom economico: aumento dei consumi, vitalità e partecipazione politica, volontà di trasformazione. Sono tutti sintomi di un Paese che cresce.&lt;br /&gt;Le prime battute d’arresto arrivarono verso la metà dei Sessanta, con la fine del boom, il Piano Solo, il fallimento del centrosinistra, e consegnarono ai sessantottini un Paese ormai in bilico tra voglia di cambiamento e volontà di conservazione.&lt;br /&gt;La contestazione giovanile fa paura, quando si trasforma in scontro di piazza genera ondate di dura repressione. E mentre cresce anche il movimento operaio, che ben presto presenterà istanze di cambiamento, determinate forze reazionarie e conservatrici si misero in moto per bloccare la spinta dal basso.&lt;br /&gt;Il 25 aprile ‘69 esplodono 2 bombe a Milano, una alla Fiera campionaria, l’altra alla Stazione Centrale. Nella notte tra 8 e 9 agosto dello stesso anno, ben 10 ordigni deflagrano su altrettanti treni, in tutta Italia. &lt;br /&gt;Alla riapertura delle fabbriche, prende avvio un’intensa stagione di vertenze, scioperi, occupazioni: sarà l’autunno caldo, ma nessuno sembrerà accorgersi che si sta tentando di stroncare la grande mobilitazione; tutto ciò finisce, infatti, per appoggiare quanti sostengono che il pericolo comunista non sia più ignorabile, facendo leva su paure e angosce mai sopite.&lt;br /&gt;E’ in questo clima che la bomba del 12 dicembre, con il suo devastante carico di morte, si porta via 16 vite e lascia un solco profondo nell’Italia intera.&lt;br /&gt;Ma se l’obiettivo era fermare lo spirito di trasformazione di quella stagione di grandi lotte sociali che andava aprendosi, esso in un primo momento fallisce.&lt;br /&gt;Durante i funerali delle vittime, Milano risponde con composta fermezza; quel giorno, migliaia di persone si ergono, consapevolmente o meno, a difesa della libertà. Anche i 3000 che partecipano ai funerali di Pino Pinelli fanno da monito a qualsiasi tentativo di svolta autoritaria.&lt;br /&gt;La strage segna però una degenerazione, un progressivo imbarbarimento del modo di far politica, che scivola dal piano del conflitto sociale a quello dello scontro armato, innalzando sempre più la tensione.&lt;br /&gt;Già, la strategia della tensione, che passa dalla fase teorica alla fase d'attuazione iniziando un lento lavoro di logoramento delle coscienze, soprattutto di chi si oppone alla normalizzazione e alla conservazione.&lt;br /&gt;Le bombe nelle banche, nelle piazze, sui treni, il golpe strisciante, la guerra civile a bassa intensità. &lt;br /&gt;Dalla stagione delle bombe si passa agli anni di piombo; il mostro terrorista generato dall’odio e dalla violenza si nutre dell’odio e della violenza che ha generato, assurto ormai a fenomeno endemico della società italiana dopo più di trent’anni di presenza sulla scena nazionale. Sangue versato, stillicidio quotidiano di morti, violenza inoculata giorno per giorno e che diventa il veleno che negli anni addormenta le coscienze.&lt;br /&gt;Prima lo stragismo, poi il terrorismo infergono duri colpi ai movimenti dei Settanta, edulcorandone man mano la capacità e la volontà propositiva, innovativa rispetto una società che non chiedeva altro che normalità.&lt;br /&gt;In questo senso la strage di Piazza Fontana rese possibile avviare una stagione che ha prima arginato (e normalizzato) la situazione; poi ha posto le basi per la conservazione della società grazie anche ad una graduale narcotizzazione del pensiero collettivo anticonformista e ribelle.&lt;br /&gt;Per tutti questi motivi il 12 dicembre 1969 segna uno spartiacque. Piazza Fontana diviene snodo cruciale tra due stagioni che spaccano la storia recente del Paese. Prima e dopo. Perciò quegli anni sono ancora tra noi.&lt;br /&gt;Ora abbiamo la possibilità di analizzare, sezionare, capire quelle radici che molti si affannano a seppellire, e che fa dire alla maggioranza degli studenti di oggi che la strage di Piazza Fontana è opera delle Brigate rosse.&lt;br /&gt;Studiare Piazza Fontana significa capire le ragioni dell’oggi e attrezzarsi diversamente ad affrontare un futuro che, senza le dovute correzioni, potrebbe rivelarsi molto più nero di quello che l’Italia ha affrontato all’indomani della strage. &lt;br /&gt;Ecco, questo quarantesimo potrebbe essere l’occasione per cominciare a risalire la china.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-3104829467462265144?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/3104829467462265144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/normalizzare-narcotizzare-conservare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/3104829467462265144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/3104829467462265144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/normalizzare-narcotizzare-conservare.html' title='NORMALIZZARE. NARCOTIZZARE. CONSERVARE. QUEGLI ANNI SONO ANCORA TRA NOI.'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-6092208317362823159</id><published>2009-11-19T00:45:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:46:31.801-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fumetti'/><title type='text'>SIMONE SARASSO E DANIELE RUDONI: UNITED WE STAND</title><content type='html'>Fantapolitica: un modo diverso di immaginare il futuro e contemporaneamente di riflettere sul passato. Tra storia e fantascienza, dove l’esigenza non è né quella di raccontare o reinventare fatti già accaduti, né quella di mostrare la nave stellare di sorta, ma, in questo caso, quella di rendere credibile una guerra civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anno 2013, il conflitto nucleare, scongiurato durante la guerra fredda, esplode tra Cina e Stati Uniti.&lt;br /&gt;Italia, vittoria delle sinistre e del primo presidente donna alle elezioni. Colpo di stato militare delle milizie di Ultor, retaggio di certi apparati mai soppressi in passato.&lt;br /&gt;Così si apre la graphic novel United We Stand, firmata Simone Sarasso e Daniele Rudoni.&lt;br /&gt;Questo lo scenario, così apocalittico, ma allo stesso tempo così verosimile, del thriller fantapolitico in cui si sviluppano le storie dei 4 personaggi principali: Stella Ferrari, neo-eletta presidente del consiglio, la figlia Giada, Andrea Sterling, comandante dei golpisti e Ettore Brivido, rapinatore pluri-ergastolano, che quasi quasi ci ricorda Vallanzasca.&lt;br /&gt;La narrazione si snoda tra  flashback che toccano snodi cruciali della storia italiana (lo scoppio della bomba in Piazza Fontana, la scoperta di Gladio), omaggi ai poliziotteschi dei Settanta, il “presente”, cioè la resistenza al golpe militare, fino all’ultima inaspettata svolta.&lt;br /&gt;Opera che mescola sapientemente cinema, letteratura e fumetto, sfruttando a pieno la libertà narrativa che quest’ultima forma consente, ricollegandosi al mondo parallelo creato da Sarasso nei suoi romanzi Confine di Stato e Settanta, in cui racconta una storia parallela del nostro paese tra servizi segreti, stragi, terrorismo e politici bastardi (vi suona familiare?).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-6092208317362823159?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/6092208317362823159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/simone-sarasso-e-daniele-rudoni-united.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6092208317362823159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/6092208317362823159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/simone-sarasso-e-daniele-rudoni-united.html' title='SIMONE SARASSO E DANIELE RUDONI: UNITED WE STAND'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-8662535269358966547</id><published>2009-11-19T00:44:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:45:35.338-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubrica poetica'/><title type='text'>ESSERE POESIA A MILANO #0</title><content type='html'>“C'era una volta un Uomo Comune che camminava sul mondo con una sensazione lieve in tasca;&lt;br /&gt;non riuscendo ad esprimerla, si ritrovò soltanto più pesante di prima, come incapace di usare una moneta d'oro pur sentendola tintinnare nei pantaloni.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa rubrica è nuova-nuova, è la numero zero, si fa pomposamente chiamare “Rubrica di Poesia”.&lt;br /&gt;In teoria sarebbe mio dovere introdurvi le linee guida di questo spazio, presentarvi i suoi limiti e i suoi confini e le sue finalità quasi fossero i lati di un rettangolo, ben definiti ed asettici come un'incisione sul campo operatorio.&lt;br /&gt;In pratica, però, non vi spiegherò nulla, perché per farlo dovrei enunciarvi il concetto di Poesia, nello stesso modo sterile e brutale con cui la definiscono i dizionari: “l'arte di comporre versi”.&lt;br /&gt;Assurdo. Assurdo ed inconcepibile come il senso di quei fiori gialli che crescono tra i binari del treno.&lt;br /&gt;Ditemi voi: come posso spiegare in poche righe che il poeta non ha bisogno di nessuna divinità perché gli basta vedere la nebbia alzarsi dalla campagna, due amanti su una panchina o l'autunno degli alberi per sentire la sua anima colmarsi e diventare cielo e primavera e sole e luna e farfalle e nuvole e terra e fiori tutto insieme e allora deve scrivere, scrivere, e scrivere ancora perché altrimenti gli sembra di aver le vene tanto piene da non poterci far stare nemmeno il sangue che scorre nel suo corpo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per essere Poeti basta così poco, un foglio, una penna e una Sensazione Lieve.&lt;br /&gt;Dimentichiamoci gli endecasillabi e le rime baciate, AABBCC, le quartine e le terzine, la metrica, l'onomatopea e l'esametro.&lt;br /&gt;Facciamo finta che non esistano e sentiamoci semplicemente poeti col nostro paio di emozioni in tasca e il vuoto sotto lo sterno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa rubrica è uno spazio aperto, autogestito ed auto-evolvente, senza odiose pretese di torto o ragione, senza i presunti dettami della scrittura creativa, senza critiche e senza nomi altisonanti, perché è proprio così che mi piace immaginare la libera espressione di quei sentimenti resi musica dalle lettere e dalla punteggiatura e dall'aria che corre in gola di chi li legge ad alta voce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa rubrica appartiene a chi ci scrive, perciò inviate le vostre opere all'indirizzo: tappetoletterario@libero.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aut-umn.&lt;br /&gt;Stridono le tapparelle mentre vengono abbassate&lt;br /&gt;e languiscono le marmitte&lt;br /&gt;sbriciolandosi nella ruggine dell’usura;&lt;br /&gt;percorrono i viali dove piovono le foglie come riso sul capo fiorito di sposa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’autunno, ospite sgradito, preme il viso sui vetri delle finestre&lt;br /&gt;macchiando di sebo e unto la pulizia recente;&lt;br /&gt;facendosi schermo dal riverbero con la mano a coppa&lt;br /&gt;tenta di penetrare le intimità domestiche, raffreddando le ossa e calcificando le preoccupazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si cammina calpestando l’estate&lt;br /&gt;che geme sotto i tacchi dei primi stivali pesanti;&lt;br /&gt;la detestabile intransigenza così poco primaverile&lt;br /&gt;fa capolino dalle agende colme di impegni e doveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E corrono i bambini nei cortili delle scuole&lt;br /&gt;evitando le madri con i maglioni nelle mani&lt;br /&gt;e bevono avidi le ultime tiepide brezze&lt;br /&gt;catturando con le dita le farfalle inebetite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i precoci densi fumi di fiato&lt;br /&gt;si consuma violenta la mia gioia;&lt;br /&gt;mai sono stata così coerente con il tutto:&lt;br /&gt;già marcia dentro, mentre fuori ingialliscono le piante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-8662535269358966547?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/8662535269358966547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/essere-poesia-milano-0.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8662535269358966547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8662535269358966547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/essere-poesia-milano-0.html' title='ESSERE POESIA A MILANO #0'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-7541262578127314982</id><published>2009-11-19T00:43:00.001-08:00</published><updated>2009-11-19T00:43:55.241-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spazi Sociali'/><title type='text'>L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER GIOVANI</title><content type='html'>L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER GIOVANI &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se guardiamo alle politiche di welfare, poco viene fatto per tutelare le nuove generazioni: nessuna forma di tutela contro la precarietà, nessun ammortizzatore sociale, nessuna politica attiva per l’inserimento lavorativo o per scardinare la gerontocrazia. Non esistono, o quasi, neanche politiche abitative, di sostegno alla mobilità e alla cultura, politiche per un reale diritto allo studio. Le politiche giovanili sembrano solo ricalcare forme di repressione e controllo, mentre gli aspetti educativi e promozionali slittano inevitabilmente in fondo all’agenda politica.&lt;br /&gt;I numeri parlano da soli: dai dati emersi dal terzo rapporto dell’Osservatorio giovani della Provincia di Milano in relazione alla quota di bilancio comunale dedicata ai giovani, si evidenzia che la cifra dedicata alle politiche giovanili oscilla tra lo 0,005% e il 2%, collocandosi mediamente attorno allo 0,3%.&lt;br /&gt;Nell’ultimo periodo si sta andando anche oltre. I giovani non sono solo dimenticati, ora sono diventati  anche un problema. Un problema di ordine pubblico, si direbbe. Milano, purtroppo, non fa eccezione. Non solo i luoghi politicamente attivi come i centri sociali sono sotto attacco ma anche i semplici luoghi di aggregazione, come i circoli Arci, i locali, le piazze, i parchi, le panchine…&lt;br /&gt;Qualsiasi luogo diventa potenziale fonte di conflitto, con i vicini, con la cittadinanza, con le autorità comunali … Il messaggio è chiaro: i giovani non devono disturbare, non devono poter vivere.&lt;br /&gt;E’ ormai evidente che solo il valore economico delle nuove generazioni conta, nella sua doppia veste: quando i ragazzi sono consumatori, facilmente condizionabili dalla moda e con grosse possibilità di spesa (attingendo dal portafoglio di papà) e quando sono, invece, manodopera gratuita o senza tutela nei vari stage e contratti a tempo determinato.&lt;br /&gt;Per il resto, nessuna loro esigenza è presa in considerazione, men che meno quella di trovarsi, socializzare, uscire dalla triste solitudine individuale che a 20 anni neanche la migliore programmazione televisiva può colmare.&lt;br /&gt;Qualcosa però si muove in città: oltre a tutte le centinaia di luoghi che ogni giorno resistono ai continui attacchi, negli ultimi mesi è partita una campagna dal nome significativo: “Milano Movida, Milano mi vida”.&lt;br /&gt;L’obiettivo è quello di riportare alla ribalta l’esigenza, che è di tutti, di poter vivere la  città, farla propria, non vederla morire sotto le politiche repressive dell’Amministrazione Comunale e sotto le luci dello splendore consumistico, che a Milano ha trovato la sua patria.&lt;br /&gt;Gli episodi di repressione, a Milano, sono molti e variegati, purtroppo.&lt;br /&gt;Si parte dallo sgombero del Cox18, si passa attraverso le transenne sulla collinetta del Mom, la chiusura di alcuni locali “storici”, per finire con le camionette della celere in Piazza Leonardo per l’ultimo botellon estivo. Recentemente il Comune ha messo all’asta nello stesso lotto gli immobili dove hanno sede il Torchiera, il Cox18, il Ponte della Ghisolfa, la Fai e l’Arci Bellezza.&lt;br /&gt;Il tema degli spazi diventa un tema sì politico, ma che travalica ogni schieramento, ogni parte, perché drammaticamente coinvolge tutti, o almeno tutti coloro che non si accontentano della socializzazione che si fa merce, pagata con un biglietto da 25 euro e selezione all’ingresso. La campagna, come prevedibile, ha trovato tra i suoi primi oppositori proprio le autorità cittadine, che preferiscono screditare gli organizzatori come “un gruppo di attivisti dei centri sociali”, tentando così di circoscrivere le rivendicazione a una minoranza organizzata, piuttosto che realmente affrontare le richieste che vengono poste e provare a proporre delle soluzioni.&lt;br /&gt;Questa campagna probabilmente non risolverà il problema, ma ha almeno il merito di aver puntato un riflettore sul tema, e l’aspirazione a voler coinvolgere tutti i giovani di questa città.&lt;br /&gt;La reale efficacia della campagna probabilmente non sta solo nel numero di persone che si riusciranno a coinvolgere, ma nella capacità di risvegliare una città e una generazione, che sembrano ormai sempre più assuefatte e rassegnate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-7541262578127314982?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/7541262578127314982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/litalia-non-e-un-paese-per-giovani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7541262578127314982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/7541262578127314982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/litalia-non-e-un-paese-per-giovani.html' title='L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER GIOVANI'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-2021184025898150351</id><published>2009-11-19T00:40:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:42:17.234-08:00</updated><title type='text'>UNA PROSPETTIVA, UN FUTURO, UNA PRESA PER IL CULO</title><content type='html'>Per quanto si possa detestare l'attuale condizione delle accademie italiane, valutandole come una sfera di problematiche liquidate dalla più comune considerazione "tanto sono artisti", bisognerebbe spolverare i vecchi ammuffiti gessi, ai quali viene assegnata una potenzialità culturale ed espressiva devastante, anacronistica e becera, ma che racchiudono le speranze, purtroppo, di molti studenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1999, Bologna process, do you know?&lt;br /&gt;Quando tra studenti si vocifera processo di Bologna e 1999 il riferimento più diretto va alla catastrofe 3+2 e a tutte le conseguenze che ne derivano. Ma mentre tutti gli studenti europei fanno questa associazione, per gli studenti delle accademie italiane la questione è diversa, il processo di Bologna non ha solo rappresentato una modifica della struttura, bensì una grandissima illusione. Nel nostro caso si chiama riforma a costo zero e legge n°508. Il 3+2 ha dato la possibilità all'Accademia di Belle Arti di Brera di offrirsi come "illustre accademia pilota",  terreno di sperimentazione. Il progetto ha consentito l'apertura di corsi importanti, ma ha creato una voragine precaria completamente instabile dove gli studenti ogni anno si devono confrontare con l'incertezza del proseguimento del loro percorso di studio.  Una condizione che all'interno di certe istituzioni, oggi come oggi, è diventata la consuetudine. Chi ha diretto l’Accademia fino ad ora non ha perso tempo per sfruttare la situazione, e far diventare questo terreno incerto, barcollante e poco controllato, un campo di sperimentazione per il parentato. "Dividetene e abbiatene tutti" sembrava dicessero, ma è il significato di “tutti” che ancora sfugge. Sono le stesse persone che dividono e si dividono e che appena possono alzano la bandiera al fianco degli studenti per richiedere a gran voce il riconoscimento della nostra classe di laurea. Infatti la l. 508/1999 permetteva l'equiparazione del titolo di studio rilasciato dalle accademie ad un titolo universitario, ma la sua attuazione è stata in pieno stile made in Italy: a metà e incompleta. Attualmente siamo in possesso di un diploma accademico equipollente ad una laurea generica senza specializzazione. Solo da poco tempo, dopo 10 anni, cinque disegni di legge vengono discussi al senato per il completamento della riforma AFAM.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una prospettiva, un futuro, una presa per il culo.&lt;br /&gt;Ma le illusioni non finiscono qua, questo è solo il racconto della sfiga più accessibile, gli articolati e complessi castelli di carta sono ben più radicati, acqua e vento non li scalfiscono, le loro fondamenta sono in tutti noi, in una opinione obbrobriosamente condivisa: l'artista è il punto d'arrivo, l'accademia la strada da percorrere, il quadro ed il pennello le armi per interpretare la realtà, la contemplazione lo strumento divino dato all'artista possessore di visioni altre che grazie alla sua mano apre porte verso la verità.&lt;br /&gt;Niente di più falso e fuorviante, la sottile linea che divide il patetico dall'irrecuperabile è spesso ben vestita. Ben truccata e tentatrice propone fama e ricchezza. Gli studenti delle accademie carichi di nobili intenti intraprendono il loro percorso di studi certi di affrontare tematiche immortali, intoccabili, apollinee, accessibili solo grazie ad una meticolosa conoscenza dei misteri dell’espressione umana. Studiano così forme, concetti, processi, offrono lavoro in cambio di considerazioni, si danno in pasto alle opinioni incastrandosi così nel mercato finanziario più invisibile ed immateriale. Il tutto è ben mascherato dall’etichetta, marchio prestigioso,  e condito da una retorica che vende un’illusione agli studenti che sognano ad occhi aperti di un prestigio senza sostanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-2021184025898150351?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/2021184025898150351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/una-prospettiva-un-futuro-una-presa-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/2021184025898150351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/2021184025898150351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/una-prospettiva-un-futuro-una-presa-per.html' title='UNA PROSPETTIVA, UN FUTURO, UNA PRESA PER IL CULO'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-1717594417726181187</id><published>2009-11-19T00:37:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:40:27.072-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arte'/><title type='text'>IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA</title><content type='html'>Troppe volte si sentono i media o le autorità attaccare gli artisti di strada riempiendosi la bocca di parole come “graffitari” (se va bene) o “imbratta-muri”, “vandali” senza però sapere in realtà di cosa stanno parlando... Questa rubrica si propone di introdurvi al complesso mondo dei graffiti e più in generale dell’arte di strada, focalizzando la vostra attenzione su questi esteti oltremodo bistrattati e sulla loro produzione artistica. Preciso subito che la street art non ha nulla da spartire con le scritte della Lega, anche se non ci si è mai spiegato come mai quelle non siano mai oggetto di critiche né di sanzioni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il difficile rapporto con la società e le istituzioni&lt;br /&gt;Il titolo della rubrica, racchiude già in sé molte componenti di questa arte, che oltre ad un mero lavoro di pittura, ha come retroterra una mentalità di rottura con la società. Evitando di generalizzare, questi artisti sono molto lontani dai soliti schemi e dalla logica del profitto, un po' come K. Haring che, munito di un gessetto, era capace di dipingere un cartellone pubblicitario per strada, mentre le sue opere valevano migliaia di dollari.&lt;br /&gt;L’arte di strada è molto particolare anche per la sua eterogeneità, che impedisce di delimitarne i confini in maniera univoca, tant’è vero che nessun gruppo di artisti ha dato vita ad un manifesto della Street Art. Questo fatto si ricollega al voler uscire dagli schemi di una società come la nostra che, ormai, ti dice come compiere ogni singola azione della tua vita, oltre che come pensare, portando quindi all'abbrutimento totale del concetto di originalità. I murales puntano invece proprio a colpire per la loro stravaganza, che può anche essere dettata dall’estrema semplicità della linea. Alcuni artisti infatti creano disegni quasi infantili, ma che in realtà celano dietro di sé uno studio accurato ed un’abilità non dissimile da quella che veniva nascosta dai corti versi di Ungaretti. Altri invece puntano a risvegliare gli animi creando volutamente reazioni, talvolta anche con disegni di non facile comprensione. Ma soprattutto non si pongono mai limiti, né nel creare né riguardo dove creare, quasi ogni superficie diventa una tela i cui limiti di spazio sono dati solo dalla mente dell’ “imbratta-muri”.&lt;br /&gt;Tutti questi motivi rendono di difficile comprensione agli occhi dei profani l’operato di questi pittori, causando quindi seri problemi anche nel rapportarsi con le autorità. D’altra parte le istituzioni, invece di capire i meccanismi e le idee che permeano quest’arte, ne fanno un bel fascio e gli danno fuoco in blocco. Ancora una volta quindi assistiamo alla repressione indiscriminata che si sostituisce ad un eventuale dialogo. Ma l’estro degli artisti è, come al solito, ostinato e contrario a farsi incatenare, è infatti solo grazie alla loro perseveranza se negli anni recenti si sono inaugurate mostre come “Street Art, Sweet Art” tenutasi a Milano nella primavera del 2007. Occasioni quindi per far nascere un effettivo scambio di idee, ma ancora troppo sporadiche perché qualcosa cambi.&lt;br /&gt;La linea politica tenuta dall’Amministrazione Moratti lo ha ampiamente dimostrato, basandosi sulla tolleranza zero invece che sul dialogo (a parte l’eccezione costituita da Sgarbi, il cui vero intento è forse più cavalcare un’onda che difendere realmente delle opere). Un esempio di questa repressione è costituito dalla rovinosa campagna "I lav Milano". Rovinosa perché l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nella pulizia di Milano è fallito, mentre la spesa per pagare le ditte appaltatrici delle operazioni di pulizia dei palazzi ha superato la colossale cifra di 25 milioni di euro, senza riuscire peraltro nell’intento. Sorgono quindi delle domande. Perché curare sempre l’aspetto e l’immagine invece della sostanza? Perché non cercare di risolvere i problemi in maniera costruttiva, ma reprimere soltanto? E soprattutto in una città come Milano in cui gli spazi aperti a tutti sono pochi e i mezzi pubblici sempre più inefficienti perché non usare quei soldi per il loro potenziamento con beneficio di tutti?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-1717594417726181187?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/1717594417726181187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/in-direzione-ostinata-e-contraria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/1717594417726181187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/1717594417726181187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/in-direzione-ostinata-e-contraria.html' title='IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-9176602440529423653</id><published>2009-11-19T00:36:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:37:32.673-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ecologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economie'/><title type='text'>UNA LETTURA ECOLOGICA  DELL'ECONOMIA</title><content type='html'>Nell' avvicinarmi a una materia complessa come quella dell' ecologia mi sembra doveroso rubare un po' di spazio per spiegare quale è il punto di vista da cui il tema verrà affrontato. La vastità degli argomenti e degli approcci che si possono raccogliere sotto l'ombrello dell'ecologia richiede infatti una precisazione. Interesse di questa rubrica è principalmente approfondire i molti livelli della relazione tra l'ecosistema terra nel suo intero e le società umane che ne fanno parte. E' sicuramente fondamentale studiare queste società attraverso le strutture economiche su cui si basano, ma non bisogna neanche dimenticarsi di considerare il complesso sistema di valori e lo stile di vita che le caratterizzano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Superare l'economia convenzionale&lt;br /&gt;Già la considerazione che il sistema economico non sia un mondo astratto e a se stante, ma piuttosto un sottoinsieme del più ampio sistema ecologico non è banale come può sembrare. Ancora oggi l'economia continua ad essere insegnata e concepita dalla grande maggioranza di docenti ed esperti come un materia disciplinata esclusivamente dalle sue leggi dell'utilità marginale e delle preferenze individuali, non tenendo minimamente in considerazioni le leggi fisiche della trasformazione della materia e i limiti dello sviluppo.&lt;br /&gt;Il nodo teorico più importante per dare una lettura alternativa qui è l'entropia, concetto preso in prestito dalle scienze naturali e più in particolare dalla termodinamica, quella parte della fisica che studia gli scambi energetici all'interno di sistemi chiusi. I principi guida dell'entropia ci dicono infatti che se da un lato nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, dall'altro ogni trasformazione ha un costo di energia che non può più essere recuperata. &lt;br /&gt;Introducendo questi principi nell'analisi economica i risultati sono immediatamente chiari: la produzione diventa un processo di trasformazione della natura da parte dell'uomo, al termine del quale una parte della materia-energia disponibile sul pianeta è irrimediabilmente persa. La storia dell'uomo, insomma, non può più essere letta come un continuo e inarrestabile progresso verso livelli sempre maggiori di benessere e prosperità materiale.&lt;br /&gt;In questo senso la crisi ambientale và letta prima di tutto come risultato delle contraddizioni interne di un sistema economico occidentale che considera solo i benefici della produzione di ricchezza, ignorandone completamente i costi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli altri costi dello sviluppo&lt;br /&gt;E' indubbio, poi, che la scelta delle società industrializzate di puntare sull'accumulazione economica abbia in effetti prodotto una grande ricchezza materiale, un maggiore accesso a beni di consumo e un generale avanzamento tecnologico e scientifico. Non bisogna tuttavia dimenticare anche gli altri costi di questi avanzamenti. Costi in questo caso socio-economici, pagati non solo dalle classi lavoratrici e degli strati considerati meno produttivi della società, ma soprattutto delle popolazioni e dei paesi di altre parti del globo, le cui vastissime risorse vengono impiegate per soddisfare le nostre esigenze economiche e politiche.&lt;br /&gt;La questione ambientale si sovrappone qui con altre tematiche affini, accomunate tutte dagli effetti che un sistema di pensiero basato sulla credenza in uno sviluppo illimitato ha sulle scelte individuali, sociali e politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per concludere, lo scopo di questa breve introduzione è di iniziare a tracciare un percorso che spero verrà continuato nei prossimi numeri. Se è sicuramente vero che la tematica ambientale torna sempre più spesso alla ribalta nei media e persino nei dibattiti politici, il difetto dell'analisi che viene fatta è di fermarsi sempre a un livello superficiale e distorto, in cui il magico antidoto della tecnologia funge da deus ex machina che farà tornare tutto come prima.&lt;br /&gt;Non mancano, và detto, neanche le voci di dissenso, che, a partire dagli anni '70, hanno cominciato, sia dal lato accademico che da quello propriamente di azione sociale, a dibattere e a muoversi su queste tematiche. E' questa, in sintesi, la direzione che mi piacerebbe prendesse questa rubrica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-9176602440529423653?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/9176602440529423653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/una-lettura-ecologica-delleconomia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/9176602440529423653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/9176602440529423653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/una-lettura-ecologica-delleconomia.html' title='UNA LETTURA ECOLOGICA  DELL&apos;ECONOMIA'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-8013503719248738333</id><published>2009-11-19T00:35:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T00:36:29.667-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Solidarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Innse'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lavoro'/><title type='text'>GIU’ LE MANI DALLA INNSE!</title><content type='html'>L’immaginario associato alla Innse è quello di 5 operai barricati su una gru nel caldo agosto milanese. Meno conosciuti sono i 16 mesi di lotta che hanno preceduto questo gesto, e la situazione in cui è maturato: la rottura di un assedio poliziesco per impedire lo smantellamento della fabbrica. Se la conclusione della vicenda è nota, per capire la situazione bisogna partire da un po’ più indietro.&lt;br /&gt;Negli anni ‘70 nel polo industriale milanese di via Rubattino lavoravano migliaia di operai della Innocenti. Tra i prodotti la Mini e la Lambretta. Progressive chiusure e licenziamenti hanno portato alla situazione attuale: un solo capannone (la Innse – Presse) ancora attivo, per un totale di 49 tra operai e impiegati, su un’area detenuta dalla società immobiliare Aedes, la quale ha ottenuto dal Comune la conversione da industriale a residenziale e commerciale. Negli ultimi 3 anni il proprietario della Innse è stato il torinese Silvano Genta, che la rilevò dall’amministrazione straordinaria con l’impegno di rilanciarla. Impegno non rispettato: dopo due anni (31 maggio 2008) dichiara improvvisamente la cessata attività e spedisce ai dipendenti la lettera di apertura della procedura di mobilità (anticamera del licenziamento). La risposta degli operai, immediata, è l’occupazione del capannone. Per tre mesi riescono a continuare a gestire autonomamente la produzione, fino a che, a metà settembre, la magistratura ordina lo sgombero e il sequestro dell’area. Comincia un estenuante braccio di ferro tra il proprietario che vuole smontare e vendere i macchinari e gli operai che vogliono tutelare i posti di lavoro e il patrimonio dell'officina: si tratta di macchine enormi e di precisione, è impensabile spostare in blocco l’impianto produttivo. Si stabilisce quindi un presidio permanente in una ex-portineria di fianco all’ingresso dell’officina. È qui che a fine dicembre nasce il gruppo degli “studenti per la Innse”, che nei mesi successivi organizzerà iniziative dentro e fuori dalle università. È qui che insieme ad altre realtà sociali si crea una rete di solidarietà che nei mesi successivi sarà in grado di mobilitare la società civile. Non sempre comunicare è facile. Si scontrano e si incontrano due linguaggi diversi: quello di chi ha appena vissuto l’autunno caldo dell’Onda studentesca e si è abituato alla vivacità conflittuale dei chiostri universitari, e quello di chi è reduce da un autunno al freddo del presidio e preferisce il pragmatismo della solidarietà di classe. Le difficoltà vengono però facilmente superate, se non nel linguaggio, nella pratica della resistenza: saranno centinaia le persone che a gennaio e febbraio, in due occasioni, si schiereranno davanti ai cancelli per impedire l’ingresso dei camion di Genta, fino a scontrarsi con la polizia. Fatti dopo cui si moltiplicheranno le iniziative di solidarietà e l’attenzione dei media, evitando per mesi nuovi interventi delle forze dell’ordine e lasciando intravedere la possibilità di una risoluzione positiva.&lt;br /&gt;La situazione resta immutata fino a domenica 2 agosto, quando la polizia sgombera il presidio e permette l'ingresso nell'officina a una squadra di manovali addetti allo smontaggio. Nonostante la sorpresa, in poco tempo tutta la Milano solidale rimasta in città si raduna davanti all’ingresso principale in un presidio permanente, per dieci giorni la strada viene chiusa al traffico e tutta l’area militarizzata con centinaia di agenti in tenuta antisommossa. Dopo tre giorni senza trattative, quattro operai e un delegato sindacale eludono la sorveglianza, entrano nell’officina ed occupano un carroponte, obbligando a fermare i lavori. Questo gesto, grazie all’eco dei media e alla dimostrazione che l’officina è tutt’altro che in mano alle forze dell’ordine, risulta determinante per capovolgere la situazione. In soli 8 giorni si trova una soluzione, sancita da un accordo che sarà confermato definitivamente ai primi di ottobre. Forse che fino a quel momento a mancare sia stata la volontà “politica” di salvare la fabbrica, nonostante avesse un mercato anche in tempo di crisi?&lt;br /&gt;Il risultato ottenuto dagli operai è straordinario, reso possibile dalla compattezza e determinazione degli operai, e dallo scontro frontale con il proprietario e chi gli garantisce di imporre la sua volontà. È questo che alla Innse tengono a sottolineare: anche se la loro vittoria significa tornare in officina sotto un nuovo “padrone”, hanno dimostrato che è possibile non subirne passivamente la volontà. Ci sono voluti 16 mesi, tutti vissuti con determinazione: forse è questo che è mancato a tante altre lotte, sgonfiatesi a causa della mancanza di risultati sul breve periodo. Ha giocato un ruolo importante anche la presa di posizione unitaria della società civile e la solidarietà attiva di studenti, centri sociali e associazioni. Come a dire: non è vero che un tessuto sociale non esiste, non è vero che si deve perdere sempre. Con la speranza che sia d’esempio per il futuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-8013503719248738333?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/8013503719248738333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/giu-le-mani-dalla-innse.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8013503719248738333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8013503719248738333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/giu-le-mani-dalla-innse.html' title='GIU’ LE MANI DALLA INNSE!'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-8982376210052543289</id><published>2009-11-19T00:14:00.001-08:00</published><updated>2009-11-19T00:24:17.928-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Merito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse universitarie'/><title type='text'>Le Tasse aumenteranno ?</title><content type='html'>La l.133/2008 ha previsto per il 2010 un taglio del FFO di € 190 milioni che la finanziaria per il 2010 ha mantenuto. Si prevedono&lt;br /&gt;tempi duri per gli atenei: nella relazione al bilancio di previsione per il 2009, il CdA della Statale di Milano ha giá annunciato&lt;br /&gt;che dal 2010 l’ateneo non sará in grado di chiudere il bilancio in pareggio.&lt;br /&gt;Per il 2010, il taglio al FFO confermato dalla finanziaria per il 2010 ammonta a € 673 milioni: € 190 milioni previsti dalla l.133/2008, altri € 483 milioni per copire l’esenzione dell’ICI (ex l. 93/2008, art. art. 5, c. 1 e 7). Per la Statale questo significherà -21% di fondi (60 mil. €) rispetto al 2009. Secondo&lt;br /&gt;indiscrezioni, il bilancio del 2010 sará in rosso di 33 mil. €, che diventeranno 38 nel 2011.&lt;br /&gt;Come trovare i soldi necessari? “La scelta è del ministro dell’ Economia: o rinuncia ai suoi tagli, o ha il coraggio di proporre un innalzamento delle rette pagate dalle famiglie”, scriveva Giavazzi lo scorso 25 luglio sul Corriere. Non vedono alternative&lt;br /&gt;Decleva, Ballio e Fontanesi, rettori di Statale, Politecnico e Bicocca che giá a febbraio affermavano di essere pronti a aumentare le tasse universitarie. Quello dei rettori era probabilmente&lt;br /&gt;un tentativo, miseramente&lt;br /&gt;fallito, di auspicare una revisione dei tagli. A rincarare la dose ci ha pensato Checchi, preside della facoltá di scienze politiche della Statale in un articolo&lt;br /&gt;dal titolo molto eloquente: “Piú tasse per gli studenti” (lavoce.info).&lt;br /&gt;Sarebbe una brutta sorpesa per gli studenti milanesi che pagano giá le rette piú care d’Italia.&lt;br /&gt;Stando alla legge non c’é motivo di preoccuparsi, anzi: il “Regolamento&lt;br /&gt;recante disciplina in materia di Contributi Universitari”&lt;br /&gt;(DPR 306/1997) stabilisce che “ la contribuzione studentesca&lt;br /&gt;non può eccedere il 20% dell’importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato”. Riducendosi il FFO, diminuirebbe&lt;br /&gt;anche la contribuzione studentesca!&lt;br /&gt;Il dubbio rimane: le università pubbliche rispettano e soprattutto&lt;br /&gt;rispetteranno il limite fissato dalla legge? Tasse a parte, rimangono interrogativi ancora più inquietanti: come pagare gli stipendi dei prossimi mesi? Come continuare a fornire servizi già scadenti? Aprendo mutui con le banche offrendo in garanzia gli immobili? Due immobili di proprietà della Statale sarebbero già in vendita, di un terzo il contratto d’affitto potrebbe essere presto disdetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-8982376210052543289?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/8982376210052543289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/le-tasse-aumenteranno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8982376210052543289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/8982376210052543289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/11/le-tasse-aumenteranno.html' title='Le Tasse aumenteranno ?'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3944392214827250163.post-522338396461411176</id><published>2009-10-28T02:08:00.000-07:00</published><updated>2009-10-28T02:11:23.546-07:00</updated><title type='text'>Sta Arrivando</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/SugKlXQsUpI/AAAAAAAAAAU/yCpyOKAskAc/s1600-h/vignetta.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 396px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/SugKlXQsUpI/AAAAAAAAAAU/yCpyOKAskAc/s400/vignetta.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397575790419006098" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/SugKTZ_QUGI/AAAAAAAAAAM/EebOWYRRoX8/s1600-h/vignetta.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3944392214827250163-522338396461411176?l=s-traccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://s-traccia.blogspot.com/feeds/522338396461411176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/10/sta-arrivando.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/522338396461411176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3944392214827250163/posts/default/522338396461411176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://s-traccia.blogspot.com/2009/10/sta-arrivando.html' title='Sta Arrivando'/><author><name>Sottotraccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04725466149665625295</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_-2g_ZsCA6-I/SugKlXQsUpI/AAAAAAAAAAU/yCpyOKAskAc/s72-c/vignetta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
